TENDENZE

Dismorfia da social: come il selfie ha cambiato la percezione della bellezza

Non ci guardiamo più allo specchio ma lo facciamo sempre più tramite foto postate sui nostri profili e schermi dove viviamo in videochat: il risultato sono immagini falsate, che stanno spingendo (e cambiando) le richieste di chirurgia estetica. Un esperto ci spiega cos'è il nuovo "Zoom boom"
2 minuti di lettura

È possibile sospendere il giudizio quando si parla di bellezza? Oggi più che mai, la rappresentazione della bellezza richiede libertà di espressione e la coesistenza di più canoni estetici. La ricerca della migliore versione di se stessi va di pari passo all’etica della body e skin positivity, che valorizza la naturalezza e l’imperfezione come elementi di autenticità. Quando ci guardiamo allo specchio non vediamo solo un’immagine da giudicare, ma da percepire e da sentire. Complici i social network, è cambiato proprio il modo in cui noi percepiamo e rappresentiamo la nostra bellezza individuale.

 

"È cambiata la percezione del sé", afferma il dottor Riccardo Forte, medico e chirurgo estetico a Como e Lugano, professore a contratto dell’Università di Napoli. "Se un tempo ci guardavamo soprattutto davanti allo specchio e occasionalmente in foto, oggi la situazione si è capovolta. Vediamo costantemente la nostra immagine attraverso le foto, lo schermo del pc o del telefono. È un’immagine filtrata e spesso deformata: ricordiamoci che il naso in un selfie può risultare fino al 30% più grande del normale".

Han Hye Jin 

 

DISMORFIA DA SOCIAL E "ZOOM BOOM"

L’incongruenza tra la propria immagine e la proiezione di un ideale estetico irraggiungibile può provocare un forte disagio psicologico, un disturbo che viene chiamato dismorfia, in questo caso dismorfia da social media. "La diversa prospettiva di sé che i social network restituiscono, può evidenziare delle caratteristiche che davanti a un normale specchio non avremmo mai notato", dice Forte. "Le persone giovani, spesso già molto belle, si rivolgono al chirurgo estetico perché non si piacciono nei selfie o in video call. Chiedono di correggere il viso per ottenere una migliore resa digitale e questo stravolge completamente i canoni della bellezza reale, che si basa sulla tridimensionalità e non sulla bidimensionalià".

Durante la pandemia ci siamo presi tutti più cura del nostro aspetto. Abbiamo implementato la beauty routine senza delegare sempre agli altri il compito di farci sentire più belli. Solo l’hairstylist è rimasto un punto di fisso, una figura quasi di conforto anche in zona rossa. In questi mesi, la diffusa filosofia del benessere che invita a sentirsi bene nella propria pelle, a guardarsi dentro e a trovare la propria dimensione più intima per qualcuno è stata terapeutica, per altri, invece, ha causato un aumento della costante insoddisfazione nei confronti del proprio aspetto fisico, sfociata in un boom di richieste di ritocchi estetici, che negli Stati Uniti ha preso il nome di Zoom boom. "Quando l’insoddisfazione è costante, il disturbo psicologico può diventare molto serio. Ci si distacca dalla realtà e non si riesce a discernere un’immagine ritoccata da una reale. La mente non riconosce più una foto modificata, ma si convince che gli altri siano davvero così e che l’aiuto dei filtri sia valido solo per noi".

Cate Blanchett, Anya Taylor-Joy, Mark Ruffalo, Kerry Washington, Ethan Hawke, Hugh Grant, Michaela Coel e Bill Camp speak durante i SAG Awards 2021 

 

RITOCCO ESTETICO: IL PUNTO D’EQUILIBRIO

"Esiste un 'ritocco sano' e si verifica quando fa parte di un circolo virtuoso di crescita personale, di stimolo motivazionale al benessere psicofisico per cui si mangia sano, si vive in salute, si ha a cuore la cura di se stessi". Il senso della misura è molto sottile: "Capire i desideri di un paziente attraverso la consulenza professionale è fondamentale per entrare nella sua mente e capire se il ritocco può davvero rappresentare un aspetto gratificante fonte di felicità, oppure se rischia di peggiorare il malessere portando il paziente a concentrarsi su un altro punto del corpo subito dopo". La medicina e la chirurgia estetica supportano il nostro desiderio di autorappresentazione all’interno di un sistema di bellezza fortunatamente sempre più diversificato, costituito da tante sensazioni e raffigurazioni differenti, tutte valide, ognuna a suo modo.