Il documentario

Iris, icona in technicolor

Un documentario in uscita il 29 aprile racconta vita, gesta e parole di Iris Apfel, una delle personalità più vulcaniche della moda contemporanea. Una lezione di stile e coerenza da parte della novantatreenne più giovane della moda
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Un'immagine di Iris Apfel dal documentario "Iris", in uscita il 29 aprile, prodotto dalla Magnolia Pictures 

Sino al 2005 Iris Apfel, classe 1921, era rimasta un "segreto" ben custodito del mondo della moda e del design: per quanto famosa nell'ambiente, pochissimi al di fuori di certi circoli avevano idea di chi fosse quell'allegra, eccentrica e minuta signora dallo stile così particolare. E sì che lei e il marito erano tra i designer americani di interni più stimati e influenti del XX secolo: si erano sposati nel 1948 dopo un corteggiamento piuttosto rapido (lei conserva ancora l'abito del loro primo appuntamento, che le sta a pennello, ci tiene a sottolineare), e due anni dopo avevano fondato assieme la Old World Weavers, specializzata in tessuti da arredo. Nulla di trascendentale, in teoria, ma la svolta c'era stata quando Iris, stufa di non trovare motivi e ricami che la soddisfacessero, aveva avviato una produzione propria: un successo inaspettato, che aveva catapultato la coppia in vetta ai nomi più ricercati dell'ambiente. Fino al 1992, anno in cui la società è stata chiusa, la Old World Weavers ha rinnovato l'arredo della casa Bianca per 9 Presidenti diversi e collaborato con il Metropolitan Museum per il restauro di centinaia edi tessuti antichi, diventando una leggenda del settore. Di pari passo si evolveva, per così dire, lo stile di Iris: mai stata una minimale, ripete spesso lei, e ai colori cupi e severi ha sempre preferito le cascate di bijoux, da quelli antichi e preziosi a quelli etnici, fino alla plastica da pochi dollari; è stata la prima a indossare i jeans anche in occasioni formali, a utilizzare le pellicce colorate che la facevano sembrare un piumino da cipria oversize, e gli enormi occhiali da vista rotondi. Anzi, le piacevano talmente tanto che ne aveva alcuni da lettura e altri finti senza lenti, per puro "decoro". Naturale che questo universo creativo attirasse l'attenzione degli addetti ai lavori: fu nel 2005 che Harold Koda, eccelso Head Curator del Costume Institute al MET di New York, chiese a Iris di poter organizzare una mostra dedicata ai suoi gioielli. Lei, lusingata, accettò, e presto ai bijoux vennero aggiunti anche 300 suoi capi d'abbigliamento. "Rara Avis: the Irreverent Iris Apfel" fu un successo senza precedenti, che trasformò la sua protagonista nello spazio di pochi mesi in una "Geriatric Starlet" (sempre parole sue): in breve si è ritrovata nell'impegnativo ruolo di icona dello stile, intervistata da decine di riviste, autrice di una collezione low-cost ispirata ai suoi bijoux prodotta e venduta in TV da HSN, e consulente per Yoox per una linea di gioielli vintage. Come se tutto questo non bastasse, poco tempo dopo è stata contattata dal suo quasi coetaneo Albert Maysles, documentarista tra i più celebrati e autore negli anni '70 col fratello David anche del mitico Grey Gardens, desideroso di raccontare la sua storia attraverso la cinepresa.

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Un dettaglio delle decine di bracciali che Iris è solita mettere 
Sono iniziate così le lunghe riprese, e finalmente, il prossimo 29 aprile, "Iris" debutterà ufficialmente nelle sale. Il lavoro del regista è meticoloso, e lo sguardo con cui ritrae Iris è affettuoso e attento. Ci sono le scene girate nell'appartamento, stipato all'inverosimile di ninnoli e capolavori artistici (leggenda vuole che abbiano anche un "probabile" Velàzquez) dove lei e Carl, che lo scorso agosto ha compiuto 100 anni, ancora vivono assieme tubando come due freschi sposini, l'incontro di Iris con i nuovi talenti del fashion business, da Alexander Wang a Jenna Lyons, tutti intimiditi nel trovarsi di fronte a un mito (qui il termine non è usato con leggerezza) come lei, le tavole rotonde a cui partecipa spiegando come l'unico vero errore, quando si tratta di vestirsi, è quello di non riconoscersi più e seguire una tendenza solo per essere alla moda. Ancora, ci sono le scene in cui flirta civettuola con Kanye West, avvicinatosi per salutarla, in cui parla con Duro Olowu di come ormai internet e l'immediatezza delle informazioni abbiano prosciugato quella curiosità che dovrebbe essere alla base di certi lavori, e così via. Sempre sorridente, gentile e appassionata, Iris si rivela una delle personalità più coinvolgenti e vere degli ultimi anni: merito anche di come Maysles ha saputo magistralmente ritrarla, mantenendone intatte sensibilità e ironia. Pensando a questo, il fatto che il regista non potrà esserci alla prima di un film a cui ha dedicato così tanta cura e passione, è ancora più triste: Maysles è scomparso all'età di 87 anni lo scorso 5 marzo, a poche settimane dal debutto.
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