Onorato e i 120 mila euro al blog: “Diamo quei soldi, è importante”

L’armatore Vincenzo Onorato

Nei documenti dell’inchiesta gli scambi di chat tra l’armatore e il capo ufficio stampa della Moby

MILANO. All’inizio del 2019, quando sta per scadere il contratto con la Beppe Grillo srl, negli uffici di Moby c’è chi si pone il problema dell’effettiva necessità del rinnovo. Il gruppo è già in grosse difficoltà economiche e altri 120 mila euro per un generico «accordo di partnership» con la società del fondatore del M5S appaiono uno spreco inutile. Così uno dei dirigenti di Moby, lo chief information officer Giovanni S., scrive direttamente al patron Vincenzo Onorato. Non è convinto dell’opportunità di rinnovare il contratto, semmai gli propone di dimezzare il compenso. Magari ridurlo a 50 mila euro, al posto di altri 10 mila al mese per dodici mesi. A impuntarsi è Onorato in persona: «Procedi col rinnovo, è importante».

La chat è una di quelle finite agli atti dell’inchiesta che vede indagati Grillo e l’armatore partenopeo per traffico di influenze illecite. Perché per l’imprenditore era così importante l’oneroso accordo la società dell’ex comico? Il contratto, firmato il primo marzo 2018, per l’accusa ha termini «molto generici». Si chiede alla società di Grillo un banner pubblicitario «che può essere modificato non più di due volte al mese» e l’inserimento di «contenuti redazionali», uno al mese, finalizzati «all’incremento del brand di Moby». Nulla in più viene specificato sui contenuti o sugli obiettivi da raggiungere per ritenere soddisfacente la collaborazione. L’unico vincolo imposto alla società di Grillo è di impegnarsi a «non stipulare contratti della stessa natura pubblicitaria con la compagnia di navigazione Grimaldi Group», il più grande competitor di Onorato. L’assenza di dettagli e anche la tempistica del contratto, stipulato a ridosso del Conte I, hanno sollevato i sospetti del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e della pm Cristiana Roveda che ipotizzano che l’imprenditore abbia tentato di influenzare le politiche del governo in tema di interventi in favore di Moby, in cambio di contratti «generici e costosi» alla Casaleggio Associati (1,2 milioni) e la Beppe Grillo srl (240 mila euro).

Così gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf martedì hanno bussato anche alla porta di casa del dirigente di Moby Giovanni S. e di altri quattro dipendenti delle società coinvolte (non indagati) per sequestrare il loro cellulare e tutta la documentazione contrattuale, contabile, bancaria, ma anche la corrispondenza ed eventuali appunti manoscritti che possano avere a che fare con gli accordi presi dai due indagati.

Nelle chat e scambi di mail rilevanti finiti al centro dell’inchiesta ci sono tutte le istanze di Onorato «nell’interesse del gruppo Moby» che, per l’accusa, Grillo avrebbe «veicolato a parlamentari in carica» del M5S e ai ministeri dei Trasporti e dello Sviluppo economico «trasferendo quindi al privato le risposte della parte politica o i contatti diretti con quest’ultima».

Tutti elementi che «fanno ritenere illecita la mediazione operata da Grillo in quanto finalizzata a orientare l’azione dei pubblici ufficiali in favore degli interessi di Moby». Tra le richieste su cui Onorato avrebbe insistito di più, c’era quella relativa al rinnovo della concessione per la continuità territoriale dei collegamenti con la Sardegna da 72 milioni di euro l’anno, «ossigeno» per il gruppo vicino al crac (oggi è prevista un udienza importante davanti al Tribunale Fallimentare). Il ministro dei Trasporti dell’epoca, Danilo Toninelli, si era pubblicamente opposto sostenendo la necessità di indire una nuova gara. Ma alla fine il rinnovo c’è stato. E anche su questi 72 milioni di euro pubblici hanno acceso un faro gli investigatori.

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