Il Financial Times spinge Draghi verso il Quirinale: “Manterrebbe la giusta rotta”

Un lungo editoriale del quotidiano della City sostiene la candidatura del premier al Colle: «La sua capacità di esercitare influenza dietro le quinte gli danno credenziali impeccabili per il lavoro»

«L’Italia ha goduto di un eccezionale periodo di stabilità e successo sotto la guida di Mario Draghi». Così si apre un lungo editoriale sul Financial Times sulle prossime elezioni al Quirinale. La testata britannica sostiene che a questo punto sia meglio avere l’attuale premier come Capo dello Stato, visto che ha tutte le carte in regola «per mantenere il paese sulla strada giusta». Secondo il Ft, coordinare la sua ascesa e trovare un premier che lo possa sostituire è un compito assai arduo che richiede che tutti i partiti politici «si uniscano alla squadra».

In questo senso, eccetto Fratelli d’Italia, «hanno firmato un contratto con l’Ue quando hanno accettato il piano di ripresa. Devono assumerne la responsabilità» sottolinea l'editoriale, che non è firmato. 

Il ragionamento è semplice: «Nominato come primo ministro 11 mesi fa per guidare il paese verso la ripresa, l’ex presidente della Banca centrale europea - scrive il Ft - ha irrobustito la campagna di vaccinazione Covid-19 e contro il virus ha dato il via» ad una serie di misure per limitarne la diffusione. Dal punto di vista economico, «il Pil è rimbalzato e il suo governo di unità nazionale ha iniziato ad attuare un programma a lungo termine di riforme economiche e investimenti, sostenuto da 190 miliardi di euro dal fondo di ripresa dell’Ue». Si tratta di un’«opportunità unica» per stimolare il potenziale di crescita dell’Italia e per rendere più sostenibile la montagna di debito pubblico. Certo, ammette il Ft, «è sempre stato ingenuo aspettarsi che Draghi facesse miracoli» questo perché «i problemi economici e sociali dell’Italia sono radicati. Draghi, che non si sarebbe mai presentato alle elezioni del 2023 - ricorda il Ft - è una soluzione temporanea. Ma la premiership riformista di Draghi si è rivelata breve e deludente». Questo a causa delle «turbolenze politiche» per l’elezione del Quirinale. Ft sottolinea che «Draghi non ha fatto nulla per dissipare le voci sul suo interesse a salire al Colle. E il distinto servizio pubblico di Draghi e la sua capacità di esercitare influenza dietro le quinte gli danno credenziali impeccabili per il lavoro». 

C’è però un problema: «Il governo potrebbe vacillare o addirittura cadere senza di lui» peraltro in un momento impegnativo con riforme che rappresenterebbero «pietre miliari», tra cui quella fiscale, degli appalti pubblici e della concorrenza. Però la ricerca del nome per il nuovo Presidente sta «una turbolenza politica che sta destabilizzando il governo. Alcuni dei 1.009 deputati, senatori e rappresentanti regionali che sceglieranno il prossimo Capo di Stato a scrutinio segreto non vogliono Draghi, sia perché temono che acquisti troppa forza, sia perché il suo trasferimento al Quirinale potrebbe far scattare elezioni a sorpresa e perderebbero i loro seggi».

Però, è pur vero che «la mancanza di alternative plausibili accettabili da tutte le parti significa che un’altra scelta potrebbe rivelarsi così divisiva da indebolire il governo o farlo cadere del tutto». Il Ft sottolinea che la candidatura dell’ex primo ministro Silvio Berlusconi «è un caso esemplare». Il risultato peggiore, a giudizio dell'editoriale, «sarebbe quello di elezioni anticipate che farebbe deragliare il piano di riforma e di ripresa dell’Italia. In queste circostanze, sarebbe meglio avere Draghi alla presidenza che usa la sua autorevolezza e la moral suasion per mantenere il paese sulla strada giusta».

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