Studio sui dati di Israele, con 3 dosi giù contagi e casi gravi

Su Nejm:11,3 volte meno infezioni,meno 19,5 volte malattia seria.  La terza dose Pfizer «porterebbe l'efficacia del vaccino tra i soggetti che hanno ricevuto il richiamo a circa il 95% contro la variante Delta»

I casi di contagio e di malattia grave calano «sostanzialmente» con la terza dose Pfizer. Lo sottolinea uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, sulla base dei dati del ministero della salute israeliano. Il tasso di infezione, rileva, almeno 12 giorni dopo il 'booster', è inferiore di «11,3 volte» rispetto alle due dosi mentre «il tasso di malattia grave è inferiore di 19,5» volte. Lo studio è stato condotto dal 30 luglio al 31 agosto su 1,13 milioni di over60 che avevano completato l'immunizzazione 5 mesi prima, divisi in due gruppi: quelli cui è stato somministrata la terza dose e quelli che ne hanno ricevute due.

Rispetto alla variante Delta, si legge nello studio, la terza dose Pfizer «porterebbe l'efficacia del vaccino tra i soggetti che hanno ricevuto il richiamo a circa il 95%, un valore simile all'efficacia del vaccino originale riportata contro la variante Alfa».
In particolare 12 giorni dopo la dose di richiamo, il tasso di infezione confermata era inferiore nel gruppo di richiamo rispetto al gruppo senza richiamo di un fattore di 11,3; il tasso di malattia grave era inferiore di un fattore di 19,5. In un'analisi secondaria, il tasso di infezione confermata almeno 12 giorni dopo la vaccinazione era inferiore al tasso dopo 4-6 giorni di un fattore di 5,4. Secondo il metodo seguito dai ricercatori, sono stati estratti i dati per il periodo dal 30 luglio al 31 agosto 2021, dal database del Ministero della Salute israeliano, riguardanti 1.137.804 persone di età pari o superiore a 60 anni e che erano state completamente vaccinate (cioè avevano ricevuto almeno due dosi del vaccino Pfizer-BioNTech) 5 mesi prima.

Nell'analisi primaria, è stato confrontato il tasso di Covid-19 confermato e il tasso di malattia grave tra coloro che avevano ricevuto un'iniezione di richiamo almeno 12 giorni prima (gruppo di richiamo) e coloro che non avevano ricevuto un'iniezione di richiamo (gruppo non di richiamo). Nell'analisi secondaria, invece, è stato valutato il tasso di infezione da 4 a 6 giorni dopo la dose di richiamo rispetto al tasso di almeno 12 giorni dopo il richiamo. E i ricercatori sono arrivati alle conclusioni che i tassi di Covid-19 confermato e malattie gravi erano «sostanzialmente inferiori» tra coloro che avevano ricevuto un richiamo (terza) dose del vaccino Pfizer. Nello studio spiegano anche che la malattia grave «è stata definita come una frequenza respiratoria a riposo superiore a 30 respiri al minuto, una saturazione di ossigeno inferiore al 94% durante la respirazione dell'aria ambiente o un rapporto tra pressione parziale di ossigeno arterioso e frazione di ossigeno inspirato inferiore a 300».

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