La destra trionfa a Madrid: “Ora sconfiggiamo Pedro Sanchez”. Pablo Iglesias: “Lascio la politica”

Ayuso raddoppia i consensi nelle regionali della capitale. Ma avrà bisogno dell’astensione dell’ultradestra di Vox. Male i socialisti, si dimette il leader di Podemos. Scompare Ciudadanos

Pedro Sánchez ha un contropotere nella capitale. La destra stravince le elezioni della Comunità di Madrid e mette in discussione la stabilità del governo socialista. Lo scrutinio nella notte indica però che per governare il Partito Popolare, pur avendo più che raddoppiato i seggi di due anni fa, avrà bisogno di Vox, il movimento di estrema destra che ha alimentato le tensioni della campagna elettorale e che ora dovrà astenersi per dare via libera al Pp. Per la sinistra è un disastro, in primis per i socialisti, superati anche da una lista civica Mas Madrid. Ma la notizia arriva nella notte: Pablo Iglesias, fino a poco fa vicepremier, lascia Podemos e  la politica attiva. 

La vera trionfatrice (44%) è Isabel Díaz Ayuso, la «presidenta» uscente, dal curriculum politico debole e sottovalutato, che con piglio populista (i paragoni con Trump sono frequenti) ha sfidato l’esecutivo socialista su tutto, a partire dalle misure anti Covid, nettamente più morbide a Madrid che altrove. Se nelle regioni spagnole bar e ristoranti restavano per lo più chiusi, nella capitale tutto è rimasto aperto, per favorire l’economia e anche per celebrare quello che Ayuso ha rivendicato come il diritto di vivere «alla madrilena», ovvero con una certa spensieratezza, nonostante i dati di contagi e terapie intensive non siano mai calati davvero negli ultimi mesi. Così lo slogan della «presidenta», è stato la «libertà o socialismo». «Non capiscono la libertà, per questo il sanchismo non entra a Madrid», ha detto ieri davanti alla folla festante dei sostenitori.

Ma al di là delle misure contro la pandemia, celebrate ieri sera anche da un tweet di Salvini, la vera «libertà» che la maggioranza degli elettori rivendica, è quella economica. La capitale, infatti, in questi anni è cresciuta moltissima, grazie a misure fiscali vantaggiose, a danno spesso delle altre regioni, che hanno parlato di «dumping».

Ayuso, sia nel tono che nella sostanza ha abbandonato la linea moderata del partito, avvicinandosi all’estrema destra, fino al punto di fargli concorrenza. Il segretario Pablo Casado, sette mesi fa, aveva rotto con Vox, accusato in parlamento di estremismo e di molte altre nefandezze. Poi, però, sono arrivate le elezioni anticipate a Madrid e l’alleanza a destra è diventata imprescindibile. «Abbiamo mandato il segnale: Sánchez, si può sconfiggere» ha detto Casado ieri notte. Il vero sconfitto è il Partito socialista. Sánchez, preso alla sprovvista dalla scelta di Ayuso di tornare alle urne, ha dovuto confermare il candidato già sconfitto due anni fa, Ángel Gabilondo, stimato intellettuale, incapace di contrastare il dinamismo della giovane Ayuso. Il risultato è disastroso: il Psoe è stato superato (in voti, ma non in seggi) anche da Más Madrid, scissione di Podemos, che ha candidato una dottoressa della terapia intensiva, Monica Garcia. 

A sinistra, Pablo Iglesias, che ha lasciato il posto di vicepremier per impedire la vittoria della destra, riesce almeno a far entrare il suo Podemos nell’assemblea regionale, superando ampiamente lo sbarramento del 5% (7,2%). Magra consolazione, anche perché Iglesias ora dovrà decidere il suo futuro. Scompare invece Ciudadanos, il partito liberale che passa da 26 seggi a zero (tutti finiti alla destra). 

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