Corsa all’ambasciata Usa a Roma, Hickey favorito

DALL’INVIATO A NEW YORK. La corsa all’ambasciata di via Veneto è appena iniziata, con tanti pretendenti, ma un candidato sta emergendo come favorito. Si chiama Doug Hickey, era capo della delegazione americana all’Expo di Milano, ha un solido passato di imprenditore nella Silicon Valley, ed è stato fra i principali finanziatori di Kerry, Obama e Biden, che ha anche ospitato a casa sua.

Roma è sempre una destinazione ambita, non solo per la sua bellezza. Il capo della Casa Bianca vuole rilanciare i rapporti con l’Europa, e ciò apre grandi opportunità. Lo ha dimostrato il consigliere per la sIcurezza nazionale Sullivan, che nel primo giorno di lavoro ha chiamato i colleghi di Francia, Germania, Regno Unito e Giappone. «Con i partner europei - ha spiegato la portavoce Emily Horne - ha sottolineato l'intenzione di rafforzare le alleanze transatlantiche e ha affermato che gli Usa sono pronti a lavorare insieme su una serie di priorità condivise, comprese Cina, Iran e Russia». Roma nota che la sua assenza non è un caso diplomatico, ma è dipesa dal cambiamento di ruolo del consigliere di Palazzo Chigi Benassi. Il contatto avverrà a breve, ma intanto la Farnesina si è mobilitata per facilitare un colloquio o un incontro fra il segretario di Stato Blinken e il ministro Di Maio. 

In questo quadro acquista ancora più importanza la casella dell’ambasciatore Usa in Italia. Nei giorni scorsi era girato il nome di Tony Gardner, già rappresentante di Obama presso la Ue. Figlio dell’inviato di Carter a via Veneto Richard, e di Danielle Luzzatto, è cresciuto nel nostro paese, parla l’italiano e si troverebbe a casa. Gardner però potrebbe avere altre ambizioni, e negli ultimi giorni sono salite le quotazioni di Hickey, che sta conducendo una forte azione di lobby.

Doug si era laureato al Siena College, università dei francescani a nord di New York. E’ un cattolico praticante, ha aiutato molto la Diocesi di San Francisco, e questo lo mette sulla stessa linea di Biden e del Papa. Poi è diventato un imprenditore del settore tecnologico, come ceo di BinWise, Critical Path e Global Center, e direttore di Hummer Winblad Venture Partners, una delle compagnie leader per il finanziamento delle aziende nella Silicon Valley. E’ stato anche nel board di Illy Caffè. Kerry, su mandato di Obama, lo aveva nominato Commissioner General dello USA Pavilion all’Expo di Milano nel 2015, gestendo la partecipazione americana col rango di ambasciatore insieme al consorzio privato dei Friends of the USA Pavilion. Aveva preso l’incarico con un approccio che lo avvicina molto a quanto Biden intende fare ora per l’ambiente: «Come sfamiamo 9 miliardi di persone in maniera responsabile e sostenibile? Il focus del nostro padiglione sull’innovazione accenderà un’importante discussione su come alimentare il futuro».  

Sul piano politico, Sullivan ha indicato le priorità: Cina, Iran e Russia. Per l’Italia ciò pone il problema di gestire il complicato rapporto con Pechino. Blinken ha già detto che Trump ha fatto bene ad alzare il tono del confronto, ma Biden vuole cambiare strategia, passando dai dazi unilaterali alla creazione di un fronte unito con gli alleati europei e asiatici. Se l’accordo appena negoziato dalla Ue per gli investimenti va nella direzione opposta, l’adesione di Roma alla nuova Via della Seta appare inconciliabile. Il segretario al Commercio Raimondo potrebbe diventare l’interlocutore per sciogliere il nodo. Noi poi speriamo in un ruolo più assertivo degli Usa in Libia, non per una presenza militare destinata a diminuire nella regione, ma per una pressione politica finalizzata ad ostacolare le ingerenze russe e turche, e bilanciare le ambizioni francesi.

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