Lo tsunami delle bollette travolge le imprese: salasso da 80 miliardi di euro

Mondo produttivo in rivolta: nel settore alimentare a rischio 40mila posti di lavoro

Il caro energia sta mandando al tappeto molte imprese italiane grandi e piccole, senza distinzioni. Alcune costrette a fermare le produzioni, altre addirittura a rischio chiusura. Di fatto è la stessa ripresa dell’economia che viene messa a rischio visto l’impatto devastante del caro bollette: oltre 80 miliardi di euro in più a carico di famiglie e imprese, denuncia l’Alleanza delle cooperative. «Altro che bollette alle stelle, parliamo di un conto insostenibile». 

«La situazione è drammatica e richiede interventi urgenti e strutturali di politica industriale. Non è possibile rinviare le decisioni, serve un atto di coraggio per superare la logica degli interventi spot. Serve agire in fretta come hanno già fatto i governi di Francia e Germania» ha chiesto ieri Confindustria al tavolo convocato dal ministro dello Sviluppo Giorgetti. Tutto il comparto della manifattura, a partire dei settori più energivori, la meccanica, la siderurgia, la chimica, le industrie del vetro, del legno e del cemento, e quelle piastrelle e della carta, un totale di 140 mila imprese che vale il 10% del Pil, ieri ha di fatto chiesto al governo Draghi un nuovo «whatewer it takes», ovvero di fare tutto ciò che è necessario, costi quel che costi, per scongiurare il peggio.

Manifattura in ginocchio

Come hanno spiegato ieri il delegato di Confindustria per l’energia Aurelio Regina e il direttore generale Francesca Mariotti «l’impatto dei maggiori costi energetici a cui stiamo assistendo si sta abbattendo sulle imprese industriali in maniera fortissima». Si è infatti passati dagli 8 miliardi nel 2019 ad oltre 37 nel 2022 con un incremento complessivo del 368% nel 2021 e di oltre 5 volte sul 2020. E per questi settori, «che al momento stanno responsabilmente assorbendo tutti i costi, il caro-energia si traduce in una forte erosione dei margini operativi e potrebbe comportare decisioni di chiusura produttiva».

La crisi mette in ginocchio tanti grandi, ma le piccole imprese non soffrono di meno. Ieri praticamente tutte le associazioni di impresa, dal commercio all’artigianato, dall’agricoltura alle coop, hanno preso posizione chiedendo sostegni immediati e la convocazione di tavoli a palazzo Chigi.

Stangata su bar e ristoranti

Secondo Confcommercio, nonostante le misure di contenimento già adottate dal governo, il caro energia sta colpendo pesantemente le imprese del commercio, della ricettività e della ristorazione che nel 2022 dovranno sostenere un aumento della bolletta energetica che nel complesso tra gas ed elettricità passerà da 11,3 a 19,9 miliardi (+76%). A soffrire di più saranno 140 mila bar, che subiranno una stangata del 100%, i 200 mila ristoranti in attività (+73%) e gli alberghi (+61%). Mentre per l’autotrasporto si parla di 7 miliardi in più di spesa a causa del caro-gasolio. «Un conto salatissimo per 1 milione di imprese: le più colpite dalla pandemia e che ora rischiano in tantissime la chiusura anche a causa dei rincari energetici» rileva il presidente Carlo Sangalli.

Allarme pmi

«Il problema del caro energia riguarda tutto il sistema produttivo nazionale» ricordano Confapi, Cna e Confartigianato, che in particolare punta il dito contro una stortura del sistema italiano che vede le piccole imprese farsi carico del 49% degli oneri di sistema (4,7 miliardi) che sono dedicati tra l’altro alle agevolazioni destinate alle imprese energivore. «Quarantamila i posti a rischio nel nostro settore» denuncia Federalimentare, ma per Luigi Scordamaglia di Filiera Italia è l’intero comparto dell’agroindustria ad essere sotto pressione «per l'incremento di oltre il 600% dei costi energetici che penalizzano la produzione agricola nazionale e il settore dell'industria alimentare, reso particolarmente fragile dalle dimensioni ridotte delle sue imprese in gran parte sull'orlo del collasso». Conferma la Confederazione italiana agricoltori, secondo la quale il caro energia mette realmente a rischio semine, colture ed allevamenti.

Soluzioni possibili? Le leve su cui intervenire vanno da nuove agevolazioni al taglio delle componenti parafiscali che pesano sulle bollette, da forniture a prezzi concordati di gas a favore dei grandi consumatori all’aumento degli sconti in bolletta (anche sopra i 16,5 Kwh), oltre all’esigenza di incrementare di almeno 3 miliardi di metri cubi la produzione nazionale di gas. Confindustria chiede anche l'istituzione di una task force coordinata da Palazzo Chigi «che passi immediatamente all'attuazione delle misure».

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