Dalle indagini sulla “Fabbrica delle frodi” agli investimenti fasulli in criptovalute

Come nasce l’inchiesta sulle truffe dei Bitcoin

L’8 settembre scorso a Gunzenhausen, cittadina della Baviera, la polizia svedese, insieme ai colleghi di Europol, sequestra i server del Milton Group. Nota come la Fabbrica delle frodi, la società multiservizi con base a Kiev e uffici in Albania e Georgia ha incassato milioni di euro vendendo finti prodotti d’investimento agli utenti. L’indagine giudiziaria è scattata a marzo dopo che un gruppo di giornalisti, di cui fanno parte anche La Stampa e IrpiMedia, ha svelato il sistema. Già ai tempi della prima inchiesta, un altro dipendente di uno dei call center ha descritto al consorzio di giornalismo di inchiesta Occrp il modo in cui il Milton Group utilizzava banner che reclamizzavano «bitcoin revolution» per recuperare i dati di potenziali clienti. Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione dell’inchiesta, una fonte anonima ha messo a disposizione della testata svedese Dn un database che ha permesso di svelare l’attività celata da una serie di siti che promettevano investimenti in bitcoin. In queste pagine raccontiamo quanto ha scoperto il pool di giornalisti - coordinati da Occrp e Dn e del quale fanno parte, oltre a La Stampa, anche Le Monde, Guardian, Buzzfeed e una serie di altre testate in Europa e nel mondo - partendo dal nuovo database

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