2022: l’anno più caldo di sempre

Un grado in più e metà delle piogge rispetto alle medie storiche, si avvia a superare tutti i record

Mentre stiamo per archiviare questo come l’anno più caldo del passato, ci dovrebbe arrovellare il dubbio che si tratterà, in realtà, del più fresco del prossimo futuro: non il più caldo di quelli trascorsi, ma il più fresco di quelli a venire. Questo dubbio terribile si tramuta in facile previsione sia analizzando i dati scientifici, sia, soprattutto, stimando quanto i sapiens stanno mettendo in campo per dipingere un futuro diverso. Praticamente nulla, limitandosi a sperare che si tratti di contingenze passeggere. Mentre siamo ormai sicuri che si tratta di un clima strutturalmente cambiato. Ma partiamo dai dati.

Al di là delle nostre personalissime e soggettive impressioni, sono arrivati i dati meteorologici (CNR-ISAC) a confermare quanto già, in fondo, paventavamo: il 2022 si avvia a essere l’anno più caldo e secco di sempre in Italia. E non è che in Europa e nel mondo vada meglio: il cambiamento climatico attuale è diverso da quelli del passato soprattutto perché è globale, riguarda cioè tutto il pianeta, non, per dirne una, la sola Groenlandia medievale, che consentiva la colonizzazione vichinga, mentre il resto del mondo non pativa il caldo. E anche i dati indiretti di «caldo» storico passato, vuoi che si tratti dell’optimum medievale o di quello della nascita dell’impero romano, hanno permesso di ricostruire temperature ben al di sotto di quelle di oggi. Da quando vengono rilevati i dati strumentali (1800) a oggi, è la prima volta che registriamo un luglio a +2,6°C e un agosto che lo potrebbe sopravanzare, portando la stima annuale a +0,98°C sopra la media italiana. Solo il luglio 2003 è stato più caldo, in assoluto, e solo nel 2018, a fine anno, si registrò un’anomalia di +1,58°C (guadagnata, però, quasi tutta in gennaio e in aprile, quello 2018 il più caldo di sempre). Naturalmente le temperature potrebbero, invece, scendere, ma la tendenza è chiara e netta: in pochissimo tempo farà sempre più caldo, secondo motivo per cui questo cambiamento climatico è diverso da quelli del passato, notevolmente più accelerato, tanto da essersi accumulato tutto negli ultimi decenni.

Non bastasse il caldo, ci si mettono anche le precipitazioni che sono complessivamente diminuite di circa la metà (-46% delle piogge e nevi cumulate da inizio anno a fine luglio) rispetto al trentennio 1991-2020, facendo di quello attuale l’anno più secco di sempre, cioè da quando si effettuano misurazioni (1800). In proiezione, più siccitoso anche del 2017, finora il più secco di tutti, anche se prendessimo in considerazione copiose precipitazioni di origine atlantica nei prossimi mesi, soprattutto perché non si vedono ancora quelle nubi all’orizzonte. Non che non ce ne fossimo accorti. Chiunque vede come sono i ridotti i fiumi italiani in questo scorcio d’estate: rigagnoli verdastri e marroni tappezzati di vegetazione e quasi immobili nei loro letti ridotti ai minimi termini, praticamente in coma. È vero che c’entra anche il nostro spreco di acqua, ma vedere confermate dai dati scientifici le nostre paure più profonde ci avvicina a quanto i modelli degli specialisti del clima hanno già previsto da tempo: qui non si parla di piogge o temperature percepite, come se la temperatura atmosferica fosse un’opinione, ma di misure oggettive che hanno una sola interpretazione.

Tutti gli specialisti del clima che pubblicano articoli scientifici al mondo convergono sulle cause del cambiamento climatico attuale, determinato dalle attività produttive di una sola specie, Homo sapiens. Anzi, non c’è maggiore accordo fra gli scienziati, neanche per teorie più robuste e acclarate: dal 2016 al 2020 il consenso è cresciuto dal 97% a quasi il 100%, con buona pace di chi continua a negare l’importanza della cosiddetta forzante antropica sull’effetto-serra. È tutto vero, senza effetto-serra naturale non ci sarebbe nemmeno la vita e vanno considerati i grandi parametri che modificano il clima naturalmente: la posizione dei continenti, le correnti oceaniche, le irregolarità dell’orbita terrestre e la radiazione solare agiscono sempre, ma su tempi infinitamente lunghi, decine di migliaia di anni. In particolare vale la pena ricordare che questo cambiamento globale non dipende dal sole, perché i dati scientifici dicono che la curva di radiazione solare si appiattisce mentre quella del riscaldamento delle temperature si impenna, dimostrando il disaccoppiamento con la presunta causa. Inoltre sono più caldi gli strati inferiori dell’atmosfera, non quelli più vicini al sole.

C’è solo un parametro che agisce su tempi brevissimi (meno di un secolo) ed è anche l’unico parametro su cui i sapiens possono intervenire, il carbonio in atmosfera che incrementa l’effetto-serra e surriscalda l’aria. Bruciando combustibili fossili i sapiens hanno liberato carbonio che avrebbe tranquillamente riposato sotto terra, essendo stato sottratto ai cicli naturali. Quando, invece, si libera in atmosfera si accumula a quello naturale e fa schizzare la presenza di CO2 in atmosfera da circa 280 ppm (parti per milione) del XIX secolo alle oltre 420 ppm di oggi. Questi sono i dati ormai acclarati e robusti, se si vogliono coltivare altre opinioni ci vogliono nuovi dati. Come nessuno si sognerebbe di contestare la gravitazione universale, così nessuno dovrebbe contestare il ruolo dei sapiens nel cambiamento climatico attuale. Quando un oggetto lasciato cadere andrà verso l’alto ridiscuteremo Newton, ma fino a quel momento si prende atto che ha ragione. Lo stesso vale per il clima, ma i dati italiani confermano la situazione mondiale. Mentre in nessuna agenda polltica compaiono misure significative per contrastare la più grande emergenza planetaria, altra ragione per cui quest’anno più caldo e secco di sempre sarà il migliore che ricorderemo in futuro.

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