Crollo della palazzina a Torre Annunziata: dieci condanne

Il 7 luglio 2017 morirono otto persone in via Rampa Nunziante. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni

Non ci fu tempo per scappare. Il 7 luglio del 2017 la morte sorprese nel sonno gli abitanti della palazzina al civico 15 di rampa Nunziante a Torre Annunziata (in provincia di Napoli) seppellendo le loro vite sotto una montagna di polvere e macerie. Le macerie di un edificio a quattro piani che, recita oggi una sentenza, si sbriciolò come un castello di sabbia a causa di alcuni lavori di ristrutturazione effettuati in un’abitazione al secondo piano ed eseguiti, per dirla con le parole del pm Andreana Ambrosino, «in spregio alle regole di diligenza e perizia».

La sentenza

Dieci le persone condannate per quella tragedia che costò la vita a Giacomo Cuccurullo, alla moglie Adele Laiola, e al loro figlio Marco; a Giuseppina Aprea; a Pasquale Guida, alla moglie Anna Duraccio e ai loro figli Francesca e Salvatore, rispettivamente di 11 e 8 anni. Le pene più severe sono state comminate dal giudice monocratico Francesco Todisco del Tribunale di Torre Annunziata a chi è stato ritenuto responsabile dei reati di crollo e omicidio colposi: 12 anni sono stati disposti per l’architetto Massimiliano Bonzani, indicato dalla procura come il direttore dei lavori di fatto dell’appartamento in cui si è innescato il crollo; 11 anni e 2 mesi per l’architetto Aniello Manzo, ufficialmente direttore dei lavori; 12 anni 6 mesi per il promissario acquirente dell’appartamento interessato dai lavori, Gerardo Velotto; 9 anni e  mesi per Pasquale Cosenza, l’operaio “mastro” che, secondo la procura oplontina, eseguì materialmente le opere. Le accuse di crollo e omicidio colposo erano contestate anche a due noti avvocati penalisti, ma il giudice ha ritenuto disporre un’assoluzione contrariamente alla richiesta del pubblico ministero: i due legali, Roberto Cuomo e Massimiliano Lafranco, sono stati però condannati a un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa) a testa per il reato di falso. Cuomo, in particolare, era l’amministratore del condominio mentre Lafranco era ancora il proprietario di fatto dell’appartamento dove vennero effettuati i lavori. Pena sospesa anche per Rosanna Vitiello (un anno), Ilaria Bonifacio (un anno), Marco Chiocchetti (un anno e ammenda di seimila euro) e Mario Cirillo (un anno e ammenda di seimila euro). Assolti invece Roberta Amodio, Rita Buongiovanni, Giuseppe Buongiovanni, Donatella Buongiovanni, Emilio Cirillo e Luisa Scarfato. Nei confronti di Emilio Cirillo e Scafarto anche la procura aveva proposto l’assoluzione ritenendoli estranei alle dinamiche del fabbricato. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

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