La nave umanitaria GeoBarents alla sua prima missione salva 26 migranti

Un momento del salvataggio di migranti da parte della nave GeoBarents (Foto credits Avra Fials/Msf)

L’imbarcazione di Medici senza Frontiere ha raccolto i naufraghi su una barca di legno al largo di Sabratha, tra loro anche 15 minori

DAl CORRISPONDENTE DA CATANIA. La nuova nave umanitaria di Medici senza frontiere, la Geo Barents, ha salvato oggi 26 migranti nel Mediterraneo centrale; 15 sono minori non accompagnati. Erano su una barca in legno, 44 miglia al largo di Sabratha, Libia occidentale. A darne notizia, la stessa Ong con un tweet nel quale ha anche denunciato che «mentre il salvataggio era in corso, la Guardia costiera libica minacciava e intimidiva i nostri team via radio».

Da giorni non si avevano notizie di migranti in mare, anche se le Ong hanno continuato a lanciare allarmi sulla situazione nel Mediterraneo centrale. La Geo Barents, alla sua prima missione, è l’unica nave umanitaria in attività in quel tratto di mare divenuto ormai da anni molto pericoloso per i migranti. Alcune navi, come la Sea Watch 4, la Sea Eye 4 e la Open Arms, sono sotto sequestro nei porti siciliani mentre altre, come la Sea Watch 3, la Aita Mari e la Alan Kurdi, hanno avuto solamente il permesso di trasferirsi in un porto spagnolo. Ferma a Venezia per lavori l’unica nave italiana, la Mare Jonio.

Il salvataggio di migranti da parte degli operatori di GeoBarents (Foto creditis Avra Fials/Msf)

Il salvataggio di oggi è dunque il primo di cui si ha notizia dopo una pausa di circa tre settimane. Ma questo non vuol dire che nel frattempo non ci siano state partenze, sia dalla Libia sia dalla Tunisia. L’ultima stima dell’Oim, l’Organizzazione per le migrazioni delle Nazioni unite, parla di 675 persone morte o disperse in quel tratto di mare, da inizio anno. La portavoce in Libia, Safa Msehli, ha detto che da inizio anno sono almeno altri diecimila i migranti che sono stati riportati indietro dai libici, più di mille solo nelle due settimane a cavallo tra maggio e giugno. E che nel Mediterraneo centrale ci siano sempre imbarcazioni di migranti che tentano la traversata è testimoniato, oltre che dal salvataggio della nave di Msf, anche dalla richiesta di soccorso fatta oggi da Alarm Phone, il «centralino dei migranti», per una barca in difficoltà al largo della Libia, con 43 persone a bordo, «tra loro 9 donne e numerosi bambini», con cui nel pomeriggio ha perso i contatti. 

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