Il giallo della morte del pugile Gimmy, per il pm è omicidio

Il suo corpo senza vita è stato trovato la mattina del 9 agosto a Ponza

Gianmarco Pozzi, detto Gimmy, aveva 28 anni, ex campione di kick boxing, è stato ritrovato morto a Ponza la mattina del 9 agosto. Il corpo era rannicchiato in un terrapieno della casa dove viveva con due amici, un monolocale in una villetta di via Staglio, nei pressi della spiaggia di Santa Maria: coperto di ferite, a torso nudo e piedi scalzi, indosso solo il costume da bagno. Nato a Roma e residente a Frascati, sull'isola era arrivato per lavorare nella discoteca Blue Moon come buttafuori. Per i soccorritori è morto dopo una caduta accidentale di almeno sette metri, ma i familiari, i genitori e le due sorelle, non ne sono mai stati convinti: temono che  avesse paura di qualcuno e che stesse scappando, magari inseguito. 

Il sostituto procuratore di Cassino, Maria Beatrice Siravo, ha aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti. I piedi nudi di Gimmy erano rovinati, come dopo una lunga corsa, lacerazioni «non compatibili con un incidente». Era un ragazzone di cento chili, alto un metro e 87 centimetri, è stato trovato con l'osso del collo spezzato e una profonda ferita alla testa. Cosa faceva sul quel terrazzamento, la strada più impervia per arrivare alla spiaggia?

Non è possibile riesumare la salma, che è stata cremata. Il medico legale, Daniela Lucidi, ha eseguito sul corpo la prima ispezione e l’autopsia, effettuando il prelievo per l'esame tossicologico, ma risultati dopo quattro mesi non ci sono ancora. Fra chi ha seguito da vicino il caso la trasmissione Quarto Grado, che ha aggiunto un tassello importante: «Contrariamente ad alcune testimonianze raccolte nell'immediatezza della tragedia, il titolare della discoteca Vincenzo Pesce, ha negato che il ragazzo quella notte potesse essere fuori di sé per uso di sostanze stupefacenti». 

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