Roma, cassiera ruba i soldi dei diritti cimiteriali: licenziata

La dipendente dell'Ama agiva indisturbata al Verano durante il lockdown: sottratti 3 mila euro da somme pagate dai parenti dei defunti. Il Codacons chiede indennizzi per cremazioni bloccate

Dovrebbero essere luoghi di riposo. E  soprattutto di pace, ma i cimiteri romani sembrano non averne affatto vista la situazione sempre più incandescente dell'ultimo periodo. Prima il caos ai primi di novembre, in coincidenza con la commemorazione dei defunti, per il pienone nelle camere mortuarie al Flaminio-Prima Porta e il blocco delle cremazioni (fu rinviata anche quella di Gigi Proietti scomparso proprio in quei giorni). Ora lo scandalo del furto dei diritti cimiteriali da parte di una dipendente dell'Ama, l'azienda della nettezza urbana della Capitale. La donna, una cassiera addetta al servizio in questione, avrebbe rubato i soldi della cassa, questa volta in senso letterale, nel cimitero più centrale e antico di Roma, quello monumentale del Verano.

L'ammanco durante il lockdown
È accaduto durante il periodo del lockdown. Quando il coronavirus aveva trasformato le città in deserti urbani e tutti erano chiusi in casa. Un momento difficile ma ideale per approfittare dell'assenza di confusione e degli scarsi controlli per portare a segno il colpo: appropriarsi illecitamente di un bottino di quasi 3 mila euro. Soldi rubati dalla quarantenne senza scrupoli che le venivano consegnati dai parenti dei defunti o dagli addetti delle agenzie di pompe funebri per acquistare loculi per le persone decedute. Somme anche di poca entità che via via, per l'aumento dei decessi anche a causa del virus Sars Cov2, crescevano fino a costituire un gruzzolo di tutto rispetto e «tentazione» per la donna. L'ammanco è stato scoperto dopo una serie di controlli incrociati, in base ai quali si era notato che i conti non tornavano quando era presente la dipendente restava sola. 

Dipendente licenziata
«La dipendente Ama che risulta attualmente sotto indagine per peculato e illecita sottrazione di denaro nella gestione della cassa dei Cimiteri Capitolini non è più in servizio da tempo poiché è stata licenziata già nello scorso mese di luglio - ha fatto sapere oggi, in una nota, la municipalizzata romana della nettezza urbana -. L’azienda, che ha presentato denuncia all’ Autorità Giudiziaria una volta accertate le condotte contestate, continuerà a tutelare la propria immagine e i propri interessi in tutte le sedi opportune assicurando la piena collaborazione agli organi competenti».

L'Amministratore Unico dell'azienda Stefano Zaghis poche ore fa ha aggiunto: «Chiunque si macchi di comportamenti gravi come quelli da noi denunciati dopo veloci ed attente verifiche interne non può fare parte di questa azienda. La nostra linea è e sarà sempre improntata  sulla “tolleranza zero” nei confronti di queste condotte illecite anche perché, lo ribadisco ancora una volta, Ama è una comunità costituita nella stragrande maggioranza da donne e uomini che si adoperano quotidianamente con professionalità, onestà e spirito di sacrificio».

La diffida del Codacons

Intanto qualche giorno fa è partita una richiesta di risarcimento da parte dell'associazione dei consumatori in merito allo stop alle cremazioni al cimitero Flaminio che ha portato al trasferimento di molte salme, con costi triplicati a carico delle famiglie dei defunti. 

«Sul collasso dei cimiteri capitolini il Codacons ha inviato una formale diffida ad Ama spa e al Comune di Roma, in cui si chiede di indennizzare, sulla base delle disposizioni vigenti, gli utenti che hanno subito disagi e disservizi - informa il coordinamento -. Come noto l’Ama ha informato che dal 2 novembre non sarebbe stato più possibile eseguire cremazioni presso il cimitero Flaminio a causa dell’eccesso di salme, e i feretri in attesa di cremazione sarebbero stati trasferiti nella camera mortuaria del Verano». 

L'indennizzo
«Le procedure prevedono che da qui, 48 ore prima dalla data stabilita, la salma dovrà essere ricondotta al cimitero Flaminio: il tutto a carico dei familiari del defunto costretti a pagare il doppio trasporto, con un aggravio di spesa in media di 500 euro a famiglia per ogni salma – si legge nella comunicazione -. Una disposizione tuttavia che contrasta col contratto di servizio per la gestione dei servizi cimiteriali siglato tra il Comune di Roma e l’Ama, e che prevede standard qualitativi specifici e indennizzi per gli utenti in caso di mancato rispetto degli stessi».

Perché  è stabilito che i «Tempi complessivi dall’atto della presentazione della richiesta per la cremazione delle salme/resti mortali/feti/etc. all’effettuazione dell’operazione nell’impianto siano di 15 giorni, derogabili in caso di eccessiva domanda, ma prevedendo al tempo stesso un congruo indennizzo a ristoro per l’utente che subisce un disservizio».

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