Migranti: fermato lo scafista del naufragio al largo delle coste libiche. Tra le vittime un neonato

Foto diffusa da Frontex. Ritrae gli ultimi istanti prima che il gommone nero si spezzasse facendo cadere in mare i migranti davanti agli occhi dei soccorritori di Open Arms 

Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina aggravato e naufragio. Sono le accuse con cui la Squadra mobile di Trapani ha fermato un ventunenne del Ciad

Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina aggravato e naufragio. Sono le accuse con cui la Squadra mobile di Trapani ha fermato un ventunenne del Ciad che sarebbe stato alla guida del gommone naufragato l'11 novembre scorso al largo delle coste libiche. L’inchiesta, coordinata dalla procura di Agrigento, riguarda eventuali ritardi o errori nei soccorsi.

Il gommone, partito due giorni prima dalla città libica di Sorman, nei pressi di Sabratha, fu raggiunto dalla nave Open Arms inviata sul posto da un aereo di Frontex, l’agenzia Ue delle frontiere. Ma poco dopo l’arrivo dei soccorsi, il gommone si spezzò facendo finire in acqua tutti i 112 migranti, cinque dei quali morirono annegati, i loro corpi recuperati e portati poi a Trapani assieme ai naufraghi.

Poche ore dopo il salvataggio, e prima che un elicottero della Guardia costiera partito da Catania potesse raggiungere la Open Arms per effettuare l’«evacuazione medica» di 6 persone, a bordo morirà anche Joseph, il neonato di sei mesi finito in acqua con la sua madre ancora 17enne e che la donna cercò disperatamente, come documentato da un video diffuso dalla Ong. Entrambi furono portati a Lampedusa, dove il bimbo è stato poi sepolto.

A Lampedusa fu portata pure un’altra giovane donna incinta, prima ancora che la nave della Ong spagnola ricevesse l’ordine di dirigere verso Trapani dove, in rada, fu effettuato il trasbordo dei migranti sulla nave-quarantena. Per questo, la competenza dell’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e naufragio colposo, e inizialmente a carico di ignoti, è radicata ad Agrigento mentre a svolgere le attività di inchiesta sono sia la Squadra mobile di Agrigento sia quella di Trapani.

Lunedì scorso, il pm Sara Varazi e il procuratore aggiunto Salvatore Vella avevano interrogato il capo missione della Open Arms, e presidente della sezione italiana della Ong catalana, Riccardo Gatti per ricostruire con precisione tempi e modalità dell’intervento di soccorso. Nel frattempo, a Trapani gli accertamenti sono proseguiti con gli interrogatori dei naufraghi-testimoni e con altri approfondimenti con cui è stato possibile individuare il presunto conducente dell'imbarcazione naufragata.

«Decisive le ricostruzioni effettuate attraverso le testimonianze dei migranti - fa sapere la questura trapanese - che hanno raccontato la dinamica del viaggio, culminato con la rottura dello scafo in gomma e la caduta in mare degli occupanti, nonchè offerto significativi elementi indiziari a carico dell'indagato». Ora i pm agrigentini hanno un nome su cui indagare e da cui far partire ulteriori indagini verso chi gestisce il traffico di migranti dalla Libia all’Italia.

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi