Mascherine, truffa da 7 milioni di euro alla Regione Lombardia: dopo il sequestro della Gdf due imprenditori nei guai

Accusa di frode nelle pubbliche forniture contro Rosati e Moglia

Quando ai primi di marzo i dirigenti di Aria si rivolsero alla procura di Milano, il rischio era di perdere 7 milioni e 200 mila euro di fondi pubblici. Una montagna di soldi consegnati all’imprenditore Fabio Rosati della Fitolux Pro di Perugia, una piccola azienda di ricerca e sviluppo, per la fornitura di due milioni di mascherine. All’epoca la Lombardia era nel pieno della prima ondata del coronavirus e aveva un disperato bisogno dei dispositivi di protezione. Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf dovette intervenire con estrema urgenza e, il 4 marzo, sequestrare quei soldi dal conto corrente dell’imprenditore. Nessuno nella centrale unica degli acquisti regionali lo conosceva. Era stato segnalato da una “intermediaria” svizzera nota però ad Aria, la Vivendo Pharma, di Alessandra Moglia.

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Ora il pm Luigi Luzi ha chiuso le indagini su questa vicenda, ipotizzando l’accusa di frode nelle pubbliche forniture contro Rosati e Moglia. Secondo gli accordi presi, le mascherine avrebbero dovuto essere consegnate il 28 febbraio scorso, ma gli indagati - per la procura - accamparono una serie di “giustificazioni pretestuose, quali la festività musulmana del Venerdì”, perché “la merce era asseritamente detenuta in Turchia”. Per non consegnare le mascherine, stando sempre all'imputazione, gli imprenditori avrebbero anche parlato di una “imminente introduzione di una tassa all'esportazione” dei dpi “da parte del Governo turco”, tanto da “costringere Regione Lombardia prima a formulare contestazione di inadempimento e diffida ad adempiere e in seguito alla risoluzione del contratto”.

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Dal canto suo, Rosati, intervistato a maggio da La Stampa, aveva raccontato di essere “finito nei guai ingiustamente”. Aveva detto di essere stato contattato “il 26 febbraio dall’azienda svizzera” mentre era in Turchia. “Mi hanno accennato a una commessa urgente per la Lombardia. Ho chiesto tempo”. Gli unici due documenti pretesi da Aria sarebbero stati “la visura dell’azienda e la copia del passaporto” dell’imprenditore. Poi “mi è arrivata via pec una proposta di acquisto di due milioni di Ffp2 da consegnare in 24 ore. E, contestualmente, un bonifico da 7 milioni e 200 mila euro”. Tanti soldi della Regione piovuti sul suo conto corrente, “senza accettazione della proposta e quindi senza un contratto”.

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