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Covid, il monitoraggio settimanale: contagi in ripresa e ricoveri in aumento

Indice Rt sale da 0,83 a 0,88 ma resta sotto il livello epidemico di uno

Paolo Russo
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

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Dal monitoraggio settimanale a cura dell’Iss all’esame stamane della cabina di regia arrivano segnali più decisi di ripresa dei contagi, con l’incidenza settimanale dei casi ogni 100mila abitanti che per la seconda settimana consecutiva sale questa volta da 307 a 353, mentre l’Rt, che è calcolato però su dati di una decina di giorni prima, sale più lentamente da 0,83 a 0,88, mantenendosi comunque ancora al di sotto del livello epidemico di uno. Sale di un punto percentuale all’11% anche il tasso di occupazione dei letti nei reparti di medicina, mentre quelle di terapia intensiva guadagnano mezzo punto e vanno al 2,5%.

Nel Lazio è «in leggero aumento il numero totale dei casi» Covid «su base settimanale», che segna un «+8%». L'incidenza è «in aumento a 344» casi «per 100mila abitanti. Il valore Rt» è «in diminuzione e sotto soglia, a 0,87», riferisce l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato.

Anche in Sicilia nella settimana dal 7 al 13 novembre si registra un incremento delle nuove infezioni, con un'incidenza di positivi pari a 10.448 (22.52%) e un valore cumulativo di 209/100.000 abitanti.

I casi di Covid sono in aumento in 36 delle 107 province italiane, che formano quattro cluster confermati; in altre 67 province si rileva una situazione di stasi, che in molti casi prelude a una fase di aumento. Lo indica l'analisi del matematico Giovanni Sebastiani, dell'istituto per le Applicazioni del Calcolo `M.Picone´, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).
«L'analisi delle differenze settimanali dei dati dell'incidenza giornaliera dei positivi totali ad entrambi i tipi di test nelle 107 province italiane, aggiornati fino a giovedì 10 novembre, ultimo giorno in cui il Governo li ha resi pubblici, mostra che 36 province sono in fase di crescita e, a parte le province di Macerata e Foggia, che sono isolate, esse formano quattro cluster di province confinanti. Ci sono inoltre 67 province che sono in stasi e numerose di queste sono prossime all'inizio di una fase di aumento», osserva Sebastiani.
«Il cluster con il maggior numero di province dove l'incidenza è in aumento è composto dalle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Monza e della Brianza, Rovigo, Verona, Vicenza, Treviso, Genova, Bologna, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Firenze, Massa Carrara, Pisa e Prato», aggiunge Sebastiani. «C'è poi un cluster al centro composto dalle province di L'Aquila, Pescara, Latina e Roma»; un terzo cluster, inoltre, «è presente anche in Sicilia, composto dalle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani, con le prime quattro che sono le uniche in Italia dove l'incidenza negli ultimi sette giorni, fino al 10 novembre, è aumentata di più del 50% rispetto ai sette giorni precedenti».
Secondo l'esperto «è da sottolineare che l'inversione di tendenza in alcune province siciliane è iniziata prima in Italia, come riportato nell'analisi dei dati dell'ultima settimana di ottobre». Un quarto cluster, infine, è in Sardegna, ed è composto dalle province di Nuoro e Sud Sardegna.

Intanto Pfizer e BioNTech annunciano l'avvio dei test clinici di fase 1 su un candidato vaccino anti-Covid a mRna di nuova generazione, potenzialmente efficace contro diverse varianti del coronavirus pandemico. Il prodotto `jolly´ si chiama BNT162b4 ed è stato disegnato per amplificare la risposta delle cellule T della memoria immunitaria e allungare la durata della protezione contro Covid-19.

La nuova sotto-variante BQ.1, nota come Cerberus, non sembra invece avere una maggiore capacità di diffusione rispetto alle altre: lo indica l'analisi genetica e strutturale del virus condotta dal gruppo di ricerca coordinato da Massimo Ciccozzi, direttore dell'Unità di Statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus Bio-medico di Roma. I risultati sono disponibili sulla piattaforma bioRxiv, dove vengono condivisi gli articoli non ancora vagliati dalla comunità scientifica. Cerberus è una delle ultime evoluzioni di Omicron. Rispetto al suo diretto progenitore BA.5, presenta alcune mutazioni aggiuntive della proteina Spike che servono ad eludere le difese immunitarie, ma che comunque non dovrebbero sfuggire al vaccino contro Omicron 5.

Se sul Covid si allenta la presa l’influenza sembra galoppare e richiedere maggiori attenzioni. I dati di queste prime settimane di sorveglianza, mette in guardia il segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale Vincenzo Scotti, mostrano che «l'influenza sta tornando a valori 5 volte superiori all'epoca pre Covid: ce lo mostrano i dati del bollettino Influnet dell'Istituto Superiore di Sanità. In particolare la popolazione giovane e i bambini, che per due anni non si sono contagiati grazie all'utilizzo di mascherine a scuola, sono `vergini´ sul piano immunitario e più suscettibili al virus dell'influenza».

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