In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Stress, solitudine e disturbi mentali: i pesanti effetti della pandemia sugli adolescenti italiani

L’allarme nei report presentati al Festival della salute mentale RO.MENS

Paolo Russo
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Creato da

I nostri ragazzi stanno male. Non nel corpo ma nella mente. Allontanati da scuola e amicizie nei due anni di pandemia, sempre più attaccati ai social ma sempre meno capaci di passare dal virtual al mondo delle relazioni reali. Cresciuti in famiglie dove già essere in tre è tanto, quando a pesare come una cappa non è il disagio economico. Che dai genitori si scarica inevitabilmente sui figli. Così tra i nostri adolescenti è allarme salute mentale.
A darne una riprova sono i dati presentati oggi all’inaugurazione a Roma del primo Festival della salute mentale RO.MENS, organizzato dal dipartimento di salute mentale della Asl Roma 2, il più grande d’Italia. L’indagine Doxa commissionata per l’occasione indica che per il 39% della popolazione i giovani della fascia 14-24 anni sono più inclini di altri in questo periodo storico ad accusare disturbi mentali. «Una percentuale terribilmente alta – spiega Massino Cozza, direttore del Dipartimento e ideatore del Festival- segno che una larga fetta degli italiani è entrata in contatto diretto con giovani afflitti da problemi di salute mentale».

Lo psicoterapeuta Matteo Lancini agli studenti: "Consegnate gli smartphone ai vostri docenti, se il dirigente scolastico non vi obbliga occupate le scuole"

Altri numeri lo svelano chiaramente. Lo studio “Chiedimi come sto” dell’Istituto ricerche economiche e sociali dell’Emilia Romagna documenta che 9 giovani su 10 ammettono di vivere un forte disagio psicologico e di accusare sintomi da stress. E nel corso della pandemia nel 70% dei ragazzi è aumentata la solitudine, mentre l’ansia attanaglia un altro 60%. Il 28%, più di uno studente su quattro, ha avuto disturbi alimentari, il 15,5% è stato vittima di autolesionismo, il 10% ha fatto ricorso a droghe, il 12 ad abuso di alcol.

Lo sketch surreale di Cinzia Leone sulla salute mentale per RO.MENS: "Ieri un pedone è entrato nell'area cani e gli hanno sparato. Chi? I cani!"

Segnali di un malessere che arriva in alcuni casi a farsi dramma. Secondo il report dell’Osservatorio suicidi ogni giorno un giovanissimo tenta di togliersi la vita e l’80% sono bambine e ragazzi in media di 15 anni. Ma la tentazione di farla finita è andata a insinuarsi anche in chi di anni ne aveva solo 9. I suicidi tentati o ideati tra gli under 15 sono aumentati del 75%, passando da 369 a 649 casi durante il periodo pandemico. Anni terribili, durante i quali è aumentato il disagio psichico se non proprio bisogno di aiuto psichiatrico, dimostrato dagli 8 milioni di antidepressivi in più consumati solo nel 2020. Mentre dall’altro lato non si è riusciti a fornire un’adeguata risposta assistenziale, con 2 milioni e 645mila prestazioni psichiatriche in meno erogate e quasi 100mila persone in meno assistite dai servizi pubblici, dai quali i più si sono tenuti lontano per paura del Covid, mentre proprio il virus insinuava tarli nella mente oltre che nel corpo.

«Da noi -e parliamo di un dipartimento che ha un bacino d’utenza di un milione e 300mila abitanti- abbiamo visto un’ondata improvvisa di adolescenti con disturbi importanti e devo ammettere che a volte è subentrato anche in me un senso di impotenza, quando pur cercando di dare tutte le risposte possibili abbiamo finito per perdere dei ragazzi», ammette Massimo Cozza. Che questo senso di frustrazione lo ha vinto inventandosi un Festival per l’inclusione sociale e contro il pregiudizio nei confronti di quelli che per alcuni, ancora troppi, restano pur sempre i «matti». Non più da legare però. Perché a sorpresa l’indagine Doxa da un lato conferma lo stereotipo che vuole la persona con disturbo mentale pericolosa per sè (la pensa così il 65% della popolazione) e per gli altri (il 48%), dall’altro racconta invece di un 70% di italiani che ritiene le persone con disagio mentale intelligenti e con le stesse aspirazioni di chiunque altro (74%). Mentre la stragrande maggioranza, l’81%, pensa che non dovrebbero essere isolate dagli altri.
«Matti da slegare» insomma, come recitava lo slogan di basagliana memoria. Memorie di fine anni ’70, che pur con una riforma psichiatrica incompiuta sembrano comunque aver lasciato il segno.

I commenti dei lettori