Di fronte al Mes i pentastellati agiscono da fattore di paralisi

Come prevedibile, le irrisolte contraddizioni del M5S si scaricano sul governo. Un nutrito gruppo di pentastellati minaccia di non votare la riforma del Mes e innalza barricate sul fronte del cosiddetto Mes sanitario. Una fronda che potrebbe avere pesanti effetti sulla tenuta della maggioranza, visti i numeri al Senato. Anche se, nelle ultime ore, in modo altrettanto significativo, una parte dei frondisti, spaventati per le implicazioni di un voto che potrebbe condurre alla formazione di una nuova maggioranza o addirittura nuove elezioni, ha innescato la marcia indietro. Al di là delle conseguenze che una simile scelta di bandiera avrebbe sul piano europeo, dove la riforma del Mes è decisiva per mettere in campo altri strumenti che consentano di uscire dalla pesante situazione economica amplificata dalla pandemia, il nodo Cinquestelle rimane tutto.

Il partito è ormai balcanizzato, con il fondatore lontano e preso da altri problemi, il figlio dell'altro fondatore in guerra aperta con l'attuale gruppo dirigente e in rivoltoso asse con il descamisado Di Battista e i tecnopopulisti rousseuiani, decisi a presidiare l'ormai inesistente spazio politico delle origini. Quanto agli esiti dei sin troppo carichi di promesse "Stati generali" , se n'è persa traccia. Sullo sfondo, ma non troppo, un Presidente del Consiglio, che dovrebbe rappresentarne la punta di diamante del Movimento ma gioca una partita propria, in aperta competizione con l'assai pragmatico leader dei governisti Di Maio. Conte è consapevole che, o il Movimento cambia pelle o sarà difficile per lui continuare a svolgere un ruolo centrale; allo stesso tempo teme che farsi promotore in prima persona di un'aperta svolta muti lo status quo necessario per coltivare le proprie ambizioni.

Una balcanizzazione che costringe l'atrofizzato corpaccione pentastellato a stare in mezzo al guado, o comunque a non uscirne in maniera rapida. Il tempo in politica, però, non è un fattore secondario. La normalizzazione strisciante dei Cinquestelle, rischia di essere troppo lenta rispetto alle esigenze della società italiana. Uno stato delle cose tipico delle trasformazioni incompiute, quello in cui versa il M5S. Il partito non è più, come rilevano le consultazioni elettorali prima ancora che i sondaggi, il trionfante soggetto politico del quinquennio 13-18. Ma resta, numericamente, il perno del sistema parlamentare. Le sue contraddizioni si scaricano, così, sulle istituzioni. Al contempo, l'impossibilità di dare forma a nuove maggioranze senza i Cinquestelle, consegna loro un'enorme rendita politica. Il risultato è che il M5S è diventato un fattore, più che di instabilità, di paralisi politica. Se non scioglierà i nodi che lo immobilizzano, sarà il corpo elettorale, quando sarà chiamato a pronunciarsi, a farlo senza troppe remore. Il rischio, di fronte a una situazione socialmente drammatica, è che sia troppo tardi anche per il paese.

 

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