Non possiamo permetterci negligenze neanche a Natale

Settecento morti per Covid in un giorno sono una strage. Spaventa un popolo. È il dato che riguarda noi, e si riferisce all'altro ieri. Com'era prevedibile, la gente chiede che a Natale si aprano i negozi, sennò non è Natale. Si vorrebbe la garanzia fin da adesso. Ma non viene, e giustamente: il professor Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all'università di Padova, risponde che sarebbe assurdo e colpevole aprire: «Abbiamo troppe centinaia di morti al giorno, riaprire è inaccettabile».

Se martedì i morti sono stati più di settecento, non è assurdo solo concedere la riapertura, è assurdo anche chiederla. Si discute se si potrà fare Natale mettendo insieme nonni con nipoti. Il governo ha risposto che si potrà pensare (per ora siamo alle previsioni) solo a parenti di primo grado, il che vuol dire genitori con figli. Non dobbiamo fare del Natale un'occasione per l'incremento delle terapie intensive. Ne è appena uscito Gerry Scotti, che quando parla ha un'audience che i politici si sognano, e ha detto che la visione delle terapie intensive in atto gli faceva venire in mente scene dei film di fantascienza. Le terapie intensive funzionano a tutto spiano, ma questo non può rallegrarci, perché ecco il professor Massimo Galli, direttore delle malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, ricordarci che se le rianimazioni hanno un ricambio di pazienti, ce l'hanno più per i decessi che per le dimissioni.

La medicina non è il mondo del mio lavoro, la conosco da paziente, come voi. Come voi sono spaventato dalle notizie e dalle analisi arrivate ieri: siamo il terzo paese al mondo per indice di mortalità da Covid, dopo il Messico e l'Iran, e non sappiamo perché. In Messico muoiono dieci persone ogni cento che han contratto il virus, in Iran cinque su cento. L'Italia vien subito dopo: quasi quattro morti ogni cento casi. Qui da noi il virus è più cattivo? O noi siamo più deboli?

Da qualche anno usano un altro aggettivo per indicare quelli che si ammalano facilmente, e poi muoiono facilmente, e questo aggettivo è "fragili". Per la mia formazione linguistica, "fragili" indica oggetti delicati, che si rompono facilmente, per esempio quelli in vetro. Dunque: il virus irrompe fra noi italiani come fra cristalleria delicata, e la manda in frantumi? Non siamo resistenti? Perché? La risposta che gira più spesso è perché siamo più vecchi. Quindi abbiamo più patologie. Hanno esaminato le cartelle cliniche di circa cinquemila anziani, e hanno visto che ogni anziano ha mediamente tre patologie. Il Covid ci aggiunge la polmonite. Un medico può dire tante cose sulla polmonite, un profano come me ricorda soltanto un proverbio: «La polmonite è una malattia breve ma grave, grave ma breve». Su organismi pre-danneggiati da passate patologie fa il disastro. Non possiamo permetterci negligenze. Neanche a Natale. Neanche per i nipotini. Anzi, tanto più se abbiamo nipotini.

 

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