Giovani Neet, Italia maglia nera in Europa sulle politiche giovanili

Al nostro Paese il primo posto nella particolare classifica europea in materia di giovani tra i 20 e 30 anni che né studiano né lavorano. Dal 19% del 2008, l'Italia passa ora al 25-25 %. Si tratta di circa 2 milioni e 300 mila giovani

Italia, maglia nera in Europa sulle politiche giovanili. Il Bel Paese occupa, infatti, la non esaltante prima posizione nella speciale classifica tra tutti i Paesi della Ue in materia di giovani Neet, cioè quella fascia di giovani tra i venti ed i trenta anni che non vogliono né studiare, né lavorare e respingono ogni forma di coinvolgimento sociale. Se nel 2008 – l'anno di inizio della grande crisi economica internazionale – nel Vecchio Continente i giovani Neet (acronimo di Not in Education, Employment or Training) erano circa il 13 per cento, l' Italia era al 19 per cento. Percentuale che – stando a un sondaggio del Rapporto Giovani 2016 dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – ora è cresciuta fino a toccare il 25-26 per cento (circa 2 milioni e 300 mila giovani) , mentre nella Ue non si supera il 15.

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Dati per il nostro paese a dir poco preoccupanti che saranno al centro del primo convegno - promosso dall'Istituto Toniolo di Milano, dall'Università Cattolica del Sacro Cuore e da Fondazione Cariplo -. dedicato proprio al fenomeno Neeting in Italia ed in Europa in programma a Milano in due sessioni. Il primo appuntamento, giovedì 3 novembre, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, Aula Pio XI. Il secondo, domani, presso BASE Milano in Borgognone, 34. Una due giorni di dibattiti, tavole rotonde e relazioni di esperti. Tra gli altri interverranno Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Francesco Botturi, prorettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Sergio Urbani, Direttore Fondazione Cariplo, Stefano Dedalo, direttore Risorse umane di Mc Donalds Italia, Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, e Paola Bignardi, consigliere Fondazione Cariplo.

“A mantenere elevato il numero di Neet in Italia” - sottolinea Alessandro Rosina, Demografo dell’Università Cattolica e coordinatore dell’Indagine Rapporto giovani – “contribuiscono, in misura maggiore rispetto alla Ue, i giovani con carenti competenze e in condizione di disagio sociale, a rischio di marginalizzazione permanente, ma anche neodiplomati e neolaureati con buone potenzialità, ma con tempi lunghi di collocazione nel mercato del lavoro per le difficoltà di valorizzazione del capitale umano nel sistema produttivo italiano”. Un fenomeno negativo che, secondo Rosina, va contrastato agendo “sia su chi si trova già da tempo in tale condizione e fatica ad uscirne, sia su chi sta finendo gli studi e si appresta ad entrare nel mercato del lavoro. Va inoltre stimolata e rafforzata la capacità di intraprendenza e di imprenditorialità dei giovani”.

Tradotto in cifre, la piaga dei Neet – secondo le stime dell'Eurofound - corrisponde a un costo di circa il 2% del Pil in Italia, circa 36 miliardi di euro all'anno. La composizione dei Neet – stando al sondaggio Rapporto Giovani – è molto eterogenea, va dal neolaureato con alta motivazione e alte potenzialità che sta attivamente cercando un lavoro in linea con le proprie aspettative (prima eventualmente di riallinearsi al ribasso con ciò che il mercato offre), fino al giovane uscito precocemente dagli studi, scivolato in una spirale di marginalità e demotivazione. Ma rientrano anche le persone che non hanno un impiego per scelta, perché vogliono prendersi tempo per esperienze di diverso tipo o per dedicarsi alla famiglia. “Un paese che si definisce civile – ha detto Giuseppe Guzzetti, Presidente Fondazione Cariplo – non può accettare un livello di disoccupazione giovanile come quello che abbiamo oggi in Italia. Ma c’è una fascia di giovani ancora più debole, ed è quella dei Neet, per i quali la nostra Fondazione ha strutturato un progetto rivolto a mille giovani, partito un anno fa, sta dando risposte concrete, con ragazzi che vengono inseriti nelle organizzazioni non profit. Le loro storie sono significative e fanno ben comprendere come fosse la loro vita prima di aderire a questo progetto, è come oggi stia cambiando la loro prospettiva e fiducia verso il futuro. Questo è Progetto NEETwork: un progetto che recupera questi ragazzi finiti in un angolo. Non è un’iniziativa che risolve il problema, ma certamente una buona pratica che segna una via su come si possa cominciare a farlo”.

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