La strana destra di Atreju

Terzi, Giannino e Magdi Allam alla corte di Giorgia Meloni

Un ex ministro del governo Monti nel partito di chi, già da tempo, aveva smesso di votargli la fiducia. Il fondatore di una lista ultraliberale, candidato premier fino a una settimana prima delle Politiche, insieme a un pezzo storico della destra sociale. Reduci di An romani che si detestano, da una vita, e che non avrebbero mai immaginato di ripercorrere un pezzo di strada a braccetto. C'è più di una contraddizione, nel nuovo progetto di destra che sta nascendo in queste ore, ma insieme alle contraddizioni c'è una doppia certezza: il dopo-Berlusconi è già cominciato, e le praterie lasciate libere dalle larghe intese sono un'occasione da non perdere per cercare spazio tra chi ha paura di morire democristiano.

Sul palco di Atreju - che una volta era la festa dei giovani vicini ad Alleanza nazionale, poi è stata allargata al Pdl, ora è tornata nelle mani di Giorgia Meloni, che dalle prime edizioni ne è l'anima - sono attesi, questa mattina, nomi che potrebbero costituire nei prossimi mesi l'upgrade di Fratelli d'Italia: simboli del nazionalismo (Giulio Terzi di Santagata, protagonista di dimissioni plateali da ministro degli Esteri per il caso dei marò), della lotta alle tasse (il giornalista Oscar Giannino), dell'approccio identitario al cristianesimo (il neocrociato Magdi Cristiano Allam), della linea dura sul fronte della bioetica (Olimpia Tarzia, ex assessore alla Sanità della Regione Lazio).

Ciò che li unisce è la provenienza non marcatamente di destra: il tecnico, l'ex leader dei giovani repubblicani, i cattolici già candidati con i centristi, lontani dalla caricatura classica del piccolo Balilla. Tanto è vero che Francesco Storace, che pure ad Atreju sarà in platea e non esclude possibili alleanze, ironizza sul profilo moderato del nuovo soggetto, «un po' lontano - parole sue - dalla destra borgatara che piace a me».

Per tutti ci sarebbe spazio alle prossime Europee, se volessero candidarsi, ma lì la fatica è poca: il picnic delle preferenze, infatti, prevede il pranzo al sacco, con l'ospite invitato a portarsi i voti da casa. Più complicata sarebbe la corsa a un posto nelle liste bloccate, in caso di elezioni politiche anticipate, ma è comunque presto per pensarci: Ignazio La Russa - gran tessitore dell'operazione, che gli sta costando un fitto lavoro di diplomazia per far digerire ai Fratelli d'Italia romani l'alleanza con Gianni Alemanno - ha per ora in mente solo le Europee, dove spera di raggiungere il 4-5%.

Da far pesare poi in Italia, dove il Centrodestra che verrà non potrà permettersi di farne a meno. L'obiettivo non è impossibile, se si dà un'occhiata ai contenuti. L'edizione di Atreju che si conclude oggi, ad esempio, ha un nemico facile, la grande finanza, vista in contrapposizione ai popoli e all'economia reale; in ogni giornata c'è un richiamo all'identità nazionale (la Nazionale italiana di rugby, il premio alla figlia del carabiniere Giangrande, i marò); echeggiano poi spesso parole come legalità, sacrificio e merito, barattoli di miele per quel pezzo di destra che nel ventennio berlusconiano avrebbe voluto pronunciarle più spesso.

Il malcontento per le tasse e la protesta contro la finanza possono rubare voti a Grillo e Lega; il nazionalismo spinto li toglie al Pdl; le posizioni poco concilianti in campo etico possono attrarre gli elettori berlusconiani infastiditi dalle aperture al dialogo di Bondi e Galan, se non addirittura qualche simpatizzante dell'Udc. La presenza scenica di Giorgia Meloni, tra i pochi parlamentari in grado di attirare l'attenzione dell'Aula quando prendono la parola, fa il resto: lo spazio a destra, insomma, può esserci davvero.

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