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Per capire il valore dell'acqua, fate un salto al museo della Centrale di Milano

Per capire il valore dell'acqua, fate un salto al museo della Centrale di Milano
Dentro sembra di sentire ancora il rumore delle pompe: viaggio nello spazio multifunzionale da cui si snodava la rete idrica della città
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Da fuori l’edificio colpisce per la sua architettura neoclassica che ricorda il vicino Cimitero Monumentale. Dentro sembra di sentire ancora il rumore delle pompe che dal 1906 e per 40 anni hanno garantito l’acqua ai residenti di Milano. Riaperta come museo d’impresa a luglio 2018, la Centrale dell’Acqua di piazza Diocleziano (CAMi) rappresenta insieme un inno all’ingegno dei tecnici comunali che la progettarono a cavallo del XIX e XX secolo (con uno sguardo al futuro ingrandimento della città) e un appello al rispetto di una risorsa fondamentale per il benessere e la salute dei cittadini.

 

Tappa fondamentale per chi è interessato a scoprire la storia dell’oro blu milanese, la Centrale dell’Acqua oggi è uno spazio multifunzionale che negli ultimi quattro anni ha accolto oltre 300mila visitatori e ospita esposizioni, conferenze, dibattiti, laboratori didattici (soprattutto per i giovani alunni delle scuole) e molto altro snodandosi fra le sale che un tempo accoglievano circa 20 addetti impegnati a garantire l’apporto idrico alla città.

 

Da qui, infatti, si snodava la rete idrica della città che si abbeverava da 10 pozzi a una profondità variabile dai 30 ai 60 metri grazie al supporto di due pompe centrifughe e due semifisse, il cui compito era pompare acqua pulita dalle profondità della falda acquifera.

 

Acqua che, fin dal 1907, è di una purezza tale da rivaleggiare con le sorgenti montane smontando così il luogo comune che vuole l’acqua di città meno pura delle altre. Un preconcetto che ancora oggi attanaglia molti cittadini della metropoli spesso ignari del lavoro che MM (la società che si occupa della gestione delle risorse idriche della città) porta avanti fin dalla sua costituzione: 175mila controlli all’anno - a cui si aggiungono quelli dei privati – coadiuvati da un sistema di monitoraggio integrato della rete idrica e fognaria (Gis) che arriva dentro al rubinetto di casa e capace di restituire in tempo reale lo stato dei consumi idrici cittadini. Risultato? "L’acqua di Milano è poliminerale, fa bene a reni, fegato e ossa. Un suo utilizzo abbondante previene la calcolosi e non pesa sul portafoglio dal momento che costa solo 80 centesimi ogni mille litri", afferma Luca Montani, direttore della comunicazione di MM.

Non sorprende, quindi, che prima della pandemia il 63% dei cittadini meneghini affermasse di utilizzarla quotidianamente. Magari abbeverandosi dalle classiche fontanelle che punteggiano la città. Chiamate “vedovelle” (dal momento che “piangono” sempre) oppure “draghi verdi” (in riferimento al beccuccio a forma di drago da cui fuoriesce l’acqua), queste installazioni rappresentano un osservatorio privilegiato sullo stato di salute dell’acqua milanese e all’interno di CAMi hanno uno spazio dedicato alla loro iconica storia.

Attualmente sono 500 quelle attive, ossia dalle quali esce in modo continuo dell’acqua. Un fuoriuscire che non è sinonimo di spreco. Posizionate all’intersezione delle maglie della rete idrica, da un lato rappresentano un canale di sfogo della stessa e, dall’altro un pinto di prelievo di superficie per i controlli della qualità dell’acqua. Insomma, delle vere e proprie sentinelle.