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Masi pensa al futuro: ecco la nuova cantina

Il rendering di Monteleone21
Il rendering di Monteleone21 
In occasione della vendemmia 250 scoperto in anteprima Monteleone21 con un fruttaio monumentale alto 12 metri: una porta di accesso sulle terre dell'Amarone e della Valpolicella
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Un lungo passaggio ipogeo sarà il collegamento tra la storia, il presente e il futuro di Masi Agricola. La galleria collegherà la sede di Gargagnago e le sue cantine storiche con il nuovo centro polifunzionale, che comprende la parte aperta all’esperienzialità Monteleone21.

Il rendering di Monteleone21
Il rendering di Monteleone21 

Il fabbricato di ampliamento sarà inaugurato l’anno prossimo, anche se a cantiere ancora aperto ha ospitato quest’anno le celebrazioni della 250esima vendemmia della famiglia Boscaini al Vaio dei Masi. “Vogliamo lasciare un segno e questa sarà la porta d’accesso per scoprire le terre dell’Amarone e della Valpolicella classica. Il futuro del vino stretto tra l’incertezza del futuro causata soprattutto dalla guerra in corso e dal pericolo di un neo-proibizionismo è legato alla valorizzazione del rapporto con il territorio e del prendersi cura del turismo del vino”, spiega Sandro Boscaini, presidente di Masi. “La mia è una storia contadina” racconta ed è stato quel rapporto con la terra che è servito per reinventare il grande rosso della Valpolicella e poi di acquistare vigneti anche in Argentina fino a portare la società alla borsa di Milano. Il 25% delle quote è sul mercato, e tra gli azionisti ci sono Renzo Rosso, il patron di Diesel e Enpaia, l’ente previdenziale dei lavoratori agricoli. Il resto è saldamente in mano alla famiglia, che gestisce l’azienda da sette generazioni.

La nuova struttura è la conclusione di un progetto ideato nel 2011 che ha al centro la sostenibilità. Boscaini la spiega così: “La terra, i vigneti sono preziosi e limitati, dobbiamo preservarli, anche esteticamente, e mantenerli produttivi. Le risorse idriche sono fondamentali e purtroppo impoverite; i cambiamenti climatici e le sempre più frequenti siccità ci mettono alla prova. Dobbiamo pertanto avere sensibilità e metodo, che significa anche valorizzare elementi immateriali che ci aiutino nel costante impegno per rendere l’attività sostenibile”. E continua “c’è poi un evidente cambiamento nei paradigmi del consumatore nell’approcciarsi al vino: anch’essi nella direzione di una più accentuata sensibilità all’ecologia e alla biodiversità. La connotazione lifestyle dei vini e dei brand è qualcosa di nuovo che riconosce in questo magico prodotto della terra elementi tipici del lusso accessibile”. La Masi Wine Experience ha questo pensiero e qui si concretizza in Monteleone21, una “cantina aperta”, nuovo tassello di questo progetto strategico. Un tassello che ha al centro “un fruttaio monumentale di 12 metri di altezza destinato all'appassimento delle uve per l'Amarone, tecnica in cui Masi ha un expertise riconosciuta a livello internazionale”, aggiunge Federico Girotto, l’amministratore delegato del gruppo.

Quando il cantiere sarà ultimato Monteleone21 si presenterà come una collina erbosa, ricoperta di viti e vegetazione, e sarà caratterizzata da un rivestimento in pietra locale che rimanda alle “marogne”, i muretti a secco tipici della zona che sostengono i vigneti di collina. Per Girotto “sarà il simbolo della relazione inscindibile tra la cantina e il suo territorio con l’obiettivo di perseguire un contatto sempre più diretto con il consumatore finale che avrà l’opportunità di vivere un percorso esperienziale immersivo a partire dal fruttaio monumentale”.

 

Monteleone21 - co-progettato dallo studio Cecchini e dall’architetto Giovanna Mar, che lo sta realizzando con Alessandro Beghini – è stato concepito in chiave di sostenibilità: dall’integrazione nel territorio all’utilizzo di fonti rinnovabili come il fotovoltaico e la geotermia, alla minimizzazione dei consumi energetici, per esempio con la cross-ventilation. E nel fruttaio non ci sarà un grammo di plastica ma solo “arele” fatte canne di bambù.

In attesa dell’inaugurazione, però, il gruppo ha deciso di lanciare sul mercato, in formato magnum in edizione limitata, l’Amarone “Vajo dei Masi”, annata 1997, dal nome della località nel cuore della Valpolicella classica dove 250 anni fa il capostipite della famiglia raccolse i primi grappoli d’uva. “Si tratta di un vino unico – secondo Sandro Boscaini - per la sua tecnica produttiva: la conservazione sotto azoto in contenitori di acciaio, dopo i primi 5 anni di affinamento in botte e il risultato ottenuto è sorprendente dal punto di vista organolettico”. E spiega: “La particolare lavorazione ci ha permesso di ottenere, dopo un quarto di secolo, un nettare dalla grande complessità determinata dal lungo affinamento e, al tempo stesso, dall’inusuale e inattesa freschezza”.