Mario, Jack e il tartufo, quell’esperienza unica che conquista l’Unesco

Mario, Jack e il tartufo, quell’esperienza unica che conquista l’Unesco
Il patrimonio dell’umanità si arricchisce sempre di più di esperienze legate a un territorio e alle sue persone. Esperienze irripetibili e irreplicabili altrove, senza bisogno di copyright
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Mario e Jack escono di casa all’alba. Quando il sole non è ancora sorto. Si incamminano sulle colline. Condividono la fatica. Mario cammina e ogni tanto incita Jack. Perché è Jack che conta. Quando si ferma e comincia a scavare, Mario si avvicina e si prende il gioiello che Jack ha tirato fuori dalla terra. A Jack dispiace sempre un po’ ma poi si consola con il premio che Mario gli consegna, un premio doppio: un pezzo di prosciutto e soprattutto un abbraccio. Che per Jack è il premio che conta di più.

Jack è un cane bianco con una macchia nera sull’occhio, Mario e il cercatore di tartufi. Loro sono quello che è diventato patrimonio dell’Unesco.

Si tratta di uno dei regali più grandi che l’Unesco potesse dare all’Italia, ma, insieme alla scelta di tutelare la musica techno di Berlino, un segnale importante. Il patrimonio dell’umanità si arricchisce sempre di più di esperienze legate a un territorio e alle sue persone. Quindi irripetibili e irreplicabili altrove, senza bisogno di copyright. Una tutela che valorizza la tradizione e il genius loci arricchito dal confronto e dalla sfida tra le persone.

Il gesto della cerca del tartufo che vive il suo momento di maggiore esaltazione ed entusiasmo sulle colline piemontesi è insieme cultura, magia, fatica, emozione e tradizione. Un modello della strada che il Made in Italy del gusto può percorrere per diventare sempre più unico. Ma l’arrivo dell’Unesco impone la necessità di mettere paletti che garantiscano il futuro e la sostenibilità della cerca. Vanno tutelati di più i cani, spesso al centro di faide tra cercatori, la cerca non deve diventare una pantomima per turisti e non dobbiamo mai dimenticare che il tartufo non si trova ovunque ma chiede un ambiente buono, pulito e giusto, come direbbe Carlo Petrini.

Le Langhe hanno dimostrato di saperlo fare e la grande avventura dell’Unesco è cominciata in quelle terre. Oggi che a vincere è stata l’Italia dobbiamo farne un patrimonio. Anche di tutela.

 

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