Assaggi stupefacenti in una villa storica che presto sarà famosa

Nel Monferrato Emanuela Novello ha creato il mondo di Prediomagno: 25 ettari divisi in 5 appezzamenti. Il risultato: vini superbi
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Emanuela Novello pensa al vino come a un viaggio. E lei dalla periferia di Milano, esattamente da Lainate (qui c’è la mia miglior gelateria che si chiama –16), dove il marito Giovanni aveva un’attività industriale, il viaggio lo ha fatto in Piemonte sulle tracce di Pavese nel 1990. Ma forse non aveva messo in conto la malia del Monferrato, che ti entra dentro l’anima e ti rapisce. Così ha preso casa a Montemagno e quando s’è presentata l’occasione ha pure acquistato una villa storica a Grana dove ora ci sono la cantina e le camere del loro imminente relais.

Se andate a Montemagno e osservate il degradare dei vigneti ai piedi del maestoso castello, quelli sono i loro, perché erano certi che lì dovesse riapparire la vite. E sono di ruché, semplicemente perché i fratelli Palermino, titolari del ristorante La Braja di Montemagno, glielo hanno fatto conoscere. Per il vino hanno fatto tutte le cose per bene: l’enologo Riccardo Cotarella, le etichette disegnate dal grande Giacomo Bersanetti, genero di Luigi Veronelli, che il Covid ce lo ha portato via nel 2020, e un agronomo di grande esperienza come Daniele Gilberto. E persino l’architetto del vino Giovanni Bo ha pensato alla cantina: un genio dell’essenzialità che ha lavorato per maison importanti come quelle della famiglia Gaja.

Il restauro conservativo di questa villa dell'Ottocento è comunque uno spettacolo: dalla stanze che sembrano disegnate per un convento alle cantine sotterranee. Hanno anche una passione per l’olio, perché Giovanni, originario del Sud, non poteva rinunciare a un simbolo della dieta mediterranea. Quindi due olii, uno di cultivar leccino, che si è acclimatata bene nel Monferrato, l’altra di cima di Melfi, che dà un tono speziato, caratteristico, adatto da abbinarsi alle carni.

Questo è dunque il mondo di Predio (podere) Magno (grande) con il logo che è un falcone stilizzato preso dalla cultura longobarda.

Ma veniamo ai vini, la cui storia ha inizio sette anni fa e coincide anche con l’acquisizione di posizioni a Grana, Montemagno e Grazzano Badoglio per un totale di 25 ettari divisi in cinque appezzamenti. In cantina c’è Anna Di Vita, giovane enologa di Marsala, che si confronta con Cotarella sull’idea di portare alla luce l’integrità del vino.

Iniziamo da un Brut Rosé metodo martinotti, da uve di ruché 100%, che è piacevolissimo nella sua fragranza di petali di rosa e pure nella chiusura sapida. Il metodo classico è invece un pinot nero al 100% che ha sempre note di rosa tenui e una bella armonia in bocca, che chiude con una piacevole sapidità.

Il Piemonte Chardonnay “Piumago” 2019, da vigneti a Castagnole Monferrato, ha colore paglierino brillante e note fruttate iconiche come la banana (più evidente nel 2020). In bocca è una caramella col suo aroma, ma anche ricca di freschezza e sapidità. Un bellissimo esemplare di Chardonnay, che ha un persistenza condotta dall'acidità pregnante.

Il Piemonte Sauvignon “Suitas” 2020 è particolare nel suo effluvio vegetale: senti il tarassaco, l’alloro, l’erba tagliata. Lo cogli nella sua verticalità e mineralità. Si passa al "Neonà" che è un rosato speziato e secco, frutto di uve ruché.

Ma quando arriva nel bicchiere il Grignolino d’Asti “Splé” 2019 ci si inchina. Ha il colore iconico che tende al mattone, al naso rabarbaro, vermouth, note di erbe amare e china calissaja. Ma senti anche il tè nero, note balsamiche e poi in bocca è rotondo, tannico, con un finale ammandorlato. Un Grignolino grandioso, che per me vale il massimo dei punteggi.

Tocca ora al Ruché di Castagnole Monferrato 2019 che ha colore rubino trasparente e poi note che ricordano ancora la speziatura, ma anche la balsamicità della menta. È elegante, intenso, con un finale amarognolo. Il 2020 è un vino da messa, dove senti l’incenso, ma soprattutto la tipica rosa dolce, con l'avvolgenza dell’alcol che quasi nasconde il tannino. Anche questo ha note balsamiche accentuate ed è figlio di un grandissima annata.

 

Tuttavia i 5 asterischi li conquista anche il “Nisus” che è un Ruchè di Castagnole Monferrato 2020 ottenuto da un vigneto trentennale esposto a sud, sud-ovest, che viene trattato con una grappolatura preventiva per dare maggiore forza ai grappoli che sono sulle piante. È regale, avverti il pepe, le spezie, ma anche la lavanda sul fronte di note balsamiche e aromatiche. È un rosso setoso, di eleganza infinita, con un corpo pregnante. Un vino che ha tutto, Chapeau!

E ora si apre il capitolo della Barbera. Il Robiross 2018 è una Barbera d’Asti che ha note intense e profonde e la sua speziatura minerale fa sentire persino la grafite. La Barbera d’Asti Superiore Vlù 2019 ha il colore violaceo e la nota vinosa tipica delle grandi Barbera di queste terre. Sarà poi una sorpresa il Robiross 2017 che è il terzo vino perfetto: frutta piena al naso, rotondo, carezzato da note verdi e rabarbaro e un'eleganza enorme.

Questa cantina, che dal 6 all’8 novembre troveremo fra le magnifiche 100 di Golosaria a Milano, sembra evidente che sarà famosa. Gli assaggi che fatto sono stati semplicemente stupefacenti.

Prediomagno

via Professor Garrone, 43 Grana (AT)

tel. 0141 924243 - 335 294208