Barista minacciato per un cartello sul green pass: "Ho usato l'ironia e sui social mi hanno sommerso di insulti"

Il cartello appeso dentro al locale 
Al Bar del Porto di Cattolica un foglio che indica menu diversi per chi ha il certificato verde e chi non ce l'ha fa infuriare i no-vax. Il titolare Giovanetti: "Se avessero da faticare non lo troverebbero il tempo per tutta questa assurdità"
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"Mi hanno dato del nazista, del bastardo, hanno scritto che devo morire e che mi cag*** davanti al locale, ma sa che le dico? Quello che avrebbe detto il mio babbo: se avessero da faticare davvero non lo troverebbero il tempo per tutta questa enorme assurdità". Davide Giovanetti risponde così alla valanga di commenti che hanno investito lui e il suo Bar del Porto a Cattolica sulla riviera romagnola. Romagnolo è il suo accento, e lo è anche lo spirito con cui ha preso quel che gli è stato rovesciato addosso. Ovvero l'ennesimo attacco a chi ha un esercizio commerciale aperto al pubblico, deve fare i conti con le norme anti Covid e fra pochi giorni dovrà sottostare a un nuovo obbligo, quello del certificato verde per i dipendenti. Giovanetti, barista "corsaro", ha scelto l'ironia per affrontare questo nuovo step. Con un cartello in cui comunica alla sua clientela il seguente messaggio: "Dal 15 ottobre elenco dei prodotti x i clienti. Greenpass: spianata farcita, tutti i tipi di gelati, mojito cocktail vari, amari vodka, cognac, birre in bottiglia, superalcolici. Senza greenpass: spianate vuote, ghiacciolo, acqua e menta, camomilla, 1/2 naturale, 1/2 gasata. Valido fino al 31 dicembre 2021". La foto finisce sul web e la tempesta virale inizia.

"Io sono anti social, non mi piace l'uso che se ne fa, è una polveriera che distorce la realtà - ci spiega il barista -. E questo è il risultato. Sono stati i ragazzi che lavorano con me a dirmi che il cartello era finito sui social. Credo sia stata una ragazza a fotografarlo e a farlo girare per prima. Poi si sono come formate due fazioni, da una parte quelli che l'hanno commentato positivamente sulla pagina del professor Burioni, dall'altra chi l'ha attaccato in maniera, ripeto, assurda. Non si è colta l'ironia del messaggio. Io sono andato al di là, oltre chi è pro o contro". 

 

E in effetti quando si parla di vaccino Davide, che si fa chiamare anche David ("Fa più figo") non si sbilancia e oltrepassa la domanda diretta se lui sia o no vaccinato: "Credo che il governo comunque non ci abbia messo la faccia, se voleva doveva dare l'obbligo vaccinale" tiene a precisare. Per quanto riguarda il green pass esteso ai lavoratori sia pubblici che privati lui si dice favorevole: "Mi ero stupito che chiedendolo ai clienti non fosse obbligatorio anche per chi lavora a contatto con il pubblico e quindi dovranno averlo i miei dipendenti che ora sono tre. Uno è vaccinato gli altri dovranno fare il tampone che secondo me è anche più sicuro, visto che spesso chi si vaccina può ancora contagiare ma abbassa la guardia...". 

Giovanetti che ama prendere la vita con filosofia e un pizzico di "seria" ironia, già durante il lockdown aveva cercato di sdrammatizzare la situazione pur comprendendone la gravità. "Con la pandemia - racconta - pensavo che non mi sarei più ripreso, io con la mia attività che l'anno prossimo compie 30 anni. Così ho pensato di mettermi su un'Ape con un tavolino. E la scritta colazione d'asporto".

Anche l'idea del cartello è nata per gioco. "Giorni fa - spiega Giovanetti - era entrata di prima mattina una signora che voleva un gelato, le ho chiesto se aveva il green pass se no le avrei dato solo un ghiacciolo... Ci vuole un po' di ironia, soprattutto nei momenti difficili". Per questo dice di non preoccuparsi affatto dei commenti contro di lui e il suo bar in cui offre "un po' di tutto e nulla in particolare": "Non siamo professionisti in niente - ammette ridendo al telefono -. Però io so fare un ottimo cappuccino, e una magnifica torta di mele". 

I detrattori e "no-pass" da tastiera, intanto, continuano a invitare tutti a boicottare il Bar del Porto, a mettere recensioni negative, ad augurargli il fallimento. Così come era accaduto a una gelateria toscana. E a una pasticceria veneta. Tutti "colpevoli" di ricordare a modo loro le regole anti Covid