Esigente e orientato alla sostenibilità: ecco il nuovo turista enogastronomico

Nella Giornata mondiale del Turismo celebrata dalle Nazioni Unite, l'esperta e consulente del ministro Massimo Garavaglia, Roberta Garibaldi racconta al Gusto le nuove sfide del settore: la prima è la tutela dell'ambiente. "Col governo stiamo redigendo un piano italiano di rilancio che parte dall'ascolto delle Regioni e degli operatori sul territorio per individuare le linee guida su cui lavorare: sarà pronto a primavera"
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 «L’enogastronomia è un volano per la ripresa economica, ha rafforzato la sua centralità per il turista. Si veste di nuovi valori ed identità». A parlare è Roberta Garibaldi, esperta di turismo enogastronomico, docente universitaria, nonché consulente del ministro Massimo Garavaglia. Una riflessione che arriva in occasione della Giornata mondiale del Turismo, che le Nazioni unite celebrano ogni 27 settembre, e che quest'anno è dedicata alla crescita inclusiva ("Tourism for Inclusive Growth"). Le celebrazioni ufficiali saranno ospitate in Costa d'Avorio ma sono previste iniziative in tutto il mondo e l'Unwto (l'Organizzazione mondiale dedicata al turismo dell'Onu) invita tutti a condividere riflessioni, pensieri e immagini di festa anche sui social con l'hashtag #WTD2021.

E proprio oggi a Torino, al Festival internazionale del giornalismo alimentare, Garibaldi presenterà il suo nuovo rapporto “Turismo enogastronomico e sostenibilità” da cui emerge un dato netto: il 71% degli italiani si dichiara più propenso a visitare un’azienda che punta su progetti di sostegno alla comunità locale mentre il 76% apprezza le realtà che hanno intrapreso scelte etiche. All’esperta abbiamo chiesto che cosa aspettarci nel futuro.


Qual è il valore dell’enogastronomia per la ripresa economica post Covid e che ruolo ha la sostenibilità?
«È un settore trainante. In questi mesi, abbiamo visto l’enogastronomia rafforzare il suo ruolo per gli italiani, nel mercato interno, ma speriamo di tornare ad accogliere presto i turisti stranieri, anche se ci vorrà anche ora un po’ per tornare ai numeri prepandemici, si parla del 2023. Quanto al tema dell’ambiente, è opportuno che tutte le componenti dell’esperienza turistica diventino sostenibili in ogni accezione, dalla degustazione al trasporto, passando per la comunicazione. E tutto ciò va comunicato al turista prima e durante l’esperienza».

Si parla spesso di turismo diffuso, come si fa a valorizzare anche le località meno note? 
«Oggi abbiamo assistito alla riscoperta delle aree “minori” e negli ultimi due anni diversi territori e regioni meno gettonate come destinazioni di viaggio si sono rivelate mete di vacanza per gli italiani, registrando un boom rispetto al passato. Questo sviluppo del turismo domestico è un dato molto positivo che, con l’azione di riqualificazione dei borghi, potrà vivere un ulteriore respiro». 


Lei affiancherà il ministro Garavaglia nella stesura del Piano del turismo italiano, quali sono le strategie su cui state lavorando?

«Le linee guida del Piano saranno elaborate con un percorso di ascolto e di condivisione, saranno infatti definite con un dialogo importante con le Regioni, le associazioni di categoria, operatori ed esperti. Faremo un’analisi sia quantitativa che qualitativa, contiamo di essere pronti a primavera».

Roberta Garibaldi con Carlo Petrini e il ministro del Turismo Massimo Garavaglia 

Quando partirà questo lavoro?
«Sta iniziando. Il percorso riguarda il territorio: lo scopo è valorizzare tutte le esperienze enogastronomiche e gli elementi culturali che la arricchiscono, sulla base di quanto emergerà dall’analisi svolta. Oggi il turista vive esperienze in modo trasversale. Il visitatore enogastronomico è molto attivo, più di quello generalista, e ama integrare aspetti diversi all’interno del viaggio: degustazioni, gite, arte, shopping, attività sportiva». 
All’interno di un territorio ricco di spunti enogastronomici, come si fa ad intrecciare i percorsi del vino e con quelli del cibo?
«Oggi ci sono molti esempi di strade del vino miste a tappe della gastronomia, basti pensare a itinerari per wine lover puntellati di ristoranti tipici. E ci sono regioni, come Trentino e Friuli, che hanno dato vita a strade uniche, mettendo insieme i vari percorsi nella medesima offerta. Anche i territori caratterizzati da specialità ben definite, penso alle Langhe dove tartufo e Barolo sono specialità iconiche, propongono un’offerta variegata, e i prodotti principali fanno da traino agli altri».