A Rimini non solo piadine: che vini pazzeschi in Romagna da San Valentino

Il patron Roberto Mascarin, coadiuvato dall'enologo star Luca D'Attoma fa dei rossi strepitosi. Ma attenzione ai bianchi: statene certi, saranno famosi
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Sulla sommità del colle di Covignano, che ai fan della piadina dice qualcosa, a sei chilometri da Rimini e dal litorale, fa capolino un bel cascinale con le persiane tutte variopinte, incorniciato da vigneti che sembrano disegnati. È il luogo eletto per compiere un gran bel lavoro di squadra che vede scendere in campo tre protagonisti. Roberto Mascarin, che esattamente un quarto di secolo fa ha preso in mano l’azienda del padre per dare vita al proprio sogno di curare la terra e produrre vini; quindi la famiglia Aureli, con Valentina, Enrico e Alfredo, imprenditori e leader mondiali  in tecnologie per la produzione degli imballaggi, che sono i soci con i quali è stato creato il brand San Valentino; e infine, colui che ha reso possibile il progetto delle due famiglie, grazie alla competenza che da sempre contraddistingue il suo operato: l'enologo Luca d'Attoma. Direttive precise in cantina e in vigna, dove si applicano i dettami del biologico e le vigne vengono inerbite a filari alterni. Nel 2000, inoltre, tutti i vigneti sono stati reimpiantati.

L'azienda San Valentino, a sei km da Rimini e dal litorale romagnolo 

Oggi, la proprietà vitata si estende su 17 ettari collinari (140mila le bottiglie), esposti a sud e sud-ovest. Due terzi degli appezzamenti vedono protagonisti vitigni autoctoni, quali la rebola (alias grechetto gentile, conosciuto verso Bologna come pignoletto) che sta diventando, finalmente, il vino cult di queste terre, dove sono impegnati una ventina di produttori (24 per l’esattezza, e 17 fanno parte di un’Associazione nata intorno a questo vino, che presto si potrà fregiare della doc Rimini Rebola). Non manca poi il sangiovese, mentre la restante parte riguarda uve cosiddette internazionali (cabernet franc, syrah e merlot).

La cantina dell'azienda San Valentino 

Partiamo allora dalla rebola, sulla cui valorizzazione è stato dato un segnale importante proprio da Roberto, tanto che qui viene declinata in tre versioni. In primis il superbo Colli di Rimini Rebola “ViVi”, dedicato alla memoria e alla tenacia della moglie di Roberto, Valeria Vivian, con la quale ha condiviso il progetto San Valentino. È un cru ottenuto da una piccola particella a dimora a Croce di Montecolombo, frutto di una vinificazione con fermentazione naturale in orci con lieviti indigeni e affinamento in cemento sulle fecce fini per 8 mesi con periodici bâtonnage. Ha colore giallo oro di ottima concentrazione e al naso ti sorprende una finissima nota fruttata di albicocca. Ma lo senti anche speziato, con note di talco e cenni animali. In bocca è da urlo: fresco, disteso, intenso, davvero il vino che mancava. Questo era il 2019, mentre il 2018 si arricchisce di complessità, con la prugna gialla e poi quella sapidità piacevolissima che ti fa innamorare.

Il Colli di Rimini Rebola “Scabi” viene fermentato e affinato esclusivamente in acciaio e manifesta la sua eleganza setosa in bocca.

Infine il “Contesse Muschietti”: qui le uve grechetto gentile vengono sottoposte a passimento in vigna e in graticci, cui segue una fermentazione naturale in caratelli di rovere per 15 anni, applicando il metodo Solera. E senti il miele intenso e poi quell’anima fresca che lo rende una sorta di sublimazione della potenzialità del vitigno. Fantastico!

Al tavolo degli assaggi, mentre di fuori, sotto il sole, i wine lovers si godono questa Romagna un poco lontana dalle spiagge, arriva dunque il sangiovese con lo storico Romagna Sangiovese Superiore Riserva “Terra di Covignano” 2019 frutto di una fermentazione naturale in acciaio con lieviti indigeni, e successivo affinamento in botti di legno grande e barriques di secondo passaggio per 16/18 mesi. E qui avverti l’emergenza della frutta imperiosa, ovvero la ciliegia del Sangiovese, e quei tratti di eleganza e freschezza che in Romagna sanno avere.

Da una ulteriore selezione delle uve c'è poi il quasi omonimo Romagna Sangiovese Superiore Riserva “Conte di Covignano” 2017, dove provi lo spettacolo delle note minerali e ferrose, della lunghezza gusto-olfattiva e sempre dell’eleganza. Pare che il clone di sangiovese di questa selezione sia il medesimo del mitico Cepparello. Il Terra di Covignano rosso riserva 2016 (da uve sangiovese) è anch’esso finissimo e spicca una nota di anice. Che vini pazzeschi Roberto! Glielo dico mentre attendo di assaggiare il Rosso Vivian 2016 (cabernet sauvignon, montepulciano, syrah, merlot), che è una conferma del vestito dei vini di queste terre (il terroir che sa esprimersi anche con i vitigni più diffusi nel mondo) con note di pepe nero e prugna e un finale di setosa tannicità; e ancora poi finissime note di cacao e di foglia di pomodoro. Nel Vivian 2017 le note terziarie di sottobosco offrono complessità e poi in bocca un sorso pieno dove la freschezza sorregge, anche nel tempo, la stoffa di un grande vino.

Quest'anno ha visto la luce anche il Rubicone “ViVi Rosso” 2019, un blend dei tre uvaggi sangiovese, syrah e cabernet franc, vinificati con fermentazione in acciaio e affinamento in cemento e orci. Un Rosso che, rispetto ai precedenti, è più fruttato, con note di lavanda e di frutti rossi.

Si va poi ad assaggiare i monovitigni. Il Rubicone Cabernet Franc “Luna Nuova” 2017 offre diritte note balsamiche, liquirizia e poi quella freschezza che non manca mai in Romagna.

Si presenta vinoso il Rubicone Syrah “Mascarin”, ma poi in bocca è filigranoso e croccante.

Nella gamma dei rossi c’erano anche il  Romagna Sangiovese Superiore “Scabi”, e il Sangiovese Rosato “Scabi”, affinato in acciaio sulle fecce finì per 6/7 mesi con periodici bâtonnage.

Detto questo, non ho potuto evitare di assaggiare in anteprima due vini che porteranno la firma dell’azienda agricola Vistamare di Rosa Fanti e Carlo Cracco a Sant’Arcangelo di Romagna. L’enologo è sempre Luca D’Attoma, e Roberto ha offerto la propria cantina in attesa delle prossime evoluzioni. Qui siamo a due bianchi curiosissimi. Il primo è un uvaggio di albana, rebola e pagadebit che ha colore oro e note intense di frutto della passione. Senti erbe officinali e una freschezza ampia con un finale sapido. È la seconda volta che lo assaggio e lo trovo sorprendente. Ma il vero asso nella manica sarà il bianco prodotto con la rarissima uva trebbiano della fiamma, praticamente estinta, che spicca con una personalità tutta sua, dove senti anice, zafferano e pietra focaia. È molto elegante, pieno, e se lo metti in compagnia della Rebola di Roberto, capisci che si sta aprendo una pagina nuova in questo angolo di Romagna: quella dei vini bianchi che, statene certi, saranno famosi.

 

Azienda Agricola San Valentino

via Tomasetta 13

San Martino in Venti (Rn)

tel. 0541 752231

Una bottiglia di Colli di Rimini Rebola “ViVi”: 25 euro