Vini dell'Etna, quanti danni per le continue eruzioni: "Ma sarà comunque una bella vendemmia"

Un momento di ViniMilo (ph Melamedia) 
Nella manifestazione ViniMilo, giunta alla 41esima edizione, si fanno i conti con la pioggia di cenere e lapilli: "Bruciati 4000 euro per ogni ettaro, senza contare la pulizia"
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“Ogni volta che vedo una montagna mi aspetto che si trasformi in un vulcano” – scriveva Italo Svevo. I catanesi sono soliti chiamare montagna, anzi “A Muntagna” il vulcano Etna, il più attivo in Europa, che nell’ultimo anno ha regalato a turisti e visitatori splendide cartoline a cielo aperto, il cui conto salato è però pagato sempre dai soliti noti, cittadini e abitanti dei paesi vulcanici. A farne le spese anche le manifestazioni, che spesso devono riadattare con la velocità di un centometrista percorsi e luoghi non praticabili.
Con un pizzico di sconforto da parte delle istituzioni locali è dunque partita la ViniMilo, giunta alla 41esima edizione. Sentimento che contrasta però, con l’entusiasmo degli imprenditori vitivinicoli che non vogliono perdere il coraggio, anche in un momento estremamente difficile come questo.

All’emergenza Covid, che ha inevitabilmente trasformato l’evento, bisogna aggiungere il giogo tremendo della cenere vulcanica, che non concede tregua a Catania e ai comuni della cintura, specie a quelli pedemontani, dal dicembre del 2020. Proprio il comune di Milo è stato preda dell’ultimo sfogo di Sua Maestà Etna datato 30 agosto 2021. L’ennesimo evento parossistico, il 54esimo da dicembre 2020, che ha piegato la comunità tutta creando enormi disagi a produttori e abitanti del comprensorio, con circa 5 cm di cenere vulcanica sparsa fra città e colture.

Il sindaco di Milo Alfio Cosentino nella piazza Belvedere, completamente ricoperta di cenere vulcanica 

“Non si fa in tempo a ripulire faticosamente strade, piazze, condotti, grondaie, che arriva una nuova eruzione e una nuova espulsione di materiale basaltico. Ci sentiamo abbandonati dalla politica nazionale. Le casse regionali sono vuote e per poter attingere a dei fondi bisogna certificare lo status di calamità, status che non ci viene riconosciuto perché non ci sono vittime. Come se non fossero vittime quelle centinaia di agricoltori, imprenditori e semplici cittadini che giornalmente si confrontano con ingenti danni economici e disagi estremi. Bisogna sempre che ci scappi il morto in Italia”. È la riflessione, amara, del primo cittadino di Milo, Alfio Cosentino.

Anche se con toni diversi Marco Nicolosi, erede della più antica cantina del vulcano, Barone di Villagrande, ci fa notare come il danno economico per l’anno in corso sia stimabile in circa 4000 euro ad ettaro per produttore; per non parlare di quelli di pulizia che ammontano a circa 35.000 euro. 
La maestria nella potatura ha evitato il peggio, almeno nel suo caso. “Abbiamo condotto la potatura verde in modo da riparare il grappolo dalla pioggia di cenere con ottimi risultati. Diversamente, viste le dimensioni dei lapilli, buona parte delle uve sarebbero drammaticamente danneggiate. Prevediamo quindi una grande vendemmia!”. 

Gli fa eco la professoressa Alessandra Gentile, del dipartimento Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell'Università di Catania, che consiglia di essere cauti nella narrazione dei benefici della cenera vulcanica. “La cenere è lì da sempre, da migliaia di anni. Questo terroir è il frutto della trasformazione dei materiali vulcanici, ma nel tempo necessario al processo. Parliamo infatti di un materiale inerte la cui chimica sarà assimilabile fra centinaia di anni. Chi parla di vantaggi della cenere per il terreno agricolo dice inesattezze. Può provocare solo danni, sia nel breve che nel lungo periodo”.

Un lapillo gigante (ph Melamedia) 

Al netto del romanticismo dello storytelling eruttivo, i numeri sono molto incoraggianti. Per esempio i dati più recenti per il Bianco Superiore Doc, esclusivo delle contrade di Milo, hanno registrato a fine luglio 2021 un consistente aumento di bottiglie: 43.733 a fronte delle 36.133 del luglio 2019 pre-Covid. Sintomo di una domanda crescente e quindi del gradimento di sempre nuovi consumatori, conquistati dalle emozioni e dal fascino che evocano l’Etna e i suoi vini. La manifestazione, anche quest’anno, si propone come luogo deputato per un confronto interregionale fra produttori vinicoli. Ospiti dal Trentino (Consorzio Cembrani Doc), Toscana (Orcia Doc) e Sicilia (Etna Doc) e la presenza di vertici nazionali e regionali della CIA (Confederazione Italiana Agricoltura) per parlare della “Identità territoriale dei vini nel mercato mondiale”. Inoltre focus sugli spumanti etnei, un segmento in grandissima crescita, con un exploit senza precedenti.

Nello spirito della ViniMilo, infine, che celebra sì il vino ma anche la passione di vignaioli, vecchi e giovani, e il loro legame ancestrale con la Madre Terra, domenica 5 settembre è in programma “PerdutoAmor”, tributo spirituale a Franco Battiato, che di Milo amava i profondi silenzi e le atmosfere mistiche dei boschi di montagna. In suo ricordo, all’alba – l’ora in cui i contadini, i custodi della Terra, cominciano silenziosamente a lavorare - sarà possibile partecipare a un momento di Meditazione Shams, ovvero “del sole”.