La svolta di Kfc (e Pizza Hut): no alle uova di galline allevate in gabbia

Il cambiamento è stato reso noto dall'associazione animalista Animal Equality. Impegni sull'allevamento etico sono stati presi anche da altri brand importanti come Nestlé, Unilever e Barilla 
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Le galline escono sempre più dalle gabbie, anche per le grandi multinazionali. L'ultimo gruppo internazionale che ha annunciato l'impegno a rifornirsi da allevamenti di animali che non siano chiusi in gabbia (“cage free”), modalità finita spesso al centro delle polemiche per le condizioni igieniche e sanitarie delle bestie ammassate una sull'altra, è stato Yum! Brands. Ovvero il colosso mondiale della ristorazione con quasi 50 mila sedi a livello globale, cui fanno capo i marchi Kentucky Fried Chicken (Kfc, la famosa catena di fast food del pollo fritto), Pizza Hut, Taco Bell e The Habit Burger

Più nel dettaglio, il gruppo con quartier generale a Louisville, nel Kentucky, ha appena pubblicato un impegno a diventare 100% "cage-free" con riferimento agli allevamenti di pollame e galline entro il 2026 per la maggior parte delle sue sedi, ed entro il 2030 su scala globale. A renderlo noto è stata l’organizzazione non governativa (ong) animalista Animal Equality, la cui direttrice Alice Trombetta afferma: “Con questo impegno contro le gabbie, Yum! Brands e Kfc potranno fare la differenza nel ridurre la sofferenza di milioni di galline ovaiole in Italia e in tutto il mondo. Questa policy coinvolge alcune delle catene di fast food più importanti al mondo ed è evidente che la transizione a un mondo senza gabbie sta diventando il futuro del settore agroalimentare".  

Non è un caso che, proprio per rispondere alla crescente domanda in questo senso dei consumatori, molte aziende, grandi e piccole, anche per questioni di marketing, stanno sempre più ricorrendo alla dicitura sui prodotti: "uova da allevamento a terra". Va, tuttavia, sottolineato che nonostante la differenza con la modalità in gabbia sia evidente, c'è chi fa notare che non necessariamente gli allevamenti a terra garantiscono il benessere degli animali, tendenzialmente tutelato in maggiore misura in caso di prodotti biologici. A ogni modo, impegni internazionali sull'allevamento di uova e pollame sono stati presi anche da Unilever, Nestlé, Aldi, Restaurant Group International, InterContinental Hotels, Sodexo, Mondelez, Compass Group, Shake Shack, Famous Brands, Costa Coffee e Barilla. 

"La campagna pubblica che ha portato alla decisione di Yum! Brands - spiega sempre Animal Equality - ha visto migliaia di attivisti da tutto il mondo prendere parte ad azioni digitali di grande impatto per convincere l'azienda a realizzare questo importante cambiamento per gli animali". Gli allevamenti in gabbia, sottolinea ancora l'ong, " confinano le galline in gabbie minuscole e spesso sporche, dove ogni individuo vive in uno spazio vitale pari a un foglio A4. Queste gabbie sono così piccole e affollate che le galline non possono esprimersi attraverso i loro comportamenti naturali o istintivi. Spesso, parti del loro corpo rimangono impigliate nella gabbia, provocando ferite e fratture, deformità e grave perdita di piumaggio. Alcune galline, troppo esauste o impossibilitate a muoversi, vengono calpestate a morte dalle loro compagne. Eliminando i sistemi basati sulle gabbie, si ridurranno notevolmente le sofferenze delle galline allevate per la produzione di uova. Anche se è necessario fare di più per apportare cambiamenti a lungo termine alla loro qualità di vita, questo è un primo passo significativo per le galline ovaiole" conclude Animal Equality.