Cinque terre, il regno della viticoltura eroica (e i suoi cammini più belli)

Azienda agricola CheO, Vernazza  
Inerpicati sulle alture liguri, i sentieri come le terrazze su cui crescono vitigni speciali. Tutti da scoprire 
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Le Cinque Terre sono figlie di secoli e secoli di generazioni arroccate sui crinali, piegate a spaccar pietre per inventarsi terreni di cui vivere; di generazioni che lentamente si sono avvicinate al mare e su quel mare - così selvaggio - hanno consapevolmente costruito il proprio presente, senza forse nemmeno avere il tempo di considerare che stavano così edificando anche il proprio futuro. Le Cinque Terre sono un microcosmo che sfida le leggi del buon senso, trasformandole e riadattandole a proprio uso e consumo. Sono il frutto del lavoro costante degli uomini che un tempo decisero di viverci plasmando un territorio aspro e selvaggio - eppure dalla bellezza disarmante - fino a renderlo accogliente. Ed è impossibile dimenticare che quello che bagna il parco e i cinque borghi è uno degli ecosistemi più affascinanti dell'intero Mediterraneo, caratterizzato da acque pulite e splendidi fondali. Un territorio tutto da scoprire con la nuova guida di Repubblica, diretta da Giuseppe Cerasa, dedicata al Parco delle Cinque Terre.

Ottima idea quella di muoversi lungo i sentieri che tratteggiano questo spicchio di Liguria. Da Ponente, il varco per le Cinque Terre non può essere che Levanto, splendido paese situato nella baia che separa - tramite un promontorio - questo borgo dal Parco. Monterosso è a pochissima distanza, al di là del promontorio appunto, circa 7 km, e noi desideriamo dirigerci proprio verso il paese di Montale, cercando di godere appieno delle bellezze che troveremo lungo il sentiero. La passeggiata dura circa due ore e mezza, il dislivello è stimato in 300 metri e la difficoltà non è particolarmente elevata, fatta eccezione per l'ultimo tratto, quello che da Punta Mesco arriva direttamente a Fegina, la spiaggia di Monterosso. Lì vi sarà da fare i conti con la ripidità della mulattiera.

Monterosso 
È consigliabile - se non si è molto allenati - prendere sempre questo tragitto da Levanto, non da Monterosso, da cui si può rientrare eventualmente in treno (pochissimi minuti separano le due località). Il percorso che spazia invece da Monterosso - più precisamente dal litorale di Fegina - all’eremo di Sant’Antonio del Mesco è uno dei più affascinanti in assoluto di tutte le Cinque Terre. Vi sono racchiuse storie che hanno del leggendario, quasi del fiabesco, e riferimenti storici di prima grandezza, oltre ad angoli di natura talmente splendidi da risultare quasi irreali. Il sentiero si snoda per circa due chilometri e mezzo e richiede poco più di un’ora per essere completato. Lungo la strada non troverete zone ricettive, né bar. È dunque utile attrezzarsi con scorte di viveri e bevande, facilmente reperibili nel paese di Monterosso o nei pressi della fontana di Fegina, ad inizio tragitto.

Quindi la mulattiera che collega Monterosso al Santuario di Soviore, certamente uno dei tratti più rappresentativi, suggestivi e storici del parco delle Cinque Terre. Si respirano i profumi tipici di questo incredibile fazzoletto di Liguria, profumi che entrano in profondità mentre il corpo s'affanna e si tonifica, salendo percorsi battuti da secoli: il Santuario di Soviore - meta del percorso - è un’oasi di pace, tranquillità, tradizione e cultura immersa nella cornice di un paesaggio da vedere e da vivere. La camminata da Vernazza a Monterosso è una delle più importanti e conosciute di tutta la rete sentieristica del Parco delle Cinque Terre. Considerata un classico dagli appassionati di trekking, ha subìto negli ultimi anni una deviazione collinare, in seguito alle frane del 2011, che hanno reso inagibile il tratto sulla costa.

Vernazza  
Con il nuovo tragitto sono cambiate alcune cose: se prima era quasi indifferente prendere da Monterosso o da Vernazza, ora il punto di partenza diventa discriminante. Il tratto iniziale del segmento - da Monterosso - è infatti piuttosto impegnativo, con una scalinata ripidissima che scoraggia i camminatori meno esperti, meno attrezzati e le famiglie con bimbi piccoli. Meglio allora affrontarla in discesa, partendo dunque da Vernazza, abbassando tra l’altro i tempi di percorrenza. Ci vogliono circa due ore per completare il percorso - da Vernazza -, sebbene i più allenati avranno facilmente la possibilità di battere il tempo indicato.

Manarola e Riomaggiore sono i due borghi più vicini di tutte le Cinque Terre. La splendida Via dell’Amore - il collegamento più breve e più suggestivo - è chiusa dal 2011. È invece da tempo tornato ad accogliere turisti ed escursionisti un altro sentiero storico: il 531, Via Beccara, assai più duro del nobile tratto costiero, ma tra i più caratteristici del Parco, con i suoi 620 scalini - ripidissimi e scavati sulla collina - a salire e a scendere (circa un’ora di camminata). Esiste poi un altro percorso che permette di raggiungere i due paesi: occorre unire gli svariati itinerari collinari paralleli ed impiegare più tempo (circa due ore) e maggiore fatica, andando però alla scoperta di luoghi suggestivi come pochi al mondo. Armati della forza di trasformare l’impegno in opportunità, imbocchiamo il sentiero numero 501 che da Riomaggiore conduce alla Sella La Croce. 

 Non mancano le alternative, tutte raccontate dalla Guida: la splendida via al Santuario di Reggio; da Corniglia a Vernazza sul crinale dei monti; su per i sentieri da Manarola a Corniglia; la Via Grande da Riomaggiore a Portovenere; l'affascinante camminata per Punta Persico; vertigini, scalini e bellezza, la discesa a Monesteroli; l'Alta Via, tutte le Cinque Terre in un unico percorso; i sentieri per tutti e i sentieri che verranno (e riapriranno).

Lungo il cammino non sarà raro imbattersi in coloro che della viticoltura eroica sono considerati la massima espressione: sono quei produttori di vino (tutti presenti tra le pagine della Guida) che hanno addomesticato una terra ostile per regalare al mondo prodotti di assoluto livello. Più di ogni altra coltura, quella della vite tratteggia le Cinque Terre attraverso i secoli. Nessun'altra attività agricola ha maggior storia di questa nel Parco. Il vino ha sempre rappresentato la fonte principale di scambio per gli abitanti della zona, che hanno dovuto superare i propri limiti per aumentare qualità e produzione, dovendo gestire un territorio avaro ed impervio.

I vitigni delle Cinque Terre non sono sviluppati in verticale come in altre zone, ma in orizzontale, per proteggere dal vento la pianta e aiutarla nel processo di maturazione, grazie ai muretti a secco, che riverberano la luce e scongiurano le frane. Le viti non superano mai il metro da terra, anzi non è difficile trovarne da 50 cm d’altezza, e obbligano i vendemmiatori a lavorare in ginocchio. Fino agli anni '80 i cestini venivano trasportati a spalle, lungo gradini ripidissimi. Oggi esistono le monorotaie, unica macchina agricola utilizzabile. Tutto il resto si fa ancora a braccia. La gran parte delle viti è formata da uve a bacca bianca Bosco (60%), Albarola (20%) e Vermentino (20%). Gli attuali circa cento ettari dedicati alla coltura della vite rappresentano un quattordicesimo della produzione di cento anni fa, quando si lavorava su 1.400 ettari. Il Cinque Terre Doc è particolarmente ricco di sali, dono dei venti di mare.

Sono diverse e tutte qualificate le aziende che producono il Cinque Terre Doc, bianco generalmente secco. Le etichette sono disponibili in tutto il territorio del Parco. Bosco - la vite che forse più si adatta alla geomorfologia del luogo -, Albarola e Vermentino le identitarie maggiormente note. Da considerare anche i vini cosiddetti delle Coste: il Costa de Campu di Manarola, il Costa de Sera di Riomaggiore ed il Costa da Posa di Volastra. Autorizzate la coltivazione e la produzione soltanto nelle zone di appartenenza. E se a Corniglia opera Polenza (https://www.facebook.com/LaPolenza/) , un'azienda giovane, erede di un’antica tradizione familiare che ha operato scelte di base decisamente controcorrente (il progetto della cantina parte dall’idea di trasferire le moderne conoscenze agronomiche e tecniche enologiche, in particolare attraverso l’introduzione di una meccanizzazione ecocompatibile, in una realtà in cui tutte le lavorazioni sono sempre state manuali), a Vernazza troviamo i vini di Cheo (https://cheo.it/wpc/): lei danese, lui discendente di un'antica famiglia ligure. Un mix esplosivo: parliamo di Lise Bertram e Bartolomeo Lercari. Entrambi agronomi, dopo una lunga carriera in cattedra, hanno deciso di vestire i panni dei viticoltori. L'avventura è partita da un piccolo appezzamento di famiglia nel comune di Vernazza ed è continuata con il recupero di vigneti abbandonati.

Azienda agricola Polenza 

A Manarola ecco Prima Terra (nasce nel 2003 dall'idea e dalla passione di quattro soci accomunati dall'amore per le Cinque Terre, per la viticultura e per ciò che rappresenta il vino anche da un punto di vista “culturale” e “ambientale”), Crovara (i vigneti si distendono su un ettaro di terreno appena sopra all’abitato di Manarola. Da qui la vista sul mar Ligure è magnifica. La vigna guarda il mare e l'acqua gorgoglia appena più sotto, a pochi metri) e Burasca (“La passione per la vigna ci ha portato a una ricerca sempre più accurata di un prodotto di qualità capace di riflettere nel vino una tradizione unica e meravigliosa come quella delle Cinque Terre. Siamo circondati da una natura rigogliosa, ricca e straordinaria che abbiamo il dovere morale di preservare", racconta Cesare Scorza). Tra Riomaggiore e Monterosso si concentra la massima concentrazione di cantine. Tra i vari nomi sfilano quello dell’Azienda Agricola Possa ("Avevo appena 40 giorni quando i miei genitori mi portarono per la prima volta a Possaitara", dice Samuele Heydi Bonanini), di Lìtan e della Cantina Cinque Terre ma anche della A Scià (la conduzione del vigneto è completamente manuale perché nessun macchinario potrebbe sopportare quelle pendenze), di Sassarini o Vetua.

Le Cinque Terre: luoghi che hanno ispirato artisti e poeti (da Dante a Montale), scenari che tolgono il fiato per la loro bellezza. E poi quelle acque, da solcare per godere di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore una prospettiva inedita. In Guida anche i prodotti tipici del territorio (dalle acciughe ai limoni) e i meravigliosi borghi che si scoprono poco distante dal Parco. Quindi le testimonianze di Marcello Lippi, Dario Vergassola, Francesco Gabbani, Enrico Rava, Marco Ferrari e di quelle persone che di questi luoghi sono l’essenza. Non potevano mancare le recensioni delle migliori insegne presso le quali trovare ristoro, fare acquisti e riposare.

La Guida di Repubblica dedicata al Parco delle Cinque Terre è disponibile in edicola (10,90 euro più il prezzo del quotidiano), online sul nostro sito: Ilmioabbonamento.it e in libreria oltre che online su Amazon e Ibs.