Donatella Cinelli Colombini: la mia Val d'Orcia, grazie al vino Cenerentola, ha ritrovato la scarpetta

Donatella Cinelli Colombini, punto di riferimento nel mondo del vino 
L'imprenditrice ha appena costruito una nuova cantina fra le colline di un territorio unico. Circondata dai colossi della produzione vitivinicola Montalcino e Montepulciano, la Val d'Orcia vive la sua riscossa grazie a un blend di Foglia Tonda e Sangiovese che sfida "i big" e strega i degustatori con la sua storia di coraggio. La produttrice: "I turisti? Sempre meno winelover e più esploratori"
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Nel mondo del vino è nota per il suo essere sempre un passo oltre la notizia, per l’ampia visione sull’enoturismo, per l’impegno a favore dei diritti delle donne, vignaiole e non. Ed è proprio con una donna – metaforicamente parlando - che Donatella Cinelli Colombini segna un nuovo traguardo: con caparbietà è riuscita ad “emancipare” e ad accompagnare in un happy-ending una creatura fiabesca. Stiamo parlando della sua Cenerentola Orcia Doc, blend di Foglia Tonda (35%) e Sangiovese (65%), vino prodotto all’interno di una denominazione, nata il 14 febbraio 2000, proprio grazie alla determinazione della stessa produttrice. “Una terra emergente, la Val d’Orcia, stretta da colossi come il Brunello di Montalcino e Nobile di Montepulciano, ma che non per questo si fa intimidire, anzi: ha il coraggio di venire fuori a testa alta”, dice Cinelli Colombini. È con questo spirito che Donatella, a Cenerentola, ha trovato casa: una cantina nuova, inaugurata nei giorni scorsi all’interno della Fattoria del Colle di Trequanda, una delle due tenute storiche firmate Cinelli Colombini insieme con Casato Prime Donne, collocata in quella stessa Val d’Orcia caparbiamente in cerca di palcoscenico, forte di un terroir straordinario. Ed ecco che, in questo progetto, è l’enoturismo a correre in aiuto della viticoltrice, presidente dell’associazione nazionale Le Donne del Vino. Un enoturismo in crescita che vede protagonisti “giovani e non che vogliono fare esperienze in prima persona, meno winelover più esploratori: gente curiosa di visitare di persona i luoghi del vino, di essere protagonista della vendemmia, di laboratori per preparare la pasta o altre specialità, e sempre meno interessati al racconto, meno coinvolgente, di come si fa il vino”.

 La ringhiera che rappresenta il bosco di querce a Trequanda 

Se la cantina - e l’arte – sono parte del paesaggio

Era già qualche anno che Donatella ci pensava. L’obiettivo era non solo creare un ambiente originale ed esclusivo, ma andare oltre, dando forma a un concetto più profondo: integrare l’azione dell’uomo con il paesaggio circostante, nel segno del vino. “Ho ampliato e ristrutturato una parte di una struttura già esistente – spiega Cinelli Colombini – Ma la cosa più rilevante è che questo lavoro rappresenta l’applicazione pratica della mia grande battaglia contro i “non luoghi del vino”, contro cioè quelle cantine che sono tutte uguali, ovunque. C’è omologazione anche all’interno delle cantine, nelle sale di degustazione e nei punti vendita: lì gli interior designer propongono uno stile che tende a uniformare, e gli interni somigliano sempre di più a locali commerciali. Lo sforzo che bisogna chiedere ai viticoltori, invece, è di utilizzare materiali, artigiani e stile del luogo. È per questo che ho fatto una scelta diversa: tutto il rivestimento esterno della nuova cantina è la riproduzione dei boschi della Val d’Orcia”. Una realizzazione che è stata possibile grazie all’opera dell’artista e architetta locale Elisa Boldi. “È lei che ha fatto questo lavoro ciclopico, costruendo oltre 50 metri di ringhiere, tutte diverse l’una dall’altra, che di notte si illuminano”, continua la produttrice. Il risultato è la riproduzione in metallo dei boschi di querce circostanti la Fattoria, nella loro veste invernale spoglia, che si inerpica verso il cielo. E le lastre di ferro sono state lasciate ad arrugginire affinché riproducessero il colore naturale degli alberi per poi rivestirne il perimetro esterno e la terrazza panoramica. Il grosso della struttura era già esistente, la parte nuova invece si estende su 480 metri quadri (su una superficie totale che è quasi il doppio). Per un investimento totale di un milione e cento euro.

Un dettaglio della scultura della nuova cantina all'interno della Fattoria del Colle a Trequanda (Siena) 

Cenerentola ha trovato casa

È questa la reggia di Cenerentola, un vino che ha permesso al mondo di scoprire la Foglia Tonda, vitigno abbandonato da oltre un secolo, tipico del Sud della Toscana, un tempo molto diffuso, ma ora rarissimo. O almeno fino a qualche anno fa. “L’ho rilanciato io stessa, oggi ne coltivo 2,5 ettari (su 33 totali, ndr), ma in pochi anni ho contagiato altri viticoltori della zona, e adesso gli ettari vitati sono una trentina in tutta la Toscana. Sono sorpresa e lusingata allo stesso tempo: quando accolgo i turisti in azienda, tutti elogiano i miei vini top. Ma i commenti dei degustatori finiscono quasi sempre allo stesso modo: buono il Brunello, però Cenerentola… È un grande vino, certo, ma ciò che innamora è la sfida, il coraggio di un’azione audace che ha portato al salvataggio di questo vitigno”. Un’uva complessa, che manifesta grande oscillazione qualitativa da un anno all’altro. E purtroppo, come nota la viticoltrice, non c’è nessuna università che lo studia, per ora. Ma non è detta l’ultima.

La Fattoria del Colle a Trequanda  di Donatella Cinelli Colombini: il murale dedicato a Cenerentola 

Un blend fortunato

Intanto, il matrimonio della Foglia Tonda col Sangiovese funziona alla grande. Qual è il segreto di questo blend? Per rispondere Donatella Cinelli Colombini ricorre a una metafora presa in prestito dalla moda: “La Foglia Tonda è Dolce & Gabbana, il Sangiovese è Armani: il primo è più potente, più vistoso; il Sangiovese più elegante, sobrio e signorile. Insieme tirano fuori un vino che ha maggiore potenza del Sangiovese, ma di cui mantiene la raffinatezza, che è la principale caratteristica del vitigno”. Da Montalcino, del resto, continuano a guardare Cenerentola dall’alto in basso, nonostante l’ingresso in società sia ormai avvenuto, e con successo. “Io stessa quando mi rimetto i panni della produttrice di Brunello mi sento un po’ altezzosa – sorride Donatella – Diciamo che il paragone è un po’ quello fra la regina d’Inghilterra e il principe di Monaco!”. Ma sempre di reali si parla.

Turismo, chi sale e chi scende

Il Brunello, in effetti, sta vivendo un momento d’oro, c’è una richiesta al livello mondiale che non si era mai vista prima. E Montalcino, così come la Val d’Orcia, traboccano di turisti. E che dire del Montepulciano? Lì hanno altri problemi, come spiega l’imprenditrice. “Il presidente del Consorzio sta facendo un gran lavoro, ha compattato tutto e tutti con l’introduzione delle pievi per valorizzare le singole particelle del territorio vitato. Il punto, però, è che il vino ha prezzi troppo bassi, sullo scaffale il costo minimo dovrebbe essere almeno 15 euro, ma spesso non è così. In generale, comunque, il vino toscano è in grande recupero, basta guardare il boom dei vini di Bolgheri che, trainati da Sassicaia e Masseto, hanno tirato la coda ai bordolesi, attirando l’attenzione dei collezionisti – continua l’esperta - In Toscana c’è solo qualche zona un po’ più in difficoltà, come ad esempio le denominazioni del Chianti e della Vernaccia di San Gimignano”. Il problema, secondo Cinelli Colombini, è più ampio e abbraccia il tema del turismo. “San Gimignano è stata penalizzata dalla pandemia – dice la signora del Brunello e della Val d’Orcia - Il crollo delle presenze ha danneggiato anche il consumo del vino delle nuove annate, ma per fortuna la Vernaccia si adatta bene a invecchiare, e spero che le cose si sistemino presto”.

In ginocchio invece appare Firenze perché il turismo straniero, soprattutto quello degli americani, latita. “Per risolvere questa impasse serve un’azione forte a livello nazionale: il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, si sta dando da fare, ma serve di più – incalza la produttrice - occorre una campagna nazionale sul brand per rilanciare le città d’arte come luoghi di cultura e di piaceri enogastronomici. E va fatta l’anno prossimo perché ormai i giochi, per questa stagione, sono fatti”.

Donatella Cinelli Colombini all'ingresso della nuova cantina dedicata a Cenerentola 

Dal winelover ai vacanzieri del never-ending

Le presenze legate all’enogastronomia, fa notare Cinelli Colombini, sono aumentate: e se quello passato è stato definito l’anno dei repeater italiani (persone che tornano in vacanza dove sono già state perché hanno apprezzato i servizi), questo è dei repeater stranieri. Ovviamente il pre-requisito affinché un’azienda vitivinicola sia scelta come meta delle ferie è la sostenibilità. In generale, però, va detto che il turismo enogastronomico sta cambiando. Si stanno rimodellando le richieste dei visitatori, degli stranieri, ma anche degli italiani. “La cosa più evidente è che il “dove” vengono prodotti vino, cibi e prodotti agricoli crea maggiore interesse del “come”. Il turista è una sorta di esploratore, che ha più voglia di entrare nella comunità locale e meno di sapere come avvengono i processi produttivi – spiega Donatella Cinelli Colombini - È cambiato il target, abbiamo più vacanzieri in cerca di intrattenimento che winelover, e più donne. È poi diminuito il budget di spesa dedicato al vino e aumentato quello utilizzato per acquistare esperienze in scuole di cucina, in vigna e così via. Oltre la metà delle persone prenota le visite nelle cantine quando è già sul posto; inoltre è cresciuto l’uso del digitale, molto sfruttato per il fenomeno del “never-ending”: ci si tiene in contatto con le aziende del vino anche dopo la visita, si entra nel loro mondo, si vuole essere partecipi della quotidianità. Tanto che uno studio americano mostra che le cosiddette “wineletter” vengono aperte dagli utenti per il 30% in più rispetto alle mail inviate da compagnie aree e ristoranti con offerte commerciali”.

Vitigni da riscoprire e grappa

Uno dei segreti per conquistare i turisti, soprattutto chi già conosce l’azienda, è stupirli. Assioma di cui Donatella Cinelli Colombini fa tesoro.  In questa ottica, la produttrice sta già lavorando su sperimentazioni basate su due vitigni autoctoni quali il Sanforte (figlio del Sangiovese) e il Ciliegiolo. Non è tutto: a settembre uscirà il nuovo spumante a base di Sangiovese, e subito dopo arriverà una grappa di Brunello invecchiata. In più, in cantina c’è il vin santo Occhio di Pernice che aspetta solo di essere tirato fuori.  E un vino dealcolato potrebbe entrare nella produzione? “No grazie – è la risposta senza esitazioni di Cinelli Colobini - Ci sono Paesi, come Sudafrica e California, dove la gradazione potenziale è altissima! Lì, se non dealcolizzano, non riescono a riportare la media sotto i 15 gradi, è una necessità. Qui è diverso, questa esigenza non c’è”.