La sfida di Barbara Nappini: "Slow Food diventerà il leader mondiale del cambiamento alimentare"

E' stata appena eletta, prima donna nella storia, presidente dell'associazione fondata da Carlo Petrini. E a "Il Gusto" racconta il suo programma. Visionario e ambizioso
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Barbara Nappini, è la nuova presidente di Slow Food. Fiorentina, da più di dieci anni vive in Valdambra, tra il Valdarno di Sopra, Siena e Arezzo. Maturità linguistica, un passato da grafica pubblicitaria, poi la scelta di andare a vivere in campagna per dare alla sua vita un profilo che le assomigliasse di più. Qui fonda l’associazione Il Grano e le Rose che, tra le altre cose, si occupa anche di ortoterapia con persone diversamente abili, esperienze nei boschi e orticoltura urbana. Nel 2012 l’incontro con Slow Food e la scoperta di “Terra Madre”. Da lì in poi non si è più fermata, fino al congresso di Genova dove è stata eletta presidente. E’ entusiasta, determinata e, soprattutto, decisa a vincere tutte le sfide che l’aspettano.

Carlo Petrini (bussalino)

Nappini, lei è la prima donna presidente dopo oltre 30 anni di attività del movimento, come ci è riuscita?

“Facendo sempre quello che ritenevo più giusto senza mai pensare alle opportunità che avrei potuto avere. Posso sembrare un po’ idealista, ma è quello che è successo. Il mio è stato un percorso spontaneo”

Uno dei suoi obiettivi è far diventare Slow Food “The Food Movement”, ossia il movimento riconosciuto come leader mondiale per cambiare il sistema alimentare. Come pensa di riuscirsi?

“Ma se non lo facciamo noi, chi lo fa? (ride). Scherzi a parte, credo che Slow Food abbia tutta la titolarità per essere voce unica nel panorama mondiale. Sono autoreferenziale? Sì, lo sono, ma sono convinta che abbiamo il tema più forte di tutti, ossia il cibo. La grande intuizione di Petrini è stata proprio quella di leggere il mondo del cibo a 360 gradi. Una visione che interessa tutta la sfera dell’umanità, e che trova una rispondenza concreta nei problemi che affrontiamo ogni giorno”.

Nella vostra “chiamata all’azione” ci sono tre punti fermi: biodiversità, educazione e advocacy. Ce li spiega?

“Sono tre aspetti della stessa visione, che si intersecano, si allineano e reggono una grande architrave. La biodiversità, e la sua tutela, è un tema che affrontiamo ogni giorno e di cui non parla nessuno. La biodiversità non è solo genetica, ma anche culturale e identitaria. Le racconto una cosa. Tempo fa ho incontrato un contadino peruviano che coltivava 300 varietà di patate. Parlando con lui ho capito che non lo faceva per fare profitto, ma per tutelare la sua identità e la sopravvivenza del pianeta. Accanto alla biodiversità, c’è l’educazione. Le due cose sono strettamente legate. E’ necessario creare una consapevolezza e conoscenza del cibo buono, pulito e giusto, che deve essere coltivato ma anche diffuso e venduto. E non solo nelle scuole, ma a tutti i livelli. Anche circuiti migranti. Infine l’advocacy, una cosa che abbiamo sempre fatto e a cui adesso abbiamo dato un nome. In pratica sono tutte quelle pratiche messe in atto per influenzare i tavoli dove si prendono le decisioni politiche. Abbiamo ufficio a Bruxelles che si occupa di questo”.

A proposito di politica, lei ha detto: noi non facciamo politica, noi siamo politica.

“Esatto. Noi pensiamo alla politica come la cosa di tutti. Quando fai la spesa e scegli un mercato piuttosto che un supermercato fai politica. E fai politica se scegli dove andare in vacanza o prendendo mille altre decisioni. Noi siamo politica perché non spengiamo mai l’interruttore sull’attivismo”.

Poi c’è la questione delle mense.

“Questo è un tema che mi sta molto a cuore perché tutti noi abbiamo un figlio a scuola, un parente in ospedale o in una Rsa. Senza dimenticare le mense per migranti o quelle dei carceri, e quindi il tema del cibo buono nelle mense è un tema che riguarda tutti. In Toscana, insieme alla Condotta di Scandicci, abbiamo avviato una collaborazione con la società Qualità e servizi, che prepara circa ottomila pasti al giorno e condivide i nostri principi. E’ una collaborazione che voglio approfondire e proporla come modello da replicare altrove”

Equità, giustizia sociale, diritti degli ultimi, difesa dei beni comuni: come si traducono queste parole in azione?

“Creando piccoli sistemi locali del cibo, aiutando le comunità rurali a resistere, convincendo le pubbliche amministrazioni a rifornirsi da produttori locali per la ristorazione collettiva in modo da mettere in moto un meccanismo che consenta ai produttori di sostenersi e al tempo stesso tuteli i paesaggi, i territori ed eviti lo spopolamento. E facendo sì che anche le città abbiano un sistema di approvvigionamento del cibo sostenibile”.

Dopo l’elezione ha detto che nei prossimi anni Slow Food dovrà stabilire relazioni, costruire ponti e creare partecipazione: come e con chi?

“Molte alleanze sono già in essere e le abbiamo ereditate dal precedente comitato esecutivo. Ma c’è ancora del lavoro da fare e l’obiettivo è quello di allargare le sinergie con associazioni che condividono i nostri stessi valori. La nostra voce deve diventare una moltitudine di voci, solo così saremo più forti”.

Tra gli obiettivi c’è anche quello di piantare un albero per ogni socio Slow Food nei prossimi 4 anni.

“E’ una mozione che ci è arrivata dalla Toscana e dall’Emilia Romagna, e che abbiamo accolto volentieri. Insieme alla Fondazione AlberItalia ci stiamo impegnando per contrastare la crisi climatica e compensare l’emissione di Co2. Il nostro obiettivo è che nascano tanti boschi Slow Food. Il sogno è piantare 60 milioni di alberi…”.

Il ruolo delle Condotte è fondamentale per radicare il movimento sul territorio. Qual è la situazione?

“Le Condotte svolgono un ruolo capillare sul territorio, sono state e sono fondamentali per lo sviluppo del movimento. Ma da 2017 siamo aperti anche ad altre forme di attivismo. All’incontro di Chengdu parlammo anche di gruppi informali che condividono valori e portano avanti progetti coerenti con nostra visione. La rete si sta allargando”.

Petrini a Genova ha parlato di ecocidio del mare.

“Il Mediterraneo è uno dei nostri punti dolenti per molti motivi. Per l’iper sfruttamento delle risorse ittiche, per l’inquinamento, che non riguarda solo le plastiche ma anche le microplastiche, e perché è diventato crocevia di migrazione, altro tema mi sta particolarmente a cuore. E’ diventato cimitero… Per cui è necessario avere grande consapevolezza delle risorse marine e farne un utilizzo consapevole. L’attenzione ai mari e agli oceani è un anello fondamentale per combattere il riscaldamento globale. Gli organismi fotosintetici del mare ed il plancton giocano un ruolo decisivo nell'assorbimento della Co2 da parte del mare, e questo è un altro aspetto di cui dovremmo tenere conto”.

Tanti obiettivi da raggiungere e solo quattro anni di tempo, c’è una scala di priorità?

“Ognuna è una priorità. E sono convinta che se lavoriamo bene, seguendo l’approccio olistico tipico di Slow Food, durante il nostro mandato riusciremo a incidere su tutti questi ambiti”.