Fra le vigne nel cuore del Veneto: suggestioni, storie e leggende in un bicchiere

La tenuta Montelvini ad Asolo, nel Trevigiano 
Il legame profondo di Montelvini con il territorio e il "vigneto ritrovato": ricordi d'infanzia, progetti e sfide di una famiglia proiettata nel futuro 
4 minuti di lettura

"I ricordi più distinti che ho legati alla vendemmia sono quelli del sabato, verso metà settembre, in cui si raccoglieva la maggior parte dei contadini. In quella giornata infatti quando l’uva diventava matura tutte le famiglie dovevano aiutare a vendemmiare e quindi si formava una fila interminabile di trattori che si protraeva fino a notte fonda col profumo di mosto che iniziava a spandersi nella campagna". Le parole di Alberto Serena raccontano dal di dentro l'anima e lo spirito dell'azienda di famiglia Montelvini. Perché ai profumi, ai sentori, agli stimoli sensoriali a tutto tondo di un concentrato di cultura in un sorso quale è il vino, si affianca il legame, profondo e pieno, con il territorio. E i ricordi d'infanzia stappano bottiglie di memoria che si riversa a fiumi in un angolo d'Italia come Asolo, nel cuore del Veneto, in provincia di Treviso, che sa di suggestioni fra natura, storia e leggenda. Lo sa bene il giovane Serena, ceo dell'azienda il cui timone è stato affidato dal padre Armando che continua a supportare nella gestione lui e la sorella Sarah

"Io, che allora ero bambino, giravo in mezzo ai carretti con la bicicletta - rivela ancora Alberto a Il Gusto - e il momento più bello era quello in cui mi facevano salire sul trattore per vedere l’uva che veniva versata nelle tramogge per essere pigiata, creando per me delle vere e proprie maree ribollenti e colorate". 

Le memorie procedono e si fanno sempre più avanti: "Diventato più grande, già al periodo delle medie, partecipavo alla vendemmia vera e propria del vigneto vicino casa che, seppur non molto esteso, coinvolgeva una decina di persone per due settimane, creando una condivisione molto stretta che veniva scandita dai canti, e veri e propri pettegolezzi tra i filari e dal momento delle merende con pane e salame. La fatica e il caldo erano grandi, però quella sensazione di stanchezza e appagamento che sentivi alla sera l’ho provata poche volte nella mia vita". 

Tutti quei ricordi, via via, prendono forma nelle eccellenze dell'azienda e della cantina d'autore della sua famiglia che ha all'attivo anni di "esplorazioni" fra vitigni e botti finalizzate alla creazione di una sfilata di gioielli da bere. Tre esempi per tutti. L'Asolo Prosecco Superiore Docg Extra Brut (2016) definito "la punta di diamante della collezione Serenitatis, vino caratterizzato da un raffinato perlage". Il Prosecco Doc Rosé Treviso Brut Millesimato 2020 (primavera 2021) "versione del Prosecco Doc Rosé dell'azienda con una spiccata eleganza nella colorazione rosa tenue e anche nell'equilibrio tra la freschezza delle uve Glera (85%) e la leggera struttura del Pinot Nero (15%)". E la novità di giugno 2021: l'Asolo Prosecco Docg Superiore Brut millesimato, il primo Cru di Asolo Prosecco, realizzato con un metodo di vinificazione esclusivo, che prevede un'unica fermentazione in autoclave. 

Il Montelvini Asolo Prosecco Docg: la novità di giugno 2021 

Il nome FM333 è un concentrato di quel legame, speciale, con il territorio a cui si accennava: 333 sono i metri sopra il livello del mare dove è collocata la tenuta, mentre FM sono le iniziali della tenuta stessa. Ovvero Fontana Masorin dove vengono coltivate le uve di produzione e che ha una storia intrisa di immaginazione e visioni fantasy. Si tratta di una fonte naturale d’acqua che lambisce i margini della tenuta in una delle doline più affascinanti del Montello (da cui deriva il nome Montelvini). 

Secondo la leggenda un tempo, intorno alla fonte, vivevano tre contadini malvagi che inquinavano l'acqua affinché nessuno potesse farne uso. Un giorno però si presentò una figura femminile (per alcuni si trattava di una ninfa, per altri di una fata, per altri ancora era la Madonna) che trasformò i loschi personaggi in lupi. In seguito all’apparizione l’acqua divenne limpida e si trasfirmò letteralmente in una fonte di ricchezza inestimabile per tutti gli abitanti della contrada. Un altro simbolo locale adottato dalla famiglia Serena da più generazioni è la civetta che appare nel logo dell'azienda. L’area in cui sorge la cantina infatti, è chiamata Zuitere che significa proprio “terra delle civette”, poiché Zuita è il termine dialettale con cui in queste colline si indica questo animale misterioso e ammaliante. "Un rapace affascinante che si ritrova nel linguaggio simbolico di ogni cultura, anche nelle più antiche, e che Montelvini ha voluto ergere a stemma aziendale - fa sapere la famiglia -. La civetta rappresenta la sapienza nel cogliere i migliori frutti di un territorio, la saggezza nel condurlo rispettando la natura e i suoi ritmi. Da questa sensibilita? e? nata l’idea di associarla alla vite: le foglie diventano ali che, in un atteggiamento di abbraccio, sono simbolo di protezione naturale delle vigne". Valori di grande importanza sottolineati dal motto: "Alleati in vigna”. 

Un'altra testimonianza "viva" del legame profondo con la terra si ritrova nel progetto “Vigneto ritrovato”, che l’azienda ha avviato nel 2017. Si riferisce al recupero di un’antica vigna all’interno del centro storico di Asolo. Impiantato nel 1960, il vigneto si trova a ridosso delle mura, di fronte alla villa Contarini degli Armeni e al giardino all’italiana di Villa De Mattia. Grande attenzione all’ambiente e uno sguardo moderno che valorizzi il passato, rispettando il delicato equilibrio tra azioni umane e natura sono le direttive principali dell'iniziativa attraverso un gruppo di lavoro multidisciplinare che conta un architetto del paesaggio, un docente universitario, uno storico oltre ad esperti viticoltori e istituzioni comunali. 

Come dire una sfida fra passato e futuro. Un po' quella di Sarah Serena, sorella di Alberto, è a capo della Direzione aministrativa e produttiva della Montelvini. “Sono cresciuta in mezzo alle vigne, ho respirato fin da piccola l’atmosfera di cantina e sono entrata in azienda, letteralmente, il giorno dopo la laurea - racconta - Ho però una formazione umanistica, mi sono laureata in filosofia, e ad un certo punto ho sentito l’esigenza di esplorare nuovi mondi, ampliare i miei confini. Mi sono detta che se non facevo esperienze finchè ero giovane, poi non ci sarebbe più stata la possibilità di vedere cosa c’era in un universo diverso dal mio. Ho avuto le mie soddisfazioni, poi però il richiamo delle mie origini è stato troppo forte e sono rientrata in azienda più matura e consapevole”.

“Non mi sono mai sentita a disagio lavorando in un ambiente ancora prettamente maschile. Non credo mi siano stati fatti favori, penso mi abbiano “studiato” e abbiano capito che portavo avanti il mio lavoro con entusiasmo, mettendoci tutto il mio impegno - sottolinea Sarah -. Penso che le competenze siano sempre più importanti e le persone valutino come ti poni di fronte alle sfide. La questione vera è che le donne si approcciano ancora con difficoltà alle professioni legate al mondo del vino, come enologia, eppure è un ambito che può dare grandi soddisfazioni anche a noi donne”.