Paleo dieta: così si nutrivano i nostri antenati nomadi e cacciatori

Un regime alimentare riscoperto da qualche anno, ma che la scienza sconfessa: troppe proteine riducono la speranza di vita  
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Tra le bizzarrie dell’universo dieta c’è la cosiddetta paleodieta, un regime alimentare che nasce da un’idea degli anni 30 del dentista Weston A. Price. Questi viaggiando per il mondo si convinse che in alcune popolazioni non c’erano alcune malattie attribuendo il fenomeno al tipo di dieta, basata sui cibi che si trovavano in natura, prima dello sviluppo delle tecniche agricole, cioè selvaggina, midollo, cervella, frattaglie, sangue, pesce, crostacei, vermi, rettili, bachi, insetti, uccelli, uova, bacche, frutti e miele, radici, bulbi, semi. Una teoria ampiamente sconfessata. Il professor Loren Cordain, un americano docente di scienze, da qualche decennio a questa parte ha ripreso e fatto suo il concetto della paleodieta, ritenendo che il nostro genoma sia per buona parte uguale a quello dei nostri antenati, quelli che vivevano cacciando animali e facendo i raccoglitori opportunisti. La sua teoria sul cibo è una sorta di ritorno al passato. La scienza sconfessa la teoria, inoltre Cordain non ha tenuto conto che, nel paleolitico, per motivi ambientali  e nutritivi, i nostri antenati  vivevano proprio pochi anni, al massimo due-tre decine di anni. Noi attualmente in Italia abbiamo un’aspettativa di vita molto più elevata: 79-82 anni per i maschi e 84-86 per le donne e inoltre con una buona qualità di vita. Questo modello dietetico paleolitico, oltre ad essere inadeguato per l'ambiente, lo è pure per l’uomo perché l'eccesso di scorie azotate e l'effetto infiammatorio dovuto alle troppe proteine animali introdotte comportano una riduzione  della durata di vita.

Questa dieta paleolitica è un regime alimentare iperproteico con carni, piccoli pesci, frutti di mare, frutta secca e fresca, verdura e niente cereali o cibi industriali e raffinati, niente legumi, caffeina e alcol, quindi nessuna novità. Si tratta invece di un enorme salto indietro, basti pensare che il periodo paleolitico o età della pietra (cosiddetto perché l’uomo cominciò a sviluppare i primi strumenti in pietra selce), cominciò due milioni di anni fa e si concluse diecimila anni fa col passaggio al mesolitico e l’inizio dell’agricoltura. Dal un punto di vista nutrizionale la valutazione è pessima! Infatti possiamo osservare che gli apporti di carboidrati e proteine sono sbilanciati rispetto ai fabbisogni di riferimento dei LARN (Livelli Raccomandati Assunzione di Nutrienti). Le proteine, inoltre, essendo unicamente di origine animale, specie di carni nere (cacciagione e selvaggina) il rischio di superare il livello massimo di assunzione giornaliera di colesterolo è molto reale, in particolare cresce il colesterolo “cattivo” Ldl inducendo un  aumento dell'acido urico nel sangue, lo stesso che causa la “gotta”.

La dieta infatti, non prevede limiti all’assunzione di carne ma è ormai accertato dalla comunità scientifica che consumare oltre 500 grammi di carne rossa alla settimana aumenta l’incidenza del cancro al colon-retto. Oggi si consiglia di consumare un pari quantitativo di acidi grassi omega-6 e omega-3 e la letteratura scientifica fissa il rapporto “ideale” tra omega-6/omega-3 pari a 5:1, in quanto un apporto sbilanciato di questi due acidi grassi potrebbe portare a un aumento del rischio di malattie cardiache. Si evidenzia, inoltre, carenza di calcio e Vitamina D e un aumento di grassi saturi e proteine oltre i livelli consigliati esponendo a danni renali. Tutti questi importanti parametri sono stravolti dalla paleolitica disattendendo le indicazioni cliniche, ciò mette a serio rischio la salute.

Le conseguenze negative di questo regime sono causate dall’assenza di latticini e cereali inducendo un grave senso di stanchezza. Per giunta, non è adatta a vegetariani e vegani per l’assenza anche dei legumi. Non è adatta neppure agli atleti a cui sono necessari di 3-6 grammi di carboidrati per chilo di peso corporeo al giorno, necessari per rimanere attivi e vigili, ne deriva una grande stanchezza per mancanza di energia. Inoltre, tale dieta induce chetosi, cioè la produzione di corpi chetonici, che a loro volta creano uno stato di stanchezza, anche se all’inizio si ha la sensazione effimera di avere più forza e leggerezza, ma dura pochissimo. Quando l'apporto di carboidrati è minimo, l'organismo  inizia a marcare il senso della fame  con conseguente disfunzione tiroidea, ciò sempre a causa della chetosi.  E allora, lasciamo nella loro beatitudine di cartone i simpatici “Antenati” della famiglia Flintstone nella rocciosa Bedrock e godiamoci tutti i progressi alimentari agricoli e tecnologici, accumulati in questi due milioni e rotti anni che tanto ci fanno apprezzare la gustosa e salutare Mediterranea.