mestoli e sentenze

Guardare, mangiare ma non copiare: gli chef e la guerra dei copyright

Il piatto Black is black (Spaghetto, nero di seppia, caviale) firmato Davide Scabin
Il piatto Black is black (Spaghetto, nero di seppia, caviale) firmato Davide Scabin 
Dagli anni Novanta i cuochi presentano domande di brevetti per tutelare ricette, invenzioni e impiattamenti: Perbellini, Heinz Beck, Ramsay, Cedroni e tanti altri. E oggi c’è chi sogna di tutelare il sapore dell'opera che ha inventato. Il must: diffidare dalle imitazioni
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Il copyright delle ricette ha corsi e ricorsi. A volte ritorna. In Italia, il primo a rivendicare la paternità di un piatto è stato nel 1986 Fulvio Pierangelini, del Gambero Rosso di San Vincenzo, autore dell’imitatissima Passatina di ceci con gamberi. È leggenda, ormai, la denuncia (2007) di Rebecca Charles del Pearl Oyster Bar contro l’ex cuoco Ed McFarland, “colpevole” di aver aperto nelle vicinanze un ristorante-fotocopia (l’Eds Loabster Bar) copiando anche i piatti: Ceasar’s Salad, lobster roll, panini alla polpa di astice e capesante fritte.