Mangiare a Sanremo (non solo durante il Festival)

Mangiare a Sanremo (non solo durante il Festival)
Ristoranti, trattorie, street food: piccola guida per tutti i gusti alla Città dei fiori. Con una gustosa puntata nell'entroterra. Seguici anche su Facebook
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Sanremo è Sanremo, sarà un luogo comune, ma nessuno lo può smentire; e se l’attesa per il Festival della Canzone numero 67 è in gran parte per la coabitazione sul palco dell’Ariston tra Carlo Conti e Maria De Filippi, prima ancora della sfida tra le 22 canzoni in gara, c’è qualcosa su cui i fan si trovano d’accordo: il richiamo gastronomico della città dei fiori e dintorni, dove la cucina ligure di ponente incontra la fantasia degli chef.

Con alcuni punti di riferimento, in primo luogo i gamberi rossi di Sanremo, per cui sono da tempo in ansia i pescatori locali, visto il rischio che il nuovo trattato sui confini marittimi potrebbe spostare in mare francese i migliori luoghi di pesca. Ma per ora la pesca continua, con soddisfazione di pescatori, chef e gourmet. Ma anche lo street food, da queste parti, è imperdibile: a partire dalla sardenaira, una focaccia alta e condita solo con olio extravergine, pomodoro a crudo, olive taggiasche, capperi, aglio e filetti di sardine da cui il nome. A Imperia, anzi a Oneglia, 20 chilometri prima, è la pissalandrea, (con cipolle e acciughe che hanno sostituito l’antico machetto, una salsa di sardine pestate ormai introvabile ) la cui paternità è attribuita alla gloria locale, l’ammiraglio Andrea Doria.
La pizza sardenaira
La pizza sardenaira 
Comunque la troverete nelle focaccerie, nei ristoranti e anche a tranci nei bar, con qualche variante, da Imperia a Ventimiglia. E poi, svoltando dal mare alle valli dell’entroterra,  ecco una cucina tutta particolare, che va dall’imperdibile capra con i fagioli di Conio, presidio Slow Food, ai sapori della cucina bianca delle Alpi Marittime. Ecco una piccola guida per tutti i gusti (e le tasche), che siate  star o aspiranti cantautori.

Paolo e Barbara
Una saletta accogliente, una luce morbida, un trompe-l’oeil  dal gusto agreste sullo sfondo, la gentilezza di Barbara a spiegare le proposte: in cucina, Paolo Masieri rilancia la cucina di territorio portando in tavola prodotti a filiera cortissima, a partire dalla sua azienda agricola di Castelvittorio (da cui provengono verdure e anche fiori commestibili, usati in molte preparazioni),  e pesce e crostacei del mare sanremese. Certezze che consolidano la stella Michelin. Nel menu d’inverno, una composizione di crudo di pesce, i gamberi rossi , ma anche l’uovo croccante e liquido con gambero di Sanremo e ricci marini, o i cappelletti ai gamberi di Sanremo in ristretto di cipolla allo zafferano e fiori eduli essiccati. Il menu è a 65-75 euro, per la carta prevedetene 90 più i vini
 
Tortuga
Pirati? No, pesce e cucina ligure, con pasta fresca fatta in casa, poca la distanza dal teatro Ariston. Ovviamente c’è un buon fritto misto accanto al crudo e ai gamberi, ma per chi ama le carni bianche, c’è il coniglio alla ligure: è un presidio Slow Food e vale la pena di inseguire il profumo di taggiasca. Il conto, in base a piatti e vini, va dai 30 ai 60 euro. (via Nino Bixio 93/a, tel. 0184840307)
 
La Pignese
A un passo dai locali di piazza Bresca, mèta della movida anche fuori Festival e di fronte al mare, un classico della ristorazione sanremese: dietro le grandi vetrate, tocchi di arredamento marinaro e la cucina classica di mare, consolidata attraverso tre generazioni a partire dal 1919. Meritano i ravioli di pesce, se il mare è stato generoso la zuppa di pesce è una ottima esperienza. E il carrello dei dolci non è solo bello a vedersi. Prezzi in linea: da 55 a 80 euro se vi trattate al top
 
La Taverna
State presidiando l’Ariston per un selfie con il vostro cantante preferito? Rifarsi dalla fatica impegna solo di voltarvi: la sardenaira, le focacce, la farinata di ceci, semplice o con cipollotto, e la torta verde di riso e verdure, escono dal forno della Taverna, praticamente di fronte al teatro di corso Matteotti. Potete provare (se ci riuscite) ad occupare un tavolino fendendo la coda, altrimenti vi gusterete davvero uno street food di qualità spendendo pochi euro. (piazza Mameli 8)
La vista dal ristorante di Apricale (foto tratta dal sito del locale)
La vista dal ristorante di Apricale (foto tratta dal sito del locale) 
Da Delio
Un tuffo in un altro mondo: puntate verso l’entroterra e a 30 chilometri da Sanremo raggiungete Apricale, borgo affascinante arrampicato su un costone della Val Nervia. Da Delio arrivano regolarmente clienti anche da oltreconfine: ad assaggiare il brandacujun, una versione tutta ponentina di stoccafisso mantecato, ma anche i ravioli di coniglio o di prebuggiun (erbe raccolte in campagna) condite con la fonduta di toma brigasca, e soprattutto lo stufato di capra con i fagioli bianchi di Pigna. Tenete un po’ di posto: a Apricale non si conclude un pasto (ma neanche la colazione) senza le pansarole con lo zabaione caldo al marsala. Un conto tra 40 e 50 euro, una passeggiata tra i vicoli ripidissimi in salita, uno sguardo ai boschi, tutto intorno; poi, si ridiscende al mare