La Nuova di Venezia e Mestre

Siccità in Veneto, microinvasi nelle cave dismesse per battere l'emergenza

Il presidente della Regione insiste sul progetto da mezzo miliardo di euro ("Ma non abbiamo i fondi") e invita la popolazione a evitare gli sprechi. "In alcune aree dispersione idrica enorme: servono serbatoi"
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VENETO. "Puntiamo a creare una rete di microinvasi, approfittando delle cave dismesse e degli invasi che già abbiamo. Ma per questo ci servirà mezzo miliardo di euro, fondi che non sono nelle disponibilità della regione". Nel pieno dell'emergenza siccità, con lo stato di crisi già riconosciuto al Veneto insieme allo stanziamento per questo di 4,8 miliardi di euro, è questo il progetto sul quale punta il presidente Luca Zaia. "L'innalzamento del cuneo salino il 25 luglio ha impedito a interi condomini di Caorle di avere acqua potabile. Il cuneo salino sta crescendo nel Po, nel Livenza, nell'Adige, con conseguenze drammatiche per l'irrigazione",  prosegue Zaia.

È tutto legato: gli incendi sempre più frequenti, lo scioglimento dei ghiacciai. Il cambiamento climatico è l'emergenza del nuovo millennio. "Per il momento non abbiamo in programma ulteriori provvedimenti, ma è importante sensibilizzare la gente a razionare l'acqua, a non sprecarla quando non è necessario",  dice Zaia.

Questi, dunque, i provvedimenti da tenere a livello individuale. Mentre su un piano più ampio, la rete di invasi è la soluzione sulla quale puntare. "Anche perché c'è una dispersione idrica enorme, che in alcune situazioni raggiungere il 70-80% dell'acqua che viene immessa nella rete", dice Zaia. "Per questo la rete di invasi è fondamentale per avere un serbatoio, che sia una riserva idrica anche per la prossima estate".
 

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