Caro energia, Bonato: “Imprese del riciclo a rischio chiusura”

Caro energia, Bonato: “Imprese del riciclo a rischio chiusura”
L’allarme del dg di Erion: “Servono incentivi efficaci per dare ossigeno al settore. Con il blocco delle attività il sistema implode”
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“Per i costi energetici, alcuni fornitori che operano con i nostri consorzi per il riciclo di pile, apparecchiature elettriche ed elettroniche, batterie al litio e al piombo, hanno già fermato temporaneamente le attività o pensano di farlo perché non hanno la sostenibilità economica per andare avanti”. È il grido di allarme di Danilo Bonato, dg di Erion, il Sistema multi-consortile italiano di Responsabilità Estesa del Produttore. 

Un esempio pratico? 

“Dal primo ottobre ci sarà la chiusura temporanea della Ecobat di Marcianise, un operatore importante che recupera il piombo dalle batterie esauste per auto. Quasi 100 dipendenti in cassa integrazione, con l’indotto si arriva a oltre 300 lavoratori. Altre criticità si stanno profilando nel settore del riciclo dei Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), sia per i costi dell’energia quintuplicati rispetto al 2021 sia per la progressiva chiusura dei canali di sbocco delle materie prime seconde”.

In che modo sostenete gli operatori?

“Aumentando il contributo economico che i Consorzi versano alle imprese, però il problema è strutturale e riguarda in questo momento soprattutto il mercato di sbocco delle materie prime seconde che gli impianti hanno riciclato, in particolare il rottame ferroso. Materiale che in questo momento resta nei depositi perché le aziende a valle del sistema sono in difficoltà. Tutto questo impatta sul lavoro degli impianti di riciclo”.

Qual è l’impatto causato dal blocco delle attività?

“In termini economici si registra un incremento dei costi di gestione tra il 15 e il 20%, con conseguente rischio di aumento degli eco-contributi. Un blocco anche parziale delle attività può danneggiare seriamente i processi di economia circolare del settore. Il materiale non riciclato o le frazioni riciclate che non trovano sbocchi di mercato restano bloccati nei depositi, con rischio di superamento delle quantità autorizzate e conseguente blocco dei conferimenti dei rifiuti. Non potendo conferire i rifiuti, i consorzi potrebbero non essere in grado di raccoglierli, con potenziali rischi di disservizi e problematiche di sicurezza”.

Quante tonnellate di rifiuti rischierebbero di non essere smaltite?

“Un blocco del 30% dei flussi corrisponderebbe a 150.000 tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche non gestibili dal sistema. Un danno notevole per il Paese”.

Come si può uscire da questa situazione ed evitare che altre aziende chiudano?

“Si dovrebbero introdurre incentivi fiscali efficaci per rendere più conveniente sia l’acquisto di materia riciclata da parte dell’industria, sia l’acquisto di prodotti realizzati con materia riciclati da parte dei consumatori”. 

Altre proposte da parte di Erion al nuovo Governo per azioni di sostegno?

“Innanzitutto, aiutare le imprese del riciclo con provvedimenti per ridurre drasticamente i costi dell’energia (tetto al prezzo di acquisto del gas, maggior spinta sulle rinnovabili, sganciamento del prezzo dell’energia dal prezzo del gas). Poi, aumentare i limiti autorizzativi degli stoccaggi; semplificare le procedure sia per la raccolta sia per l’ampliamento degli impianti di riciclo e la realizzazione di nuovi impianti”.

Chi sono i principali competitor europei dell’Italia nel vostro settore?

“In particolare, Germania e Francia. In questi due Paesi l’industria del riciclo è più strutturata perché a valle e a monte del sistema ci sono imprese più robuste sul piano finanziario rispetto all’Italia. Tutto questo ha consentito di creare una filiera industriale del riciclo che è in grado di gestire il mercato di sbocco delle materie prime seconde anche in un momento difficile come quello attuale”.

Perché in Italia non esiste ancora una filiera industriale del riciclo?

“In questo momento, non esistono ancore regole certe, politiche industriali chiare e tempi snelli per autorizzare gli impianti di riciclo”.

Qual è il tempo medio oggi per ottenere un’autorizzazione?

“Cinque anni. È difficile, pertanto, per un imprenditore investire in maniera significativa sul settore. Per questo, la nostra raccomandazione al nuovo governo è di mettere a terra i progetti del Pnrr e di farlo rispettando i tempi. Solo così anche in Italia potremmo avere finalmente una filiera industriale del riciclo solida e competitiva”.