Energia solare, il futuro è sull'acqua per le megalopoli asiatiche e per l'Africa

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Roma. Non solo l'eolico, ma anche il fotovoltaico ha un grande futuro sull'acqua. E la ragione è la stessa: si possono usare grandi spazi senza incorrere nelle resistenze di comitati locali, senza sottrarre terreno alla colture agricole e portare energia rinnovabili anche in aree particolarmente urbanizzate, dove è difficile trovare sufficienti superficie libere. Lo dicono i numeri e lo spiega bene il progetto appena annunciato in Asia, destinato a diventare uno dei più grandi impianti solari galleggianti del mondo.

Singapore, il parco galleggiante da guinness

Il progetto è stato annunciato dalla società Sunseap, che ha sede a Singapore e vuole realizzare un impianto solare "galleggiante" al servizio dell'isola di Batam in Indonesia, che si trova proprio di fronte alla città-stato. Gigantesche le dimensioni della centrale: 2,2 gigawatt che coprirà di pannelli oltre 1.600 ettari di mare. Non solo: sarà connesso a un impianto di immagazzinamento dell'energia che gli consentirà di battere ogni record precedente di impianti che mettono insieme pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo, galleggianti e non.

In una prima fase, l'energia prodotta dalla centrale - che avrà un costo complessivo attorno ai 2 miliardi di dollari - verrà utilizzata a livello locale per l'isola di Batam. Ma successivamente, potrà servire anche la città di Singapore che è alla ricerca di forniture di energia rinnovabile, ma non dispone di spazi dove costruire nuovi impianti. Tecnologicamente, di più facile realizzazione rispetto al mega progetto di due miliardari australiani che vorrebbero realizzare un parco solare da 10 gigawatt nella regione dei Territori del Nord e poi tirare un cavo sottomarino per 3.750 chilometri fino a Singapore.

Solare sull'acqua, domanda in crescita

Quello di Singapore è solo un esempio, ma non è per nulla isolato. Secondo la Banca Mondiale, la capacità potenziale del solare galleggiante a livello globale potrebbe arrivare a 400 gigawatt, ovvero tutta la potenza installata nel mondo fino al 2017. Secondo gli ultimi dati riferiti a fine 2019 (fonte, la società di consulenza Wood Mackenzie), gli impianti fotovoltaici realizzati su superfici d'acqua sono pari a 2,4 gigawatt, sparsi in 35 paesi.

E dove si trovano? Secondo dati citati da Saipem, la società italiana di ingegneria specializzata nelle tecnologie per l'energia, per l'87% in Asia, con la Cina che si rivela ancora una volta leader nelle rinnovabili, con oltre 1,1 gigawatt di potenza installata. Seguono Giappone e Regno Unito con l'India che ha in programma progetti ambiziosi per oltre 10 gigawatt.

Rendimenti più elevati e un aiuto contro la siccità

Il solare galleggiante non è solo una risposta per quei paesi in cui scarseggiano le superfici disponibili o per la grandi aree metropolitane che si affacciano sul mare. Le caratteristiche tecniche degli impianti ne fanno un alleato prezioso anche per altre aree del mondo. Intanto il rendimento è più elevato rispetto alle installazioni a terra perché l'acqua e il vento (sempre presente in mezzo al mare) aiutano il raffreddamento delle celle e mitigano il calore prodotto, aumentando l'efficienza e la produttività.

Inoltre, un impianto galleggiante ridurre l'evaporazione dell'acqua durante periodi di siccità limita la produzione di alghe che incidono sulla qualità dell'acqua, in particolare nei bacini interni.

Una grande opportunità per l'Africa

Non a caso, è appena stato pubblicato uno studio secondo cui grandi impianti solari galleggianti potrebbero migliorare la produzione idroelettrica in Africa, aumentando la produzione di energia fino al 50 per cento soltanto se coprissero l'1% dei bacini. Secondo quanto si legge nel report di Renewable Energy, al momento il 17% dell'energia prodotta in Africa è di origine idroelettrica (con punte del 90% in alcune nazioni come Etiopia, Mozambico e Zambia).

Ma il cambiamento climatico potrebbe incidere negativamente sulle performance con la riduzione dei bacini. Grandi installazioni fotovoltaiche, invece, ridurrebbero l'evaporazione, oltre ad contribuire alla produzione di elettricità delle dighe. Uno strumento che potrebbe essere utilizzato per tutti i nuovi progetti in costruzione e anche per quelli futuri: in Africa devono ancora essere sviluppati il 90% dei potenziali bacini per la produzione idroelettrica.