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L'impianto sardo dove l'energia viene stoccata in una mega batteria di CO2

L'impianto sardo dove l'energia viene stoccata in una mega batteria di CO2
Energy Dome ha costruito un impianto dimostrativo in Sardegna che inaugura una nuova strategia di stoccaggio dell’energia a basso costo e zero emissioni
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Stoccare energia per impiegarla nei momenti di bisogno è meno affascinante della fusione nucleare, ma è una soluzione pratica al problema immediato degli sprechi. "Io sono un ingegnere energetico da più di 25 anni, ma quando ho immaginato un modo alternativo, a basso costo ed efficiente per stoccare energia ho fatto una sintesi delle tecnologie che conoscevo, più che un'analisi", ci spiega Claudio Spadacini, ceo di della startup innovativa Energy Dome. Il tema è caldissimo soprattutto se si considerano le attuali tensioni internazionali e le conseguenze sulle forniture energetiche, nonché il problema globale relativo al cambiamento climatico. 

 

Lo stoccaggio dell'energia è un concetto di facile comprensione: si tratta di mettere da parte una certa quantità di energia, in una sorta di batteria, per impiegarla in altri momenti. Quindi è una modalità per ridurre sprechi e rendere più efficiente la gestione energetica. Senza contare l'effetto collaterale positivo di contribuire a ridurre le emissioni di CO2. Se non sprechi, consumi meno.

L'interrogativo legittimo è però quello legato al surplus energetico, che apparentemente anche in Italia sembra mancare. Com'è possibile stoccare ciò che non si ha in eccedenza? La risposta è che le eccedenze ci sono eccome e sono gli sprechi da imputare ai "limiti" delle fonti rinnovabili. "Il problema è che sono intermittenti: non sono programmabili e dispacciabili. Gli impianti eolici del sud Italia la sera o la notte vengono esclusi dalla rete perché c'è troppa energia in relazione al fabbisogno; lo stesso vale per gli impianti fotovoltaici nelle ore centrali della giornata. In California hanno persino stabilito un prezzo negativo: se immetti energia nella rete in alcuni momenti sei costretto a pagare", puntualizza Spadacini.

L'unica via di uscita quindi è di immagazzinare quel surplus energetico e impiegarlo nei momenti in cui c'è richiesta. Attualmente esistono diversi tipi di sistemi: quelli che reagiscono in tempi brevissimi per regolare micro-fluttuazioni e quelli per lo stoccaggio stagionale, che mettono in cascina in estate ed erogano in inverno. I primi si affidano in molti casi a grandi batterie agli ioni litio; i secondi a impianti basati sull'idrogeno. Ovviamente le rispettive criticità sono legate al deperimento degli elementi e alla complessità.

 

Energy Dome si propone come terza via, per un energy shifting (uno spostamento energetico) tra le 4 e le 15-24 ore. In pratica ciò che viene prodotto ad esempio in mattinata può essere emesso nel pomeriggio oppure il giorno dopo. È una soglia che non riguarda i limiti tecnici dell'impianto, ma il modello di business e l'efficienza complessiva per garantire una fornitura in accordo alla domanda sulla rete. Una soluzione che ad aprile è valso il primo premio del concorso tecnologico Bloomberg New Energy Finance (BNEF) Pioneers 2022, che identifica le innovazioni di maggior impatto per far avanzare l'economia a basse emissioni di carbonio.

Come funziona l'impianto di Ottana

Nella Barbagia, esattamente poco fuori da Ottana (Nuoro), c'è un paesaggio che ricorda i film di Sergio Leone, ma invece di set cinematografici si alternano stabilimenti industriali, distese di pannelli solari e anche il primo impianto dimostrativo di Energy Dome. "È in fase di avviamento ed è già collegato sia alla rete elettrica sia a fonti fotovoltaiche. Si parla di una potenza di 2,5 megawatt e 4 megawatt/ora di energia stoccata. Completata questa fase di test potremo entrare in quella commerciale. Abbiamo già manifestazioni di interesse da tutto il mondo perché rispetto ad altre soluzioni questa è praticamente pronta", sottolinea l'ingegnere. Non a caso recentemente è stato firmato un accordo di licenza con Ansaldo Energia per collaborare nella vendita di impianti di stoccaggio di questo tipo nei mercati europeo, mediorientale e africano.


Il funzionamento è abbastanza complesso ma in fondo i concetti chiave hanno a che fare con la meccanica e i principi termici. Si acquista dell'anidride carbonica (CO2) e si stocca in un gasometro a pressione e temperatura ambiente. "In questo dome (un 'pallone') comprimiamo l'anidride carbonica e otteniamo calore. Dopodiché raffreddandola fino a temperatura ambiente la condensiamo e la conserviamo sotto forma di CO2 liquida", spiega Spadacini. "Tutto questo processo avviene grazie all'energia proveniente da impianti rinnovabili. Dopodiché quando vogliamo nuovamente mettere tutto in rete rivaporiamo la CO2 attraverso lo scambio con l'atmosfera, la riscaldiamo e la espandiamo grazie a una turbina che di conseguenza produce energia. Usiamo 100 di energia nella prima fase e siamo in grado di restituire 75 nella seconda, per di più senza emissioni dato che è un sistema totalmente chiuso".

 

Una "carica" di anidride carbonica immessa nel Dome dura ben 30 anni, quindi alla fine è tutto acciaio, acqua e principi termodinamici. "A volte ci si dimentica che i combustibili sono una fonte di stoccaggio dell'energia solare raccolta nei millenni. Noi usiamo la stessa fonte energetica e - ironia della sorte - sfruttiamo le proprietà della CO2, che dobbiamo ridurre per combattere il cambiamento climatico", conclude il ceo di Energy Dome.

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