Scienza

I deserti di Arrakis sarebbero abitabili? Uno studio ha simulato il clima sul pianeta di 'Dune'

Gli scienziati dell'università di Bristol hanno creato un modello climatico dell'aridissimo pianeta protagonista della saga di 'Dune' creata da Frank Herbert

3 minuti di lettura

I micidiali deserti del pianeta Arrakis che abbiamo visto nel film Dune di Dennis Villeneuve (tratto dal capolavoro di Frank Herbert) ora sono descritti in un vero e proprio modello climatico che ricostruisce 500 anni di storia del pianeta, confermando tutta la maestria di demiurgo di Herbert. Per quanto, infatti, Arrakis sia inospitale - con estati che possono superare i 70 gradi Celsius e inverni a -75 gradi - il modello climatico realizzato dai climatologi dell'Università di Bristol mostra che sarebbe un pianeta adatto a ospitare la vita.

"L'idea di creare un modello climatico di Arrakis ci è venuta diversi mesi fa, quando abbiamo saputo dell'uscita del film. Ricordavamo tutti il "Dune" di David Lynch: provare a investigare un pianeta così particolare dal punto di vista climatologico è stata per noi una sfida affascinante" spiega Alex Farnsworth, ricercatore in meteorologia all'Università di Bristol.

"Per costruire il nostro modello ci siamo basati sui libri di Frank Herbert e sull'Enciclopedia di Dune, libro pensato per i fan che, per la sua fedeltà ai libri del ciclo di Dune, è stato approvato dallo stesso Herbert".

L'Università di Bristol ha un precedente interessante riguardo alla modellazione climatica di mondi fittizi: nel 2017 il climatologo Dan Lundt ha infatti costruito un modello del mondo del Trono di Spade, pubblicando uno studio goliardicamente firmato da Samwell Tarly (lo studioso immaginato da George R. R. Martin) e dotato di traduzione in lingua Dothraki.

"La cosa più interessante di questi mondi di fantasia, per noi, è capire quanto potrebbero essere realistici da un punto di vista climatico e al tempo stesso quanto potrebbero essere diversi dalla Terra" osserva Alex Farnsworth. E naturalmente le differenze tra il nostro pianeta e Arrakis sono, per nostra fortuna, notevolissime.

"La maggiore difficoltà tecnica è stato modellare il clima di un pianeta dove non esistono corpi idrici veri e propri, visto che invece sulla Terra abbiamo questi grandi oceani e questo ricco ciclo idrologico" spiega Farnsworth. "Il primo passo è stato costruire, basandoci sui libri, una mappa topografica di Arrakis/Dune - che mostrasse quali aree sono rocciose e quali sabbiose - e poi capire in che modo la distanza del pianeta dal suo sole, l'eccentricità della sua orbita e l'inclinazione del suo asse potessero avere un impatto sul clima".

La mappa altimetrica di Arakis
La mappa altimetrica di Arakis 

Una volta riusciti a stabilizzare il loro modello climatico di Arrakis in modo che conservasse la poca acqua disponibile, i ricercatori si sono accorti che era sorprendentemente fedele a quanto descritto da Herbert.

"È un modello sostanzialmente dominato dall'evaporazione, con rare nuvole e bassissima umidità atmosferica" spiega Farnsworth. "Un pianeta pressoché privo di vegetazione e di piogge, eccetto che sulle montagne più alte e sui plateau più elevati. Con temperature estive che, nelle regioni più calde, come media mensile si aggirano sui 78 gradi ma che giorno per giorno possono superare i 100 gradi".

La media dei mesi più caldi su Arrakis.
La media dei mesi più caldi su Arrakis. 

Il modello climatico di Arrakis che ha preso vita grazie al supercomputer dell'Università di Bristol mostra come la vita sarebbe proibitiva soprattutto ai due poli del pianeta.

"Anche sulla Terra i maggiori cambiamenti nella temperatura si hanno a quelle latitudini: se pensiamo alle estati calde e agli inverni rigidissimi che si possono avere in Canada e Siberia. E anche su Arrakis, come sulla Terra, le zone tropicali sono quelle climaticamente più stabili: i tropici di Arrakis sono molto caldi ma vivibili, con temperature intorno ai 40-50 gradi. Ma più ci si sposta verso i poli più le temperature aumentano" spiega Sebastian Steinig, ricercatore in paleoclimatologia all'Università di Bristol. "Il problema di Arrakis è che più ci si avvicina ai suoi poli, più l'atmosfera contiene vapore e nuvole, e quindi intorno ai poli si ha un effetto serra che alza la temperatura oltre i 78 gradi". Invece nel resto del pianeta, mancando le nuvole, non è l'effetto serra a riscaldare il suolo ma l'esposizione diretta al sole di Arrakis. E la mancanza di un ciclo idrogeologico.

"Nei libri del ciclo di Dune ogni tanto si accenna a una grande catastrofe successa millenni prima, che essiccò i corsi d'acqua del pianeta" spiega Farnsworth. "Ma mancano spiegazioni più dettagliate. Se vogliamo fare un parallelo con il sistema solare, il pianeta che più potrebbe ricordare la desolazione di Arrakis è Marte. Se non fosse che Marte è troppo freddo: per avere qualcosa di simile ad Arrakis dovremmo immaginare un Marte più vicino al Sole".

Una persona a cui l'immaginazione non mancava davvero è Frank Herbert: "Ho trovato incredibile che le 'tempeste di Coriolis' che Herbert ha inventato nei libri, e che descrive come causate dal forte gradiente di pressione che si ha per via dell'alta presenza di ozono nella bassa atmosfera, si sono verificate anche nel nostro modello climatico" spiega Farnsworth. "Abbiamo infatti notato dei potenti sistemi tempestosi che circumnavigano il pianeta".

E proprio l'ozono è una delle maggiori differenze tra la Terra e Arrakis: sul nostro pianeta negli strati inferiori dell'atmosfera la concentrazione di ozono è intorno allo 0,000001%, mentre su Arrakis è assai superiore: intorno allo 0,5%. "Ed essendo l'ozono 65 volte più efficace della CO2 nel riscaldare l'atmosfera, ecco spiegata l'arida inospitalità di Arrakis" commenta Farnsworth. "Che è anche, se vogliamo, un monito sul potere dei gas serra nel rendere ardua la vita su un pianeta".

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