Emergenza clima
La cattedrale di Sant'Agata a Catania se la temperatura salisse di 3 °C 

Un clic e il sito ti fa vedere gli effetti del cambio climatico sulla strada di casa tua

Il Mila Quebec Ai Institute ha realizzato uno strumento per vedere come i posti dove viviamo saranno trasformati da inondazioni e cappe di smog. E non è l'unica iniziativa del genere. "Un'immagine vale mille parole", spiega Benjamin Strauss di Climate Central

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"Molti pensano che la crisi climatica non li riguardi. Le conseguenze sembrano troppo in là nel tempo, si crede comunque sia un problema di qualcun altro. E così abbiamo pensato di usare l'intelligenza artificiale per tentare di correggere questa miopia percettiva". A parlare in collegamento da Monteral è Sasha Luccioni, ricercatrice al Mila Quebec Ai Institute, guidato dal premio Turing Yoshua Bengio. Origini siberiane, cognome corso preso dal marito, ha 31 anni ed è cresciuta in Canada, dove i genitori sono arrivati in seguito al crollo dell'Unione Sovietica.

Assieme ad un gruppo di colleghi ha realizzato un sito chiamato This Climate Doesn't Exist, che tradotto significa "Questo clima non esiste": grazie agli algoritmi, mette in scena una simulazione che consente a tutti di vedere il potenziale impatto dei cambiamenti climatici in qualsiasi luogo del pianeta. In pratica, come potrebbe apparire la via dove abitiamo o la piazza dietro casa, l'indirizzo del nostro ufficio, se fossero colpiti da inondazioni, incendi o immersi in una cappa di smog.

Milano

Basta digitare un indirizzo, muoversi sulla mappa che compare al fianco per scegliere lo scatto migliore e poi l'intelligenza artificiale applica gli effetti delle emissioni di gas serra, basandosi sulle foto di Google Street View. Il tutto è stato realizzato grazie al contributo di National Geographic Society, Microsoft, Bcg Gamma e Borealis AI.

"Se non si fa qualcosa e presto, dobbiamo aspettarci gravi conseguenze", ha spiegato Yoshua Bengio, direttore scientifico di Mila, premio Turing nel 2018 e a capo del gruppo di ricerca dietro This Climate Doesn't Exist. "Mostrando immagini di come il cambiamento climatico potrebbe influenzare i luoghi che ci stanno a cuore, rendiamo i rischi che sta correndo il pianeta molto più personali". Bengio, francese come il suo collega Yann LeCun con il quale ha condiviso il Premio Turing, è uno dei padri delle reti neurali artificiali e da tempo è impegnato anche sul fronte del contenimento delle emissioni. Project Carbon, un sistema per misurare e quindi ridurre i consumi legati alla programmazione, è opera sua e dei suoi ricercatori, fra le quali c'è anche Sasha Luccioni. 

Catania

"Abbiamo lavorato tre anni per realizzare il sito", racconta lei stessa. "Siamo partiti dall'idea di portare la crisi climatica più vicina alle persone. Le Ai analizzano le foto, individuano i vari elementi che le compongono, applicano poi tre effetti: inondazioni, smog o fumi da incendi. Non si tratta di previsioni, solo di un sistema per aggirare la percezione errata che il problema non sia urgente e non riguardi tutti".

Sui guai della percezione sono in tanti a puntare il dito. L'innata caratteristica dell'umanità di non avvertire le minacce quando non sono vicine e immediate, come scrive Yuval Noah Harari in Sapiens, è al centro della ricerca annuale di Ipsos intitolata non a caso l pericoli della percezione. Gli italiani per altro sono fra gli ultimi in Europa nell'avere un'idea del Paese attinente ai dati di realtà. Anche nel saggio Factfulness del medico e accademico svedese Hans Rosling, si mette in luce come nella maggior parte dei casi le persone tendono ad avvertire quel che avviene nel mondo con una lente distorta, che aumenta a dismisura alcuni eventi e ne sottovaluta altri, come è accaduto alla crisi climatica per lungo tempo.

Di qui This Climate Doesn't Exist , che non è l'unico tentativo in corso anche se gli altri hanno un approccio più scientifico che non punta solo a colpire l'emotività. La nonprofit Climate Central, diretta da Benjamin Strauss, autore di uno studio appena pubblicato su Environmental Research Letters, ha realizzato a corredo una serie di animazioni dove si mostra cosa accadrà a 180 città se la temperatura dovesse alzarsi fino a tre gradi centigradi. Fra le altre c'è Catania, Napoli, Glasgow (dove si terrà cop26), Londra, Siviglia, Lisbona, San Pietroburgo, New York, Sydney, Mumbai.

Napoli

"Volevamo evidenziare il quadro generale e le centinaia di anni di incessante innalzamento del livello del mare che abbiamo messo in moto", ha spiegato Strauss alla testata Fast Company. "Un'immagine vale mille parole, o mille anni in questo caso".

Se la temperatura media globale dovesse infatti crescere ancora, qualcosa che probabilmente accadrà se proseguiamo sulla traiettoria attuale, le calotte glaciali scioglieranno abbastanza acqua da coprire un'area di terra dove attualmente vive il 10% della popolazione globale.

Glasgow

Solo in Cina, 43 milioni di persone abitano terreni che saranno sott'acqua con tre gradi in più. Dopo quattro gradi, 50 grandi città costiere dovranno affrontare sfide senza precedenti. Molte piccole nazioni insulari, come le Bahamas, perderanno quasi completamente il proprio territorio sul quale vive ora la maggior parte della popolazione.

Mumbai

"Noi abbiamo preferito non fare previsioni, solo sottolineare l'urgenza di agire subito per invertire la rotta", conclude Sasha Luccioni. "Per avere un quadro locale e preciso di quel che potrebbe accadere da qui a qualche anno in termini di eventi climatici straordinari servono una quantità di dati enorme. Le Ai aiutano a processarli senza necessariamente aver bisogno dei supercomputer più potenti in circolazione, ma la realtà è che non abbiamo tutte le informazioni che servirebbero e ci sono ancora troppe variabili delle quali sappiamo poco, non abbiamo un'idea sufficiente del perché certi fenomeni si svolgono".

Il limite evidente del sito This Climate Doesn't Exist sta nel suo essere solo una rappresentazione generica. Un gioco, se preferite, che applica dei filtri alle immagini di Google Street View grazie all'intelligenza artificiale e per altro non sempre ci riesce bene. Resta l'idea di fondo, l'aver capito che purtroppo a dispetto di una generale quanto generica fiducia illuminista nella ragione e nella scienza, siamo esseri con una percezione falsata e facile da ingannare, mentre per affrontare la crisi climatica è ormai necessaria lucidità se si vuol davvero correre ai ripari.

New York