Itinerari del cicloturismo
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Ciclovia delle Dolomiti Lucane: 'into the wild' tra calanchi e borghi nascosti

Pedalare qui significa uscire dal mondo, dimenticarsi le automobili e magari, invece, imbattersi in animali selvaggi: falchi, cicogne, civette, persino orsi

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 Proseguono i nostri ciclo-itinerari autunnali. E questa volta puntiamo diretti a Sud, nel cuore della Basilicata, terra dove il caldo afoso dell'estate lascia il posto a un autunno piacevole e temperato. Siamo nel meraviglioso Parco Naturale Regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane. Ricco di querce, faggete e incastonato tra cime aguzze e alte che ricordano le celebri montagne trentine. Vette mai eccessivamente elevate: solo il Monte Impisio supera i 1300 metri di quota. Ma sono tutte dall'aspetto singolare e appuntito. Pioggia e vento hanno scavato in questa roccia arenaria sagome a cui la tradizione popolare ha dato nomi decisamente evocativi: becco della civetta, bocca di leone, incudine e aquila reale.

Vista del canyon tra Castelmezzano e Pietrapertosa. Getty 

Venire a pedalare qui significa uscire dal mondo, dimenticarsi le automobili (la ciclovia è su strada promiscua, ma il traffico è inesistente) e magari, invece, imbattersi in animali selvaggi cui non siamo più abituati: falchi, cicogne, civette, persino orsi. 

La Ciclovia delle Dolomiti Lucane in realtà non è una vera e propria pista ciclabile, ma un comprensorio di diversi possibili itinerari a due ruote. Il nostro è quello indicato con il numero "8" ed è adatto a qualsiasi tipo di ciclista, purché con un minimo di allenamento. In tutto misura 51 chilometri e circa 800 metri di dislivello. Si sviluppa interamente su strade asfaltate e le pendenze non sono mai proibitive, seppure ci si trovi a pedalare in salita spesso e volentieri. 

Vista del canyon tra Castelmezzano e Pietrapertosa. Getty 

La bicicletta ideale è quella da corsa, magari con copertoni da 28 millimetri (cioè a sezione più larga dei tradizionali da 25 o 23), oppure una bici da turismo: le condizioni del manto stradale non sono sempre ottime, meglio prevenire. Il punto di partenza è già di per sé un autentico gioiello: Castelmezzano. Un piccolo borgo composto da case colorate che contrastano con le rocce a picco scure tra cui è incastonato. È stato edificato proprio in prossimità dei rilievi imponenti - così come il suo "dirimpettaio" Pietrapertosa - proprio per fungere da baluardo difensivo del territorio. E se Castelmezzano è di origine normanna, Pietrapertosa è invece araba. Entrambi fanno parte del circuito "Borghi più belli d'Italia" e meritano decisamente una visita, magari portando la bici a mano e perdendosi per le strette viuzze.

Usciti da Castelmezzano, il nostro itinerario si dirige in direzione Pietrapertosa. Superato un tunnel scavato nella roccia, entriamo di soppiatto, come fossimo passati attraverso un portone che conduce in un altro mondo, in uno scenario assolutamente "Into the wild". Natura selvaggia, aspra, per certi versi inospitale, ma decisamente affascinante. È questo il bello della bicicletta: portarti dove gli altri mezzi non arriverebbero, senza far rumore, con il gusto infantile della scoperta. Siamo su un tratto di strada promiscuo, come detto, ma il traffico qui è davvero assente: e versare altro asfalto per creare una corsia ciclabile ad hoc sarebbe stato un autentico delitto. Alla nostra sinistra, scorgiamo con l'occhio un impressionante e profondissimo canyon: è quello che separa Castelmezzano da Pietrapertosa. La ciclovia procede ora in leggera discesa verso il basso del canyon, per poi tornare a salire, seppure dolcemente, lungo il versante opposto, fino a raggirare la montagna e raggiungere il secondo paese.

Castelmezzano. Getty 

Da Pietrapertosa, chi è stanco può optare per seguire l'itinerario 8 e rientrare rapidamente a Castelmezzano, in soli 15 chilometri, chiudendo così l'anello principale della Ciclovia delle Dolomiti Lucane: in tutto meno di 30 chilometri. Chi invece ha ancora gamba, può proseguire seguendo la variante che conduce a Cirigliano.


Una deviazione che allunga sì il percorso (e quindi anche la fatica) ma che conduce a scoprire un'altra perla della Lucania: i caratteristici Calanchi. Tipici di questa zona della Basilicata sudorientale, i Calanchi (i più celebri sono quelli della Riserva Regionale dei Calanchi di Montalbano Jonico, una cinquantina di chilometri più a sud) sono dei solchi disposti in maniera parallela o a ventaglio e sono il frutto del lento lavoro di erosione delle acque superficiali su terreni argillosi.


Sono stati mirabilmente descritti dallo scrittore Carlo Levi nella sua celebre opera Cristo si è fermato a Eboli: "(...) da ogni parte non c'erano che precipizi di argilla bianca, su cui le case stavano come liberate nell'aria (...)"


Lo spettacolo delle rocce e dei solchi bianchi dei Calanchi viene quindi rapidamente seguito da quello del fitto bosco di Montepiano che conduce all'omonimo valico (1050 m.). Da qui, superate alcune sorgenti d'acqua (la montagna ne è piena), si prosegue in leggera discesa fino a raggiungere il piccolo borgo di Cirigliano. Dove termina anche il nostro itinerario, una scorribanda per anime selvagge nel cuore più puro e autentico della Basilicata, regione dalle mille sorprese.

 

Distanza: 51 km
Dislivello: 800 m ca
Tempo di percorrenza: 3/4 ore
Dove: da Castelmezzano (PZ) a Cirigliano (MT); altitudine massima: Montepiano (1050 m)
Livello: medio-facile
Bici: da corsa o da turismo