L'editoriale

Il clima aspetta il ''whatever it takes''

Piove in Groenlandia, uragani a Pantelleria. L'emergenza richiede interventi fiscali e finanziari come quelli lanciati per l'euro. Nel nuovo numero di Green&Blue in edicola il 7 novembre
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Non era mai successo prima. Quando gli scienziati della stazione Summit, il punto più alto della Groenlandia e a 800 chilometri a nord del Circolo polare artico, si sono accorti lo scorso agosto che quella che cadeva dal cielo non era neve ma pioggia sono trasecolati. Pioveva sui ghiacci della Groenlandia, dove lo zero termico è la normalità. Il riscaldamento climatico aveva creato una situazione anomala anche nel più estremo angolo della terra. E quella pioggia inaspettata ha contribuito a sciogliere i ghiacci e ad aumentare il livello delle acque del mare. Un altro contributo all'accelerazione dello stato di emergenza delle popolazioni costiere, un'altra spinta alla intensificazione di quei fenomeni estremi a cui stiamo sempre più spesso assistendo: tempeste, uragani, inondazioni rapide e imprevedibili dal punto di vista delle previsioni meteoreologiche.

Piove in Groenlandia ad agosto e a settembre una tromba d'aria colpisce l'isola di Pantelleria, provocando vittime. Piove in Groenlandia e il Nord Italia è sommerso dalla pioggia, e le immagini ci regalano la desolazione di automobili abbandonate e sommerse dall'acqua. Non è più cambiamento climatico, quello in corso, ma è ormai una evidente emergenza. Come e con che tempi fronteggiarla? Sotto accusa è l'energia. L'economia mondiale ne ha bisogno per spingere la ripresa e l'occupazione dopo il buio della pandemia, ma il carbone inquina, il petrolio inquina, il gas inquina. E la domanda crescente di energia spinge i prezzi, con pesanti ricadute sulla bolletta energetica dei Paesi e, a caduta, su quella delle famiglie.

Può essere la forza elettrica prodotta dalle fonti rinnovabili il modo per liberarsi dal giogo di quelle fossili? Si, ma la transizione ha i suoi tempi, e nelle more dell'arrivo dell'energia pulita bisognerà convivere (progressivamente meno) con il gas senza farne pagare il conto alle famiglie in bolletta. Non sono sufficienti però provvedimenti tampone nazionali, come quelli giustamente avviati in Italia. Serve una politica  fiscale-energetica comune europea, con risorse destinate specificamente alla transizione. Anche al clima serve un "whatever it takes".