Mobilità sostenibile
Il ponte ciclabile Steel Webb a Melbourne, Australia. Iain Masterton/Construction Photography/Avalon/Getty Images 

Ciclabili: sospese, vista mare o sotto terra. Giro del mondo (e dell'Italia) in pista

Dalla Bicipolitana di Bologna (quasi 500 km di cui più di metà già operativi) fino al progetto del Grande Raccordo Anulare ciclistico a Roma, la situazione della viabilità per le biciclette nel nostro Paese. E le esperienze più innovative all'estero

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Anche il ponte più iconico d'America si converte alle due ruote. Pochi giorni fa è stata inaugurata una pista ciclabile sul ponte di Brooklyn, che collega l'omonimo quartiere newyorkese con l'isola di Manhattan: a doppio senso e protetta dal traffico motorizzato grazie a barriere di cemento sormontate da recinzioni metalliche. Il sindaco di New York, Bill de Blasio, aveva annunciato l'opera lo scorso anno, quando era scoppiato il boom delle bici, alimentato dalla pandemia. Fino ad oggi, le biciclette potevano attraversare l'East River, ma solo su una corsia promiscua ciclo-pedonale.

La nuova configurazione - la prima dal 1950, quando furono rimossi i binari del tram - ha provocato recensioni contrastanti da parte dei primi ciclisti transitati tra gli stralli d'acciaio e i piloni in pietra del ponte. La maggior parte ha convenuto che si trattava di un grande miglioramento rispetto al vecchio percorso su doghe di legno, che trasportava ogni giorno 2mila ciclisti e 10mila pedoni. Ma con soli 2,5 metri di larghezza, la nuova corsia consente poco spazio per gli errori e la vicinanza del traffico veicolare ha destato qualche preoccupazione.

La ciclabile sul Ponte di Brooklyn a New York. 

"Non c'è segno migliore per l'affermazione definitiva della mobilità su due ruote, che ridisegna in modo permanente il ponte più iconico d'America", ha affermato de Blasio, che si è lanciato in dichiarazioni entusiastiche: "il simbolo di New York City abbraccia un futuro sostenibile e scalfisce la cultura automobilistica".

Ormai è una tendenza planetaria: i luoghi più suggestivi delle città di tutto il mondo, gli itinerari urbani più belli, che avevano perso parte del loro fascino, brutalizzati da decenni di corse sfrenate di auto, moto e furgoni, sono recuperati a una dimensione più umana. Contemporaneamente, le piste ciclabili che attraversano metropoli e piccoli centri riqualificano e impreziosiscono quartieri marginali, portando nuova linfa allo spazio pubblico.

Le piste ciclabili in Italia

La Bicipolitana di Bologna, prima rete metropolitana d'Italia, a partire dal capoluogo emiliano sta connettendo i principali centri abitati e i poli produttivi e funzionali del territorio metropolitano. La rete si svilupperà lungo 493 chilometri (di cui 275 km già completati); dieci le direttrici principali e sei le linee complementari integrate con il Biciplan della città, da sempre una delle più bike-friendly del Paese con innumerevoli itinerari interconnessi e sicuri.

La mappa della Bicipolitana di Bologna. 

Lungo il Reno, per esempio, si può raggiungere in pochi minuti Casalecchio: si parte dalla cerchia dei viali del centro storico, si costeggiano alcune delle torri antiche, il cimitero monumentale della Certosa e, con una piccola deviazione, si può salire il versante del colle che porta al santuario barocco della Madonna di San Luca e godere di una vista unica sui tetti rossi del centro.

Reggio Emilia è la città con più metri di ciclabili per abitante: ogni cittadino, dai neonati agli ultracentenari, ne ha a disposizione ben 40. Il comune emiliano, dal 2008, è dotato di un Biciplan.

Firenze è protagonista l'Arno. Le rive cittadine del fiume sono percorribili in bici lungo quasi tutto il loro percorso. Gli itinerari (in terra battuta o strada bianca) iniziano già fuori città, sulla riva destra, all'altezza del Giardino del Girone, e si snodano fino al Lungarno De André, da dove proseguono fino alla Biblioteca Nazionale. I lungarni del centro sono coperti in buona parte da aree ciclo-pedonali. Dal Ponte Vecchio, per esempio, si raggiunge comodamente il grande Parco delle Cascine, polmone verde di Firenze, dove abbondano i percorsi che conducono fino al ponte all'Indiano, punto di confluenza tra Arno e Mugnone. Qui la mappa delle piste ciclabili a Firenze.

Persino Napoli si sta pian piano convertendo a una mobilità lenta e sostenibile. Sul lungomare è stata inaugurata la prima pista ciclabile partenopea: una decina di chilometri che costituiscono il primo tratto del progetto che collegherà tutta la linea di costa, da Bagnoli a San Giovanni a Teduccio.

Europa pedala

Parigi ha reso scomoda la viabilità per le automobili. Grazie alla volontà politica della sua sindaca, Anne Hidalgo, che ha approfittato dei blocchi alla circolazione privata imposti dalla pandemia per costruire piste ciclabili temporanee che stanno diventando permanenti. Un recente studio ha dimostrato che il numero di ciclisti nel 2021 è aumentato del 67% rispetto al 2019. La Ville Lumiere non è esattamente un paradiso per ciclisti, ma gli obiettivi dell'amministrazione pubblica sono ambiziosi: costruire 680 chilometri di piste entro il 2030.

Ciclabile lungo la Senna a Parigi. Getty 

Berlino, cittadini e associazioni hanno promosso un referendum per un piano di sviluppo della ciclabilità. Sempre in Germania, a Colonia, un imponente piano sulla mobilità, da realizzarsi entro il 2023, è già pronto. Quando la città tedesca si è ritrovata con le strade vuote, causa Covid-19, ha approfittato per aprire i cantieri e ultimare la rete con due anni di anticipo.

Anche il Regno Unito non sta a guardare. Londra ha adottato un piano della ciclabilità articolatissimo. 

Superstrada ciclabile a Londra. Stephen Craven 

Edimburgo ha lavorato sulla riduzione della velocità del traffico motorizzato: tra gli effetti collaterali si è registrata l'esplosione dell'uso della bicicletta, soprattutto nei percorsi quotidiani casa-scuola e casa-lavoro.

Ponti ciclopedonali e rotonde sospese

Se sul ponte di Brooklyn le bici hanno appena conquistato il loro piccolo spazio, molte città costruiscono opere ingegneristiche completamente dedicate alla mobilità ciclopedonale.

Lo Snake di Copenaghen è uno degli esempi migliori: un sinuoso serpente lungo 220 metri e largo quattro, che connette il porto antico con il resto della città. Sospeso sulle acque che separano le isole di Sjaelland e di Amager.

Lo "Snake" di Copenaghen. Jacob Munk. 

La sua larghezza consente il sorpasso anche tra due cargo bike e le curve sono appositamente studiate per diminuire la pendenza del tracciato. 

Ad Eindhoven, in Olanda, al confine tra la città e la vicina Veldhoven, è stata realizzata una grande rotonda sopraelevata per le bici (Hovenring), che consente di superare senza rischi un incrocio molto trafficato. Questa rotonda ha sostituito l'ex passaggio a livello, ormai inadeguato all'aumento del traffico viario.

Da qualche anno anche il ponte della Libertà, che collega la terraferma al centro storico di Venezia, è percorribile pedalando in sicurezza: la vista della laguna, dello skyline urbano, di barene, briciole che delimitano i canali navigabili e delle innumerevoli isole veneziane è incomparabile.

Il ponte della Libertà collega Mestre con Venezia attraversando la laguna. 

La pista parte dai viali alberati di Mestre e attraversa il grande parco dello storico Forte Marghera, costeggiando il Campus scientifico di via Torino, sede mestrina nell'Università Ca' Foscari.

Scendendo lungo l'Adriatico, il ponte strallato detto "Ponte del mare" è ormai uno dei nodi strategici di Pescara. Con i suoi 466 metri di lunghezza e 172 metri di luce dell'impalcato sospeso, è il più grande ponte ciclo-pedonale italiano e uno dei maggiori d'Europa.

Collega le due sponde del fiume Pescara e fa parte del Corridoio Verde Adriatico, la lunga pista ciclabile (in via di completamento) che corre sulla costa adriatica, da Ravenna a Santa Maria di Leuca. 

Il Ponte del mare a Pescara. 

Roma e Milano, sogni nel cassetto

GRAB, il Grande Raccordo Anulare delle Bici, è un progetto partecipato per la realizzazione di un anello ciclopedonale che si sviluppa per 45 chilometri all'interno della città di Roma. Un'infrastruttura leggera, ideata per migliorare i luoghi che attraversa senza aggiungere volumetrie e cemento in un territorio già massivamente edificato. Tra i numerosi interventi previsti, impone (finalmente) la pedonalizzazione dell'Appia Antica ed è il prologo della nascita di un unico parco archeologico capitolino dai Fori alla Regina Viarum.

Rendering del progetto Grab di Roma. 

Le potenzialità dell'opera sono plurime: calamita per nuovi turisti, via alternativa per la mobilità cittadina inter-quartiere, raccordo attorno al quale sviluppare e cucire una vera rete ciclabile metropolitana, volano di interventi diffusi di rigenerazione delle periferie e degli spazi marginali e degradati. Collega la Roma classica alle architetture contemporanee, la street art del Quadraro al Colosseo, San Pietro a Trastevere, la Galleria Borghese al MAXXI, attraversando parchi e inaspettati paesaggi bucolici e costeggiando i fiumi Tevere, Aniene, Almone. L'idea è frutto di un lavoro collettivo coordinato da VeloLove, che ha coinvolge cittadini, comitati, associazioni e istituzioni. Tra i più noti: Legambiente, Touring Club Italiano, Parco Regionale dell'Appia Antica, Roma Natura. Veti incrociati e lungaggini burocratiche (nonostante la sua realizzazione sia già coperta da finanziamenti pubblici) rallentano però la concretizzazione dell'idea. Ormai da cinque anni.

Il tracciato del progetto Grab 

Tra Milano e Monza potrebbe nascere una greenway metropolitana, un corridoio verde di 15 chilometri, capace di ridurre il traffico, migliorare la qualità dell'aria e aumentare il valore degli immobili e delle attività commerciali sul percorso: è questa la promessa dell'intervento di riqualificazione urbana MIMO presentato da Bikenomist. "Cambiamenti climatici e inquinamento dell'aria sono le grandi sfide che stanno affrontando le città della Pianura Padana. Per risolvere il problema occorre un modello di città diverso da ciò che l'ha causato" dichiara Paolo Pinzuti, Ceo della società editrice della testata Bikeitalia. L'idea è di rimuovere asfalto e automobili per lasciare spazio ad alberature in grado di assorbire gli inquinanti e ridurre il fenomeno delle isole di calore, prati fioriti, piste ciclabili e corsie preferenziali per il trasporto pubblico, per migliorare la vita degli abitanti.

Rendering di MiMo, la greenway Milano-Monza. 

Aziende importanti, come Pirelli, sarebbero già disposte a finanziare l'opera. Sulla base dei primi studi effettuati, la greenway potrebbe cambiare radicalmente la vita di oltre 75mila persone residenti nel territorio e ridurre di almeno 10mila unità il numero di automobili che ogni giorno percorrono l'asse Milano-Sesto S. Giovanni-Monza, migliorando notevolmente la qualità dell'aria. Inoltre, i 5mila nuovi alberi previsti lungo il percorso garantirebbero la riduzione delle temperature degli edifici limitrofi di circa 3 °C e garantirebbero l'assorbimento di circa mille tonnellate di CO2 l'anno.

 

Tendenze

D'attualità sono le superstrade ciclabili (cycle superhighway), per facilitare gli spostamenti urbani di medio e lungo corso. "Non chiamiamole 'autostrade per le biciclette', perché poi dovremmo inventarci le piste ciclabili per auto", commenta Pinzuti. Vecchie sedi di ferrovie abbandonate, diventano vie verdi: "le città da imitare - continua il Ceo di Bikenomy - sono Glasgow, i centri urbani di Olanda e Danimarca, Londra, Torino, che ha sviluppato un progetto per il collegamento tra centro e hinterland".

Non tutti i ciclisti, però, hanno le stesse esigenze e perciò vanno soddisfatte tutte le tipologie: "dobbiamo necessariamente studiare soluzioni diverse per il ciclista lepre  - veloce, pendolare tra casa e lavoro - e quello tartaruga  - il papà o la mamma che accompagna i bambini a scuola, l'anziano che va a comprare pane e latte", suggerisce Pinzuti.

Occorre lavorare alacremente, poi, sul grande problema delle reti ciclabili urbane e territoriali: spezzoni isolati, non collegati tra loro, restano inutili corridoi e incrementano solamente spreco di denaro e spazio pubblico.