Salute

Se la protesi, oltre alla persona, aiuta l'ambiente

Project Circleg 
Due designer hanno fondato una startup che produce protesi per gli arti inferiori in Kenya, utilizzando la plastica delle discariche locali
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ZURIGO - In base agli ultimi dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, al mondo ci sono circa 40 milioni di persone che necessitano una protesi, l'80% di queste vive in Paesi in via di sviluppo e solo una persona su dieci ha accesso ad ausili appropriati che consentono di recuperare parte della disabilità consentendole di uscire dallo stato di isolamento che ne può derivare e che acuisce inevitabilmente l'impatto della menomazione sulla persona, la famiglia e l'intera società.

La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) siglata nell'oramai lontano 2006, con i suoi 50 articoli traccia la strada che gli Stati del mondo dovrebbero percorrere per garantire i diritti di uguaglianza e di inclusione sociale di tutti i cittadini con disabilità. Un traguardo fondamentale, non facile da raggiungere e non sempre in cima all'agenda dei governi centrali.

La startup svizzera Project Circleg vuole colmare questo gap ed è pronta a lanciare sul mercato un prodotto assolutamente innovativo: protesi per gli arti inferiori di ultima generazione, modulari e personalizzate, per persone disabili che vivono in Paesi a medio-basso reddito, realizzate utilizzando plastica riciclata localmente in Kenya.

L'idea nasce tre anni fa, a partire dal progetto di laurea in design industriale di due giovani studenti, Fabian Engel e Simon Oschwald, dell'Università delle Arti di Zurigo, determinati a realizzare qualcosa che avesse un reale impatto sulla società.

Si parte da un dato: oggi circa il 72% del consumo annuo mondiale di plastica per imballaggi finisce in natura o nelle discariche, che si trovano per lo più nei paesi meno sviluppati (LDC), a causa della mancanza di sistemi di riciclaggio ufficiali. 

In quegli stessi paesi la domanda di protesi a basso costo è altissima, principalmente a causa di incidenti stradali, scarsa assistenza medica o conflitti armati. Da qui l'idea: utilizzare i rifiuti di plastica come risorsa per le protesi così da soddisfare contemporaneamente una domanda sociale e affrontare un problema ambientale urgente.

Nel corso di un viaggio in Kenya, durante la fase di prototipazione di Circleg, i due designer hanno raccolto tutte le informazioni necessarie sui processi di riciclaggio dei rifiuti esistenti e lo stile di vita dei potenziali utenti così da sviluppare una soluzione che fosse realmente a misura di utente.


Circleg è pensata per le persone che hanno subito un'amputazione degli arti inferiori sotto o sopra il ginocchio: il suo design modulare garantisce una facile personalizzazione e adattamento alle dimensioni del corpo e una manutenzione semplice, con la sola sostituzione delle parti rotte o usurate.  Anche il colore è personalizzabile. Le articolazioni della protesi sono studiate per garantire la maggiore funzionalità possibile: per esempio quella alla caviglia consente all'utilizzatore di assumere anche la posizione accovacciata, così da poter utilizzare i bagni cosiddetti "alla turca" diffusi in quelle zone.

"Abbiamo adottato un approccio incentrato sull'utente, integrando le sue esigenze nel processo di progettazione", spiegano i due designer "sviluppando una soluzione protesica su misura per il contesto keniota."

Circleg Zero, il prototipo del sistema protesico meccanico, è maneggevole e intuitivo, pesa appena 2,5 kg. Il costo per la sua realizzazione è dimezzato grazie all'utilizzo della plastica post consumo, prelevata dalla maxi discarica di Dandora, a pochi chilometri da Nairobi, rinforzata con fibra di vetro per ottenere una maggiore resistenza. La produzione di Circleg sfrutta i processi di produzione e riciclaggio esistenti in Kenya, dove inizialmente verrà implementata, creando così nuovi posti di lavoro.  

Una discarica a Kampala, Uganda. 

"Con Project Circleg miriamo a stabilire una catena del valore locale nel rispettivo paese", ha affermato Engel. "Il riciclaggio, la produzione e l'assemblaggio locali delle protesi creano posti di lavoro che possono garantire un reddito per alcune persone e le loro famiglie."

Circleg Zero si è aggiudicata il primo premio al Cybathlon 2020, il concorso internazionale per le nuove tecnologie assistive. In questo momento, le protesi sono in fase di test secondo le norme previste dal Regolamento Europeo sui Dispositivi Medici e il lancio sul mercato, in Africa Orientale, è previsto per il 2022.