Vivere green

Trento, flop del referendum sul biodistretto. Il passaggio al biologico può attendere

L'affluenza alle urne si è fermata al 15,58% contro il 40% richiesto dal quorum. Nel comune di Sporminore è andato a votare appena il 5% degli aventi diritto
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Il sogno del Trentino di trasformarsi in un "biodistretto" si infrange contro la dura realtà del quorum del referendum, che si ferma appena sopra il 15% quando avrebbe dovuto raggiungere almeno il 40%. Domenica 26 settembre, gli abitanti di tutti i comuni della provincia autonoma di Trento hanno avuto tempi fino alle 22.00 per dire la loro sulla nascita di quella che i promotori del voto definivano "un'area geografica dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni possano stipulare un patto formale per la gestione sostenibile delle risorse, partendo proprio dal modello biologico di produzione e consumo, basato cioè su filiera corta, gruppi di acquisto, mense pubbliche bio e così via".


E il verdetto è stato piuttosto chiaro, se si considera che l'affluenza alle urne registrata in Trentino è stata pari al 15,58%, contro il 40% degli aventi diritto, percentuale corrispondente a circa 175mila persone, che sarebbe stato necessario per rendere valido il risultato del referendum propositivo per l'istituzione di un biodistretto provinciale. Più nel dettaglio, su 437.113 aventi diritto, sono andati a votare 68.081 cittadini, di cui 31.185 maschi e 36.896 femmine. Il Comune che ha registrato l'affluenza maggiore è stato quello di Cavizzana (38,16%), mentre quello con la minore (appena il 5,07%) è stato Sporminore.

Obiettivo del referendum, come spiegato dal portavoce del comitato promotore, Fabio Giuliani, era quello di innalzare nella provincia di Trento le coltivazioni biologiche al 50% dei terreni agricoli, rispetto all'attuale 6% e rispetto a una media italiana del 15%. Coldiretti, però, fin da subito aveva manifestato perplessità sull'iniziativa: il presidente dell'associazione degli agricoltori dell'area di Trento, Gianluca Barbacovi, pur sottolineando che "l'agricoltura biologica rappresenta senza dubbio un settore in crescita che va incentivato", aveva manifestato "disappunto rispetto all'approccio adottato per promuovere il referendum. Siamo convinti - aveva chiarito Barbacovi - sia mancato il giusto coinvolgimento sia dei rappresentanti del settore agricolo, sia degli altri settori economici, come quello turistico e sociale, poiché il tema della sostenibilità è anzitutto culturale".

In ogni caso, secondo i promotori del referendum, la trasformazione del Trentino in un biodistretto non si sarebbe potuta concretizzare da un giorno all'altro ma avrebbe richiesto una quindicina di anni per andare "a regime". Ora, col verdetto del referendum, i tempi sembrano destinati ad allungarsi ulteriormente.