L'intervento

Verso il G20: la diplomazia per il clima aspettando l'inviato/a

In vista della Cop26 la diplomazia climatica dell'Italia sarà decisiva per accelerare l'azione globale e disegnare un percorso di politiche e investimenti per mantenere l'aumento della temperatura entro 1,5 °C.
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L'ultimo monito del primo ministro Draghi sulla necessità di "onorare gli impegni presi in materia di clima e, in alcuni casi, essere pronti a prenderne di più audaci" non poteva essere più tempestivo. A meno di sei settimane dal vertice G20 dei leader di Roma e a seguire la Cop26 di Glasgow, la diplomazia climatica dell'Italia sarà decisiva per accelerare l'azione globale e disegnare un percorso di politiche e investimenti per mantenere l'aumento della temperatura entro 1,5 °C.

Clima, Draghi a Biden: "Dobbiamo onorare gli impegni ed essere audaci"

Il Governo ha adottato un'agenda climatica ambiziosa per il G20 e il presidente Draghi è in prima linea per un vertice di successo. Tre questioni ne definiranno il successo: l'uscita dal carbone, il percorso per l'1,5 °C da qui al 2050 e la finanza. Per ottenere un accordo sul clima in sede G20, che possa mettere le basi anche per il successo della Cop26, servirà una mirata strategia di diplomazia climatica.

La nuova figura dell'inviato/a per il clima, decisa già in un decreto approvato a fine giugno ma ancora in attesa di un annuncio dal ministro Di Maio, può giocare un ruolo chiave anche se non potrà sostituire l'intervento dello stesso Draghi. Le prossime settimane saranno decisive per trovare i giusti compromessi e le soluzioni che permettano di sbloccare i negoziati.

 

La questione principale sul tavolo è quella dell'uscita dal carbone. La Ministeriale G20 clima di luglio, presieduta dal ministro Cingolani a Napoli, ha tracciato la strada da intraprendere: porre fine ai finanziamenti internazionali entro il 2021 (impegno già adottato dai G7 in giugno in Cornovaglia); lo stop a nuove centrali; e un'indicazione per terminare l'utilizzo in essere del carbone a casa propria (l'Italia ha fissato l'obiettivo al 2025).

L'inviato/a dovrà lavorare da vicino con i paesi più coinvolti per rassicurare che il supporto necessario per il passaggio dal carbone all'energia a zero emissioni ci sarà, facendo anche leva sulle forze del nostro settore privato e della finanza (incluse Cdp, Sace e gli attori della finanza privata). Per i paesi emergenti come Sud Africa, Indonesia, India e Turchia è necessario un impegno dell'Italia a favore di "pacchetti di transizione" capaci di mobilitare varie leve: dagli aiuti finanziari per il passaggio tecnologico al supporto diretto alle comunità più colpite, dai meccanismi di ristrutturazione dei debiti per indirizzare più risorse per le spese di transizione a quelli di riconversione industriale delle aziende private coinvolte.

Poi c'è il capitolo Cina. Senza un coinvolgimento politico di Draghi con il presidente Xi Jinping, costruito sul dialogo aperto sull'Afghanistan, saranno difficili passi in avanti. L'offerta politica dovrebbe essere mirata a favorire la partecipazione in persona e rassicurare la Cina che il G20 sarà un Vertice di successo grazie proprio alla presenza del leader cinese. Portare Xi a Roma è importante anche per un primo possibile incontro tra Xi e Biden e assicurare la sua partecipazione alla Cop26. Draghi può quindi giocare un ruolo chiave di ponte tra l'Occidente e l'Oriente per il futuro del pianeta. L'inviato/a avrà il ruolo di preparare le relazioni e gli elementi di questa offerta politica insieme all'inviato speciale per il clima cinese Xie Zhenhua.

La seconda questione è trovare l'accordo per il percorso verso l'1,5 °C. Ciò richiederà un impegno comune a rivedere regolarmente, e ad aumentare, gli obiettivi e le azioni nazionali della prossima decade, indicata dalla comunità scientifica come chiave per rispettare l'obiettivo dell'1,5 °C, e in linea con una traiettoria tale da raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050. Il focus dell'azione diplomatica dovrà in questo caso focalizzarsi sulla leadership di Modi. L'India infatti ha bisogno di garanzie per la transizione ma deve anche assumersi più responsabilità globale come Paese G20. Il Paese ha un potenziale rinnovabile enorme, una rete elettrica e di stoccaggio ancora da completare per dare accesso all'energia pulita a tutti e una forte esposizione agli impatti climatici, primi fra tutti le ondate di calore. Su rinnovabili, reti elettriche e sistemi di raffreddamento l'Italia potrebbe offrire supporto diretto, sia finanziario che attraverso partnership industriali con un focus sulle tecnologie a zero emissioni e per la resilienza agli impatti.

 

Infine, il terzo pilastro è la finanza. Il ministro Franco riunirà i ministri delle finanze G20 a metà ottobre per l'ultimo incontro. Insieme a Banca d'Italia e le co-presidenze del gruppo di lavoro di Stati Uniti e Cina, si sta lavorando per l'adozione di una prima "Roadmap della finanza sostenibile". L'inviato/a potrà contribuire sedendosi al tavolo con i paesi meno ambiziosi, come Russia, India e Arabia Saudita, per identificare i punti di caduti di una tassonomia per gli investimenti verdi comune, di principi per una reportistica climatica comune e azioni di riforma delle Banche Multilaterali di Sviluppo. L'altra questione fondamentale su cui l'inviato/a dovrà insistere è l'accordo per una data sulla fine dei sussidi fossili (i Paesi G7 hanno adottato il 2025).


Parallelamente il compito domestico principale del Governo sarà quello di identificare un nuovo impegno di finanza per il clima per il periodo 2022-2025 da annunciare al vertice G20 di Roma. Le stime per un contributo equo dell'Italia parlano di 4 miliardi di dollari l'anno a fronte finora di un contributo medio annuale di 500 milioni di euro (mentre Germania e Francia già oggi mobilitano almeno 5 miliardi di dollari). Attraverso un'azione concertata di Mite, Maeci e Mef, in sincronia con Cdp e Sace, l'Italia può raggiungere il traguardo ben entro il 2025. Serve però un mandato politico forte da parte di Draghi per attivare un percorso di riforma interno di allocazione, tracciamento e monitoraggio delle risorse per il clima. Il tempo è poco ma il lavoro è tanto e potenzialmente trasformativo. Non possiamo più aspettare per mettere in campo una diplomazia climatica e una cooperazione internazionale all'altezza della sfida.

(Luca Bergamaschi è co-fondatore di ECCO, il think tank italiano per il clima)